La donna è stata condannata a un anno di reclusione e ad un maxi risarcimentoLa donna è stata condannata a un anno di reclusione e ad un maxi risarcimento

Jiaying Chen è stata condannata a un anno di carcere e dovrà restituire oltre 280mila dollari alle vittime

A Las Vegas il matrimonio sarebbe diventato per lei il primo passo di una truffa. Jiaying Chen, donna di origine cinese residente negli Stati Uniti, è stata condannata a un anno di carcere dopo aver utilizzato per anni le relazioni sentimentali e i matrimoni per ottenere denaro dagli uomini conosciuti online e alimentare una grave dipendenza dal gioco d’azzardo.

Secondo gli investigatori, il meccanismo era semplice quanto spregiudicato: conoscere un uomo attraverso i social, accelerare rapidamente la relazione fino al matrimonio e, subito dopo, raccontare una storia drammatica per ottenere denaro. In diversi casi avrebbe sostenuto di aver bisogno di quei soldi per aiutare un familiare malato in Cina.

Una volta ricevuto il denaro, però, interrompeva i contatti con il marito.

Le indagini hanno ricostruito una lunga sequenza di richieste e matrimoni. La polizia ha accertato 14 domande di licenza matrimoniale presentate alla contea di Clark, mentre i documenti ufficiali hanno registrato almeno sette certificati di matrimonio. I pubblici ministeri hanno inoltre riferito che, soltanto in una parte del 2026, Chen avrebbe sposato cinque uomini in pochi mesi.

Il dettaglio che ha fatto crollare la storia dei soldi per la famiglia

Gli uomini convinti ad aiutarla pensavano di finanziare un’emergenza familiare. Ma secondo la polizia, il denaro non sarebbe mai arrivato ai parenti malati.

Gli investigatori hanno seguito il percorso delle somme e hanno collegato una parte consistente del denaro al gioco d’azzardo. Nel corso dell’ultimo anno Chen avrebbe infatti perso oltre 300mila dollari al Wynn Las Vegas, uno dei casinò più noti della Strip.

È questo uno degli elementi che ha permesso agli investigatori di delineare il presunto schema: i soldi ottenuti dagli uomini finivano nelle slot machine e ai tavoli da gioco, anziché essere utilizzati per le necessità familiari raccontate alle vittime.

Il falso nome per continuare a sposarsi

Quando la vicenda sembrava ormai arrivata al capolinea, Chen avrebbe trovato un altro modo per continuare.

Gli investigatori hanno scoperto che utilizzava anche il nome Vicky Liang, accompagnandolo con documenti d’identità contraffatti. Secondo gli atti, erano stati falsificati una patente del Nevada e un passaporto statunitense.

La donna era già finita nei guai nel 2024, quando era stata arrestata nell’ambito di un’indagine sulla bigamia e sui furti. Dopo il rilascio su cauzione, però, era riuscita a far perdere le proprie tracce. Gli investigatori l’hanno rintracciata nuovamente nel giugno 2026, quando sarebbe stata sorpresa mentre stava organizzando un incontro con un altro uomo per parlare della possibilità di sposarsi.

La condanna: un anno in carcere e 280mila dollari da restituire

Chen, 34 anni, si è dichiarata colpevole a luglio di bigamia e ottenimento di denaro con false pretese, due reati gravi. Martedì 7 ottobre il giudice distrettuale Crystal Eller ha deciso la condanna.

La pena prevede due anni di libertà vigilata, ma con una condizione molto pesante: il primo anno dovrà essere trascorso nel Clark County Detention Center, con la detrazione dei 125 giorni già trascorsi in custodia.

A questo si aggiunge un ordine di risarcimento di 280mila dollari a favore delle vittime e il controllo attraverso un dispositivo elettronico. La condanna prevede inoltre un percorso obbligatorio per affrontare la dipendenza dal gioco, con consulenza e partecipazione alle riunioni dei Giocatori Anonimi.

Il giudice ha lasciato sospesa una pena ben più pesante, compresa tra otto e vent’anni di carcere, che potrebbe diventare effettiva in caso di violazione della libertà vigilata.

Il giudice: «Deve capire cosa rischia»

Durante l’udienza, Eller ha spiegato di ritenere il trattamento della dipendenza fondamentale per evitare che Chen torni a colpire altre persone.

Ma la giudice ha anche voluto che la donna trascorresse un periodo significativo dietro le sbarre. Il messaggio è stato netto: deve comprendere concretamente cosa significherebbe arrivare a una condanna compresa tra otto e vent’anni.

Secondo Eller, senza un intervento adeguato sulla dipendenza il rischio di una nuova truffa sarebbe altissimo. La priorità, ha sottolineato, è impedire che altre persone vengano trasformate in vittime.

«Non riesco più a dormire»: la testimonianza di una vittima

In aula è arrivato anche il racconto di uno degli uomini coinvolti. Raymond Tam si è presentato davanti al giudice con il volto coperto da una maschera e con occhiali da sole per proteggere la propria identità.

Attraverso un interprete ha raccontato le conseguenze della vicenda sulla sua vita, spiegando di non essere più riuscito a pagare i dipendenti della propria fabbrica e di aver accumulato debiti con gli amici.

Ma soprattutto ha parlato del peso psicologico lasciato dalla vicenda: «Mentalmente, ogni giorno sono angosciato e non riesco a dormire».

Respinta la richiesta di libertà vigilata

La difesa aveva chiesto una soluzione basata sulla libertà vigilata, sostenendo che Chen fosse pentita e volesse lavorare per restituire il denaro. Attraverso un interprete, la donna ha spiegato di voler trovare un impiego in un ristorante di sushi di un’amica in Florida.

Il tribunale ha però scelto una strada più severa: un anno di carcere, risarcimenti, controllo elettronico e trattamento obbligatorio per la dipendenza dal gioco. Una vicenda che, a Las Vegas, ha trasformato il matrimonio in uno strumento per ottenere denaro e che ha lasciato dietro di sé uomini indebitati, famiglie danneggiate e oltre 300mila dollari bruciati nei casinò.

Di Redazione

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