Quattro sedicenni italiani tra le vittime del disco bar Le Constellation
Sono stati ufficialmente identificati i primi quattro giovani italiani morti nella tragedia di Capodanno al Constellation di Crans-Montana, il disco bar devastato da un incendio che ha causato 40 morti e 121 feriti. Le vittime sono Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, tutti sedicenni, e Chiara Costanzo, anche lei 16 anni, milanese, la cui morte è stata confermata dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che ha espresso pubblicamente il proprio cordoglio.
A confermare all’ANSA l’identificazione dei primi tre ragazzi è stato l’ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, senza rendere inizialmente noti i nomi per rispetto delle famiglie, già informate nelle ore precedenti.
Emanuele Galeppini: il doloroso annuncio dopo il necrologio della Federgolf, Achille Barosi era amico di Chiara Costanzo
Achille Barosi, milanese, si trovava a Crans-Montana dove la famiglia possiede una casa. Secondo le testimonianze, era rientrato nel locale intorno all’1:30 per recuperare giacca e telefono, senza più riuscire a uscire. Era amico di Chiara Costanzo, il cui decesso era stato annunciato dal papà. Achille era stato visto per l’ultima volta alle ore 01.30 del 1° gennaio mentre rientrava nel locale per recuperare giacca e telefono. Frequentava il liceo artistico delle Orsoline
Emanuele Galeppini, originario di Rapallo ma residente a Dubai, era un promettente golfista e grande tifoso del Genoa. Era in vacanza con amici per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Nei fatti la prima vittima italiana identificata.
Quasi due giorni la Federazione Italiana Golf aveva pubblicato un necrologio nelle pagine ufficiali. Il 16enne era stato ricordato anche da numerose pagine social e siti negli Emirati dove si era fatto apprezzare per le sue performance. Lo zio aveva frenato riferendo che attendevano il riscontro del DNA.
Feriti italiani e dispersi: cresce l’angoscia delle famiglie
Sale da 13 a 14 il numero degli italiani feriti, di cui nove già rimpatriati e ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano. Restano due italiani ancora classificati come dispersi, sui quali si concentra l’angoscia delle famiglie, sempre più provate anche dai tempi delle identificazioni.
Secondo il bilancio aggiornato fornito dalle autorità, tra i 40 deceduti, i primi otto identificati ufficialmente sono svizzeri, i cui corpi sono già stati restituiti ai familiari. L’ambasciatore Cornado ha assicurato che “le procedure di identificazione proseguiranno senza sosta” e che molte risposte arriveranno tra oggi e domani, anche grazie agli esami del Dna.
Indagine penale e accuse ai proprietari del locale
La Procura generale del Cantone Vallese ha aperto formalmente un’indagine penale nei confronti dei proprietari francesi del locale, Jacques e Jessica Moretti, accusati di omicidio colposo, lesioni e incendio colposi. Al centro dell’inchiesta il rispetto delle norme di sicurezza, in particolare le uscite di emergenza.
A rafforzare i sospetti sono le testimonianze di chi ha prestato i primi soccorsi. Gianni Campolo, 19enne di Ginevra di origini italiane, ha raccontato di aver cercato un’uscita alternativa senza trovarla: “Se ci fosse stata un’altra via di fuga aperta, ci sarebbero stati meno morti”.
L’Italia mobilitata: unità di crisi e supporto psicologico
Il Consolato generale di Ginevra ha attivato un’unità di crisi a Crans-Montana, in collegamento con la Farnesina. La Protezione civile italiana è presente con medici e psicologi dell’emergenza, mentre proseguono i rimpatri dei feriti più gravi.
La tragedia ha colpito intere comunità scolastiche, come la terza D del liceo Virgilio di Milano, dove quattro studenti risultano coinvolti. Un dolore collettivo che attraversa confini e generazioni, mentre l’inchiesta cerca risposte su una notte che non doveva trasformarsi in strage.

