La malattia, scoperta a gennaio, si è aggravata negli ultimi mesi, il matrimonio civile celebrato in casa
Avevano condiviso vent’anni di vita e, quando la malattia ha cominciato a peggiorare, hanno deciso di non rimandare più quel sì che desideravano da tempo. Come riferito da Il Gazzettino Marco Re e Monica si sono sposati pochi giorni prima della sua morte, celebrando il matrimonio civile nella loro casa, con una cerimonia semplice e intima. Una settimana dopo, a soli 54 anni, l’uomo si è spento, lasciando la moglie, gli amici e i colleghi che per quasi quattro decenni avevano lavorato al suo fianco.
Originario di Sambruson di Dolo e residente da anni a Camponogara, Marco era conosciuto anche a Mira, dove si era svolta gran parte della sua vita professionale. La notizia della sua scomparsa ha suscitato profondo cordoglio tra le persone che lo avevano conosciuto, apprezzandone la disponibilità e il carattere riservato.
Il matrimonio in casa quando la malattia si è aggravata
A raccontare gli ultimi mesi è Monica, che gli è rimasta accanto fino alla fine. La malattia era stata diagnosticata nel gennaio scorso e, inizialmente, le cure sembravano offrire segnali incoraggianti. Marco affrontava il percorso con gradualità, ma da settembre le sue condizioni hanno cominciato a peggiorare.
Di fronte a quella situazione, la coppia ha scelto di realizzare un desiderio rimasto a lungo in sospeso. Non potendo più muoversi, Marco ha voluto celebrare il matrimonio civile direttamente nella loro abitazione.
«Date le sue condizioni, abbiamo fatto una celebrazione molto semplice, in casa, perché non poteva muoversi. Eravamo tutti e due insieme, emozionati», ha ricordato Monica.
Un momento raccolto, vissuto nell’intimità della casa e reso ancora più prezioso dalla consapevolezza delle difficoltà che stavano affrontando. Per la donna, quel matrimonio rappresenta il segno di un legame che va oltre la perdita.
«È stato l’uomo della mia vita e lo sarà sempre», ha detto, ricordando il compagno diventato marito appena una settimana prima della sua scomparsa.
«Una persona onesta, corretta e umile»
Nel ricordare Marco, Monica ha sottolineato soprattutto le qualità umane che lo contraddistinguevano. Lo ha descritto come un uomo generoso, sempre pronto a darsi da fare per gli altri, senza cercare riconoscimenti.
Nei giorni successivi alla morte, le telefonate e i messaggi ricevuti le hanno restituito la misura dell’affetto che circondava il marito. In tanti hanno voluto esprimerle vicinanza e raccontare episodi che testimoniavano la sua disponibilità.
Un ricordo condiviso anche sul posto di lavoro, dove Re aveva costruito una lunga storia professionale, diventando una presenza di fiducia per i titolari e per i colleghi.
Quasi 38 anni nella stessa azienda
Il percorso di Marco Re era legato a doppio filo all’Omeca di Gambarare, azienda specializzata nella carpenteria metallica e nella trafilatura per trasformatori. Era entrato in ditta il 14 luglio 1988, appena compiuti 16 anni, e da allora non aveva più lasciato quel posto.
Con il passare del tempo era diventato un collaboratore storico, affiancando Paolo Cavalletto, fondatore dell’impresa, e conquistando la stima della famiglia che ancora oggi la guida.
Andrea Cavalletto ha ricordato l’inizio di quel percorso, quando Re era poco più di un ragazzo, e la crescita professionale che lo aveva trasformato in una figura fondamentale per l’azienda.
Era un carpentiere e saldatore esperto, capace di lavorare nei cantieri, occuparsi dei montaggi e gestire gli impegni con precisione. Ma, al di là delle competenze tecniche, a fare la differenza erano soprattutto l’affidabilità e il senso di responsabilità.
Per il titolare, Marco era una persona «insostituibile»: un professionista serio, organizzato e appassionato del proprio lavoro, qualità che nel corso degli anni gli avevano permesso di diventare un punto di riferimento.
L’ultimo saluto a Calcroci
La comunità si è raccolta per l’ultimo saluto a Marco Re sabato 24 ottobre alle 10, nella chiesa del Santissimo Redentore a Calcroci di Camponogara.
Resta il ricordo di un uomo che aveva trascorso quasi tutta la propria vita lavorativa nella stessa azienda e che, sul piano personale, aveva coronato il rapporto con Monica poco prima di andarsene. Un matrimonio celebrato in casa, lontano dai festeggiamenti, ma carico del significato di una promessa attesa per vent’anni.
Per la moglie, gli amici e i colleghi, Marco lascia un vuoto profondo. E il ricordo di una persona che, nel lavoro e nella vita quotidiana, aveva fatto della serietà, dell’umiltà e della disponibilità verso gli altri i tratti distintivi della propria storia.

