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Morto Gino Strada, l’ultimo pensiero per l’Afghanistan

Gino Strada

In prima linea contro le guerra e per lottare per l’eguaglianza dei diritti. Gino Strada è morto ma le sue battaglie, i suoi ideali ed il solco tracciato in questi anni resteranno un punto di riferimento per chi lotta e spera per un mondo migliore. Aveva 73 anni e soffriva di problemi cardiaci. Ancora oggi, venerdì 13 agosto, in un articolo pubblicato da La Stampa raccontava della sua esperienza in Afghanistan: “Lì siamo in guerra da anni ma non se ne parla più” – ha raccontato sottolineando di aver vissuto 7 anni in quel territorio di guerra: “A Kabul ho visto aumentare il numero dei feriti e la violenza, mentre il Paese veniva progressivamente divorato dall’insicurezza e dalla corruzione”.

Gino Strada aveva 73 anni, soffriva di problemi cardiaci: fondò Emergency nel 1994

Nel 1994 aveva fondato Emergency, l’ong da lui fondata ha operato in 18 Paesi del mondo assicurando cure mediche e chirurgiche gratuite alle vittime delle guerre e della povertà. Era nato a Sesto San Giovanni il 21 aprile 1948, Strada si è laureato in medicina all’Università Statale di Milano, specializzandosi in Chirurgia d’Urgenza. Per completare la formazione, negli anni Ottanta ha vissuto quattro anni negli Stati Uniti, occupandosi di chirurgia dei trapianti di cuore e cuore-polmone a Stanford e di Pittsburgh.

Si è poi perfezionato in Inghilterra e in Sudafrica presso l’ospedale di Harefield e presso il Groote Schuur Hospital di Città del Capo. Nel 1999 ha pubblicato il libro Pappagalli verdi dove ha raccontato le sue drammatiche esperienze in Iraq, Pakistan, Ruanda, Afghanistan, Perù, Kurdistan, Etiopia, Angola, Cambogia, ex-Jugoslavia e Gibuti.

Le drammatiche esperienze tra guerre e miseria

A novembre 2020 Gino Strada aveva dato la sua disponibilità a rivestire il ruolo di commissario straordinario per la sanità in Calabria, facendo poi un passo indietro e mettendo a disposizione l’Ong per la gestione dell’ospedale di Crotone. Ancora oggi pensava a quanto sta accadendo in queste ore in Afghanistan: “Non posso scrivere di Afghanistan senza pensare prima di tutto a loro e agli afghani che stanno soffrendo in questo momento, veri “eroi di guerra”.

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