La 17enne era partita da Lecce per raggiungere Squinzano e incontrare il fidanzato
C’è una frase del padre che restituisce, più di ogni altra, la drammaticità di quanto accaduto a Benedetta Danieli, la 17enne travolta da un Intercity nella stazione di Squinzano. Non perché l’uomo fosse presente al momento dell’incidente, ma perché gli è stato riferito uno degli ultimi dettagli emersi sulla tragedia.
«Quando Benedetta è stata travolta mi hanno riferito che stava parlando al cellulare», ha raccontato il padre, distrutto dal dolore. Una circostanza che, se confermata dagli accertamenti, potrebbe aver contribuito a quella che gli investigatori stanno ricostruendo come una tragica distrazione.
È questa la nuova chiave della vicenda, mentre la famiglia si prepara all’ultimo saluto e il fidanzato ha affidato il proprio dolore a una dedica per la ragazza che quella sera stava andando a incontrare.
Era partita da Lecce per una sorpresa
Benedetta Danieli aveva preso il treno da Lecce nella serata di venerdì 21 agosto. La destinazione era Squinzano, dove avrebbe dovuto incontrare alcuni amici e soprattutto il ragazzo conosciuto da poco.
Una serata normale, un breve viaggio per raggiungere persone alle quali era legata. Poi, una volta scesa dal treno, qualcosa è andato terribilmente storto.
Secondo la ricostruzione degli investigatori della Polizia ferroviaria, la 17enne avrebbe scelto di attraversare i binari invece di utilizzare il sottopassaggio della stazione. Un comportamento che potrebbe essere stato dettato anche dal timore di percorrere da sola il passaggio sotterraneo in orario serale.
In quel momento era in arrivo l’Intercity diretto verso nord. Il macchinista non avrebbe potuto evitare l’impatto.
Il cellulare, le cuffie e quei secondi decisivi
Il racconto del padre si inserisce negli elementi raccolti dagli investigatori senza trasformarsi, però, in una certezza che non spetta alla famiglia stabilire.
«Una leggerezza che le è costata la vita», ha detto l’uomo, spiegando di avere appreso che la figlia stava parlando al telefono.
Nella ricostruzione compaiono anche le cuffie che la ragazza avrebbe indossato. Secondo quanto riferito da alcuni testimoni, Benedetta potrebbe non avere percepito l’arrivo del convoglio né i segnali acustici lanciati dal macchinista.
Gli accertamenti hanno progressivamente escluso l’ipotesi iniziale di un gesto volontario e indirizzato la vicenda verso un incidente drammatico. La dinamica viene considerata ormai sufficientemente delineata dagli investigatori, tanto che l’autorità giudiziaria ha disposto la restituzione della salma alla famiglia.
Il fidanzato la aspettava
C’è poi l’aspetto più doloroso di quella serata. Benedetta non stava andando a Squinzano per caso. Aveva deciso di raggiungere il ragazzo che aveva conosciuto da poco e voleva fargli una sorpresa.
Il dolore di Alessio, il giovane fidanzato di Benedetta, è affidato ai social. Dopo la tragedia ha scelto le stories per ricordare la 17enne e spiegare anche il proprio silenzio. «Scusate se non rispondo, ho bisogno di stare da solo. Piano piano rispondo a tutti», ha scritto, prima di dedicare alla ragazza parole che restituiscono tutta la drammaticità di quelle ore: «A te che illuminavi le mie giornate sarai per sempre nel mio cuore, fai buon viaggio piccolina mia».
Al messaggio ha accompagnato le note di Destri di Gazzelle, il brano scelto per ricordare Benedetta. Una dedica privata diventata così l’ultimo saluto pubblico del ragazzo alla 17enne che quella sera era partita da Lecce per raggiungerlo a Squinzano, dove avrebbe dovuto trascorrere con lui e con gli amici una serata che invece si è trasformata in tragedia.
Il sogno di diventare estetista
A Lecce, intanto, la famiglia ha trascorso ore interminabili nella camera mortuaria del Vito Fazzi. Accanto a Benedetta sono rimasti il padre, la madre e il fratello minore. Amici e conoscenti hanno raggiunto i familiari per stringersi attorno a loro.
Tra i ricordi c’è anche quello di Andrea Falcione, amica d’infanzia. Le due si conoscevano dai tempi dell’asilo e avevano condiviso anche gli anni delle elementari e delle scuole medie.
«Era molto timida», ha raccontato l’amica, ricordando una ragazza che spesso tendeva a stare in disparte. Negli ultimi tempi aveva interrotto gli studi al liceo Siciliani di Lecce e aveva iniziato a guardare verso un altro futuro.
Il suo sogno era diventare estetista.
Un progetto ancora tutto da costruire, come la vita di una ragazza che avrebbe compiuto 18 anni a dicembre. Quel futuro si è fermato nella stazione di Squinzano, in pochi secondi.
Ora resta una ricostruzione che parla di un attraversamento dei binari, una possibile distrazione, il telefono, le cuffie e un treno impossibile da fermare in tempo. E resta soprattutto una famiglia costretta a fare i conti con una morte che, secondo gli accertamenti, non sarebbe stata un gesto volontario ma una drammatica fatalità.

