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Cos’è la sindrome di Ramsay Hunt, la malattia che ha colpito Justin Bieber

Il cantante canadese Justin Bieber ha rivelato di soffrire di paralisi facciale parziale a causa di una malattia chiamata sindrome di Ramsay Hunt, della famiglia della varicella e dell’herpes zoster. La star ha diffuso la notizia attraverso un video condiviso venerdì 10 giugno.

“Ho la sindrome di Ramsay Hunt, deriva da un virus che attacca i nervi del mio orecchio e del mio viso” – ha spiegato l’artista che ha riferito che dovrà cancellare i suoi concerti.

Sindrome di Ramsay Hunt, Justin Bieber costretto a cancellare i concerti: ‘Ho parte del viso paralizzata’

Questa paralisi è causata da un virus varicella-zoster. Questa infezione, chiamata anche herpes zoster oticus, è “un fuoco di Sant’Antonio auricolare associato alla paralisi del nervo facciale periferico, spesso accompagnata da altri danni ai nervi cranici”, sottolinea il portale delle malattie rare e dei farmaci orfani. È accompagnato da una “eruzione vescicolare del padiglione auricolare” – precisa il sito sciencedirect.

Oltre alla paralisi facciale e all’eruzione cutanea nell’orecchio, questa sindrome può causare vertigini e linguaggio confuso. Nel video diffuso da Justin Bieber si vede il cantante parlare lentamente e faticare a muovere le palpebre. “Non riesco a sorridere da questa parte, una parte della mia faccia è paralizzata”.

Sintomi e cura

La sindrome di Ramsay Hunt è relativamente rara e colpisce solo 5 persone su 100.000 ogni anno. Fu il neurologo americano James Ramsay Hunt (1872-1937), ufficiale dell’esercito durante la prima guerra mondiale, a dare il nome a questo virus.

Dopo un’infezione da varicella, il virus può rimanere nel corpo e rimanere inattivo per anni“, ha detto al Wall Street Journal il dottor Babak Azizzadeh, chirurgo plastico facciale e ricostruttivo e direttore del Facial Paralysis Institute di Los Angeles. In sintesi si tratta di una riattivazione della varicella. Gli esperti riferiscono che la sindrome viene trattata con farmaci antivirali e corticosteroidi per almeno 15 giorni.

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