Ilaria Sula e Mark SamsonIlaria Sula e Mark Samson

Condannato all’ergastolo in primo grado l’ex fidanzato reo confesso della studentessa uccisa a 22 anni

«Il vero ergastolo lo stiamo vivendo noi, non lui». È nelle parole di Flamur Sula, padre di Ilaria, che si concentra tutto il peso di una sentenza attesa per mesi. La Terza Corte d’Assise di Roma ha condannato all’ergastolo Mark Antony Samson, reo confesso dell’omicidio della studentessa di 22 anni, uccisa il 25 marzo 2025 e abbandonata in una valigia in un dirupo a Capranica Prenestina.

Per la famiglia si chiude il primo capitolo giudiziario di una vicenda che ha sconvolto l’Italia. Ma il verdetto non restituisce Ilaria ai suoi cari. E proprio questo è il senso delle parole pronunciate dal padre fuori dall’aula bunker di Rebibbia, dove i giudici hanno stabilito la pena al termine di circa tre ore di camera di consiglio.

«Da questa sentenza ci aspettiamo che sia fatta un minimo di giustizia per nostra figlia», ha dichiarato Flamur Sula. Poi la frase che restituisce la misura di un dolore destinato a non esaurirsi con la condanna: «Il vero ergastolo lo stiamo vivendo noi, i nostri figli e i nostri parenti, non lui».

I genitori di Ilaria Sula
I genitori di Ilaria Sula

La condanna e le aggravanti riconosciute dai giudici

Samson, che non era presente in aula al momento della lettura del dispositivo, è stato riconosciuto colpevole di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. La Corte ha accolto la richiesta della Procura, riconoscendo le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e della relazione affettiva con la vittima.

La studentessa, che frequentava l’Università La Sapienza di Roma, fu uccisa nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano della Capitale, con tre coltellate al collo. Il suo corpo venne poi nascosto in una valigia e gettato in un dirupo nella zona di Capranica Prenestina. Il ritrovamento avvenne il 2 aprile 2025, dopo giorni di ricerche.

La sentenza di primo grado arriva al termine di un processo nel quale l’imputato, reo confesso, ha dovuto rispondere delle accuse relative all’omicidio e alla successiva eliminazione del corpo. La decisione dei giudici rappresenta un passaggio centrale sul piano giudiziario, ma resta impugnabile nei successivi gradi di giudizio.

La Procura: «Non era pentito, convinto che Ilaria meritasse quella punizione»

Nel corso della requisitoria, la pm Maria Perna aveva descritto una condotta caratterizzata, secondo l’accusa, da controllo ossessivo e volontà di vendetta. Il magistrato ha sostenuto che Samson fosse intimamente convinto che Ilaria Sula meritasse una punizione, arrivando a organizzare quello che ha definito un «incontro trappola».

La rappresentante della Procura ha contestato all’imputato un autentico pentimento, sottolineando che le ammissioni riguardavano circostanze che non avrebbe potuto negare. Nel ricostruire le fasi precedenti al delitto, Perna ha parlato di un «intento punitivo» maturato dalla rabbia e dalla perdita di controllo sulla ragazza.

Parole dure, pronunciate in aula per illustrare la ricostruzione accusatoria e le ragioni alla base della richiesta di ergastolo, poi accolta dai giudici.

La Sapienza ricorda Ilaria: «La sua voce risuonerà per sempre»

Fuori dall’aula bunker, accanto al dolore della famiglia, ha trovato spazio anche la voce della comunità universitaria. Una delegazione di studenti della Sapienza ha consegnato idealmente ai familiari una lettera dedicata a Ilaria, letta prima della sentenza.

«La voce di Ilaria Sula risuonerà in ogni corridoio, in ogni aula, in ognuno di noi, perché lei è e sarà parte della nostra comunità, che porterà in alto il suo nome, per sempre», si legge nel messaggio.

Nella lettera gli studenti hanno richiamato il legame profondo tra genitori e figli e l’impossibilità di trovare parole capaci di descrivere la perdita. Il dolore, hanno scritto, non deve restare senza conseguenze, ma trasformarsi nella volontà di ricordare Ilaria e di mantenere viva la sua memoria.

L’Università La Sapienza si era costituita parte civile nel processo, rappresentata dall’avvocato Roberto Borgogno.

Una sentenza non basta a chi ha perso una figlia

L’ergastolo segna una risposta giudiziaria severa per l’omicidio di Ilaria. Ma il messaggio del padre va oltre la pena inflitta all’imputato: parla di una famiglia costretta a convivere con un’assenza irreparabile e di una giovane vita spezzata a soli 22 anni.

La condanna riconosce la gravità dei fatti contestati e delle aggravanti individuate dai giudici. Per chi amava Ilaria, però, nessun dispositivo può colmare il vuoto lasciato dalla sua morte.

È questo il significato più profondo di quella frase pronunciata da Flamur Sula: la giustizia può condannare un assassino, ma non può restituire una figlia ai suoi genitori.

Di Redazione

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