Un inganno lungo mesi: la storia di Ryan McVeigh
Ryan McVeigh, 31 anni, è finalmente dietro le sbarre. La sua carriera criminale non ha nulla di virtuale: negli ultimi due anni ha usato app di incontri come Tinder e Bumble per manipolare e derubare donne vulnerabili. In Gran Bretagna, l’Alta Corte di Glasgow ha ascoltato i dettagli agghiaccianti delle sue truffe: 38 capi d’accusa contro 17 donne tra il 2023 e il 2024, inclusi abusi sessuali, frode e coercizione psicologica.
Il giudice Lady Drummond non ha esitato a definire l’inganno di McVeigh “sconcertante”, evidenziando l’impatto devastante sui comportamenti e sulle vite delle vittime. Molte di loro si trovavano già in situazioni di fragilità: alcune avevano subito violenze domestiche, altre avevano perso il lavoro o erano cadute preda di precedenti truffe.
Le vittime principali: bugie, soldi e abusi
La prima vittima incontrò McVeigh su Tinder nel 2023 sotto il falso nome di Gary Stephenson. Dopo aver confidato difficoltà economiche, fu indotta a condividere i suoi dati bancari con la promessa di ricevere aiuti. In realtà, McVeigh spese i soldi per il gioco d’azzardo online.
La donna venne poi soggetta a pressioni psicologiche continue: McVeigh inventava parenti morti, promesse di soldi mai consegnati e la presenza minacciosa di un “amico” chiamato Paul Justin, che in realtà era sempre lui. La donna fu anche costretta a rapporti sessuali sotto minaccia psicologica, mentre i suoi debiti crescevano senza sosta, arrivando tra le 10.000 e le 18.000 sterline perse.
Il copione si ripeté con una seconda vittima, conosciuta tramite Bumble nel gennaio 2024. McVeigh si presentava come Reece Fletcher, chiedeva denaro, manipolava psicologicamente la donna con false emergenze mediche e la indusse a indebitarsi fino a 20.000 sterline. Anche in questo caso, le richieste sessuali erano accompagnate da promesse di restituzione e doni mai realizzati.
Inganni estremi: il finto cancro e le promesse di ricchezza
Tra le menzogne più incredibili, McVeigh sostenne di avere un cancro terminale e coinvolse le vittime in visite ospedaliere sotto falso pretesto. Giocava con le emozioni delle donne, promettendo grandi eredità e case di lusso. Ogni tentativo di denuncia o resistenza da parte delle vittime veniva minacciato con pressioni e ulteriori menzogne.
Secondo il signor Macintosh, rappresentante delle vittime in tribunale, McVeigh sfruttava la vulnerabilità psicologica delle donne, spingendole a comportamenti sessuali e finanziari che non avrebbero mai accettato senza coercizione.
Una giustizia lenta ma ferma
Dopo essersi dichiarato colpevole, McVeigh rimane in attesa di sentenza. La giudice Lady Drummond ha sottolineato l’entità del danno: “Chi ha scritto le dichiarazioni d’impatto descrive quanto devastante sia stato il vostro comportamento, gettando le vittime in paura costante e rovina finanziaria”.
Oltre alle due vittime principali, altre 15 donne erano state truffate, accumulando perdite significative. McVeigh ha ammesso anche gli abusi sessuali, confermando la gravità delle accuse. La sentenza definitiva sarà emessa nelle prossime settimane.
L’eredità di un inganno
La vicenda di Ryan McVeigh è un monito per chi usa le app di incontri: dietro il profilo apparentemente innocuo può nascondersi un manipolatore esperto, pronto a sfruttare la vulnerabilità altrui per denaro e potere. La storia, oltre a fare notizia, mette in evidenza la necessità di protezione, consapevolezza e supporto legale per chi subisce abusi psicologici e finanziari.

