Tonino PiredduTonino Pireddu

Chi era Tonino Pireddu, l’uomo ucciso a Orani nel Nuorese

Aveva 38 anni, lavorava come operaio, conduceva una vita apparentemente ordinaria in un paese dove tutti si conoscono. Tonino Pireddu è stato assassinato nella tarda serata nel centro abitato di Orani, a pochi passi dalla sua abitazione, in Corso Italia.

Un agguato rapido, chirurgico, consumato nel cuore del paese. Non in una periferia anonima, non in una zona isolata. Ma nel centro storico, dove le luci delle case si affacciano sulla strada e il rumore di uno sparo rimbalza sui muri di pietra.

Pireddu era impiegato in una ditta attiva nel settore dello smaltimento dei rifiuti e, più recentemente, nell’installazione di sottoservizi. Nessun profilo pubblico controverso, nessuna esposizione mediatica. Eppure qualcuno lo aspettava.


Cosa è successo in Corso Italia a Orani?

Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo stava rientrando a casa insieme alla fidanzata quando è stato raggiunto dai colpi d’arma da fuoco. La vittima era di spalle. L’agguato sarebbe scattato in un viottolo adiacente alla strada principale, proprio mentre si accingeva a entrare nella sua abitazione.

I proiettili lo avrebbero colpito alla schiena. Un’esecuzione, più che un confronto. L’assalitore avrebbe agito in modo rapido, dileguandosi subito dopo.

Sul posto sono intervenuti i militari dell’Arma dei Carabinieri, con il comando provinciale di Nuoro, che hanno immediatamente avviato i rilievi tecnici e le indagini. A coordinare l’inchiesta la Procura competente, mentre il pubblico ministero Riccardo Belfiori ha effettuato un sopralluogo insieme ai militari e al medico legale.

Resta ancora da chiarire il tipo di arma utilizzata, anche se alcune ricostruzioni parlano di un fucile. Un dettaglio che potrebbe cambiare il perimetro investigativo.


Le piste investigative

Il movente è, al momento, il grande punto interrogativo. Gli investigatori stanno scavando nel passato recente della vittima per comprendere se l’omicidio possa avere radici in episodi precedenti.

Un elemento inquietante emerge dalle cronache degli ultimi mesi: all’inizio dell’anno, l’auto di Pireddu era stata incendiata e distrutta dalle fiamme. Un episodio che oggi assume un peso specifico diverso. Era un’intimidazione? Un avvertimento rimasto inascoltato? O un fatto scollegato?

Le indagini si muovono su più fronti. Telecamere, eventuali complici, supporto logistico. Gli inquirenti non escludono che l’azione possa essere stata pianificata con cura. Un’esecuzione studiata nei dettagli, con un’eventuale rete di appoggio pronta a garantire la fuga.


Le telecamere di sorveglianza erano attive?

Particolare attenzione è rivolta ai sistemi di videosorveglianza presenti nell’abitazione della vittima. All’interno della casa risultano installate alcune telecamere, ma non è ancora stato accertato se fossero attive al momento dell’omicidio.

Se funzionanti, le immagini potrebbero fornire elementi cruciali: la traiettoria di fuga dell’assassino, la presenza di altre persone nei paraggi, eventuali veicoli sospetti.

Saranno acquisiti anche i filmati di ulteriori dispositivi collocati lungo Corso Italia e in altre zone del paese. In centri come Orani, ogni dettaglio può fare la differenza. Un’auto vista passare, un’ombra fuori posto, un movimento anomalo.


Un paese sotto shock

A Orani il clima è sospeso. Nei piccoli centri della Sardegna il tempo sembra scorrere lento, quasi immutabile. Ma quando la violenza irrompe così, nel cuore della notte, sotto casa, il senso di sicurezza si incrina.

L’omicidio di Tonino Pireddu riporta al centro il tema delle dinamiche criminali nei territori interni dell’isola, dove vecchie ruggini, interessi personali o tensioni sommerse possono riemergere con brutalità.

Per ora restano domande e silenzi. Chi ha sparato? Perché proprio lui? E soprattutto: era solo?

La Procura e i Carabinieri lavorano senza sosta per dare un nome e un volto al responsabile. Ma in Corso Italia, oggi, resta l’eco di quei colpi esplosi nella notte. E un paese che attende risposte.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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