Chiara JaconisChiara Jaconis

Chi era Chiara Jaconis e cosa accadde il 15 settembre 2024?

Chiara Jaconis aveva 30 anni, era padovana e si trovava a Napoli per una gita con il fidanzato. Il 15 settembre 2024, mentre passeggiava nei Quartieri Spagnoli, è stata colpita mortalmente da un oggetto caduto dall’alto: un frammento di statuetta decorativa. Un evento assurdo, una fatalità urbana trasformata in tragedia.

Da allora, il caso è diventato una delle inchieste più delicate e controverse della cronaca giudiziaria recente, con un minore coinvolto e una famiglia sotto indagine per omessa vigilanza.


La versione della famiglia: “Eravamo tutti in casa, finestre chiuse”

A distanza di un anno e mezzo, il fascicolo si arricchisce di un colpo di scena. I genitori del bambino sospettato del lancio hanno fornito una versione dettagliata della domenica pomeriggio della tragedia.

Sostengono che tutta la famiglia fosse in casa, nel salotto, a guardare la televisione con l’aria condizionata accesa e le finestre chiuse. Davanti al balcone, raccontano, c’era persino una poltrona a ostacolare l’accesso.

Il punto chiave della loro difesa è netto: i figli non si sarebbero mai allontanati e nessuno si sarebbe affacciato al balcone. Una ricostruzione che contrasta frontalmente con l’ipotesi investigativa.


La perizia balistica della difesa: davvero impossibile il rimbalzo?

Il vero elemento di rottura è una perizia balistica di parte depositata dalla difesa. Secondo i consulenti della famiglia, sarebbe fisicamente impossibile che una statuetta lanciata o caduta dal balcone abbia rimbalzato sul terrazzo sottostante per poi colpire una persona in strada.

Una tesi che, se confermata da una perizia ufficiale, cambierebbe radicalmente la scena del crimine e l’intero impianto accusatorio. Gli inquirenti stanno valutando una verifica tecnica indipendente, destinata a entrare nel fascicolo.

Per ora, si tratta di una perizia di parte, ma il suo peso mediatico e giudiziario è già enorme.


La ricostruzione degli inquirenti: due statuette, un rimbalzo e un colpo mortale

Secondo la Procura di Napoli, la dinamica sarebbe diversa: non una, ma due statuette sarebbero cadute dal piano superiore, scheggiando la ringhiera del piano sottostante prima di precipitare in strada.

Uno dei frammenti avrebbe colpito Chiara Jaconis, uccidendola sul colpo. Gli oggetti, decorazioni etniche raffiguranti figure egizie (tra cui Nefertiti), erano parte dell’arredo domestico della famiglia.

L’attenzione degli investigatori si è concentrata su uno studente minorenne, all’epoca under 14 e quindi non imputabile. Ma restano in piedi le responsabilità dei genitori per omessa vigilanza.


Messaggi, precedenti e ombre sul passato

Nel fascicolo figurano anche messaggi WhatsApp della madre, che un anno prima della tragedia si sarebbe detta preoccupata per un episodio simile: il lancio di un oggetto dall’alto.

Un dettaglio che per gli inquirenti rafforza l’ipotesi di una condotta già nota e potenzialmente pericolosa. Ma la difesa respinge tutto, parlando di suggestioni e di una narrazione investigativa che non terrebbe conto della fisica dei fatti.


Un giallo giudiziario e una vittima dimenticata

Nel frattempo, il caso è diventato un vero “giallo” giudiziario: perizie contrapposte, ricostruzioni incompatibili, responsabilità ancora tutte da accertare.

L’unico dato incontrovertibile resta la morte di Chiara Jaconis: una ragazza nel posto sbagliato al momento sbagliato, colpita da un frammento che ha spezzato ogni possibilità di futuro.

Mentre avvocati e periti si sfidano su traiettorie balistiche e finestre chiuse, una famiglia continua a piangere una figlia, una compagna, una vita interrotta per un evento che resta sospeso tra fatalità e responsabilità umana.


Cosa succede ora nell’inchiesta?

La Procura valuterà una perizia tecnica ufficiale per verificare la plausibilità della dinamica. Se la tesi difensiva dovesse reggere, l’indagine potrebbe subire una svolta clamorosa.

Ma se la perizia dovesse confermare la ricostruzione degli inquirenti, il caso tornerebbe al centro del dibattito sulla vigilanza dei minori e sulla responsabilità genitoriale in tragedie “accidentali”.

In ogni scenario, il caso Chiara Jaconis resta uno dei più delicati e simbolici della cronaca recente: un incidente urbano che si è trasformato in una battaglia giudiziaria, con una verità ancora lontana dall’essere scolpita nella pietra.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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