Guerra Ucraina, resti di aereo su due edifici residenziali a Kiev: fiamme e morti (VIDEO)
25 Febbraio 2022
Guerra Ucraina, lo straziante saluto di un papà costretto a separarsi dai figli (VIDEO)
25 Febbraio 2022

Con la pandemia da coronavirus mutazioni varianti e sottovarianti sono ormai espressioni entrate a far parte del lessico quotidiano. Ogni giorno cerchiamo informazioni su questo argomento in rete, seguiamo programmi televisivi per essere sempre aggiornati sull’evoluzione di questo virus che da due anni a questa parte ha radicalmente cambiato la nostra vita.

Il punto della situazione al 25 febbraio 2022

Gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità al termine di un incontro con un gruppo consultivo tecnico sull’evoluzione di Sars-CoV-2 (Tag-Ve) hanno diffuso una dichiarazione in cui si fa il punto sulla pandemia, in particolare puntando il focus su Omicron e le sottovarianti del virus, ovvero BA.1 e BA.2.

Stando agli ultimi studi evidenziati dall’Oms, la nuova sottovariante BA.2 avrebbe un vantaggio di crescita rispetto a BA1, tuttavia sembrerebbe più difficile reinfettarsi con la sottovariante di Omicron dopo aver avuto l’infezione con la prima variante. Stando a quanto si apprende, Omicron 2 si presenta differente  rispetto alla prima nella sua sequenza genetica, in particolare vi sarebbero alcune differenze di amminoacidi nella proteina Spike e in altre proteine.

In questo senso così si esprime il gruppo tecnico: “Sono in corso studi per comprendere le ragioni del vantaggio di crescita di BA.2 rispetto a BA.1, ma i dati iniziali suggeriscono che BA.2 appare intrinsecamente più trasmissibile di BA.1, che attualmente rimane la sottovariante più comune di Omicron”. Poi precisa: “Questa differenza di trasmissibilità sembra essere molto più piccola della differenza tra BA.1 e Delta. Inoltre, sebbene le sequenze BA.2 stiano aumentando in proporzione rispetto ad altri sotto lignaggi di Omicron (BA.1 e BA.1.1), c’è ancora un calo riportato nei casi complessivi a livello globale”.

Un dato incoraggiante riguarda il grado di pericolosità dell’infezione in quanto dallo studio non emerge alcuna differenza in termini di maggiore gravità tra la variante e la sottovariante presa in esame.

Marco Troisi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.