Il bambino è deceduto al Gemelli di RomaIl neonato è morto al Policlinico Gemelli di Roma

Un dramma domestico, silenzioso e devastante. Una bambina di appena dieci mesi è morta poche ore dopo il ricovero in terapia intensiva pediatrica al Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma. Era arrivata in condizioni disperate, con un arresto cardiaco protratto e un danno cerebrale irreversibile.

Secondo le prime informazioni, la piccola – originaria del Reatino – potrebbe essere stata involontariamente schiacciata dal padre durante il sonno, mentre riposavano insieme nello stesso letto o divano. Un’ipotesi tragica su cui ora indaga la magistratura.


L’arrivo in ospedale e il trasferimento d’urgenza al Gemelli

La bambina era stata portata d’urgenza al pronto soccorso dell’Ospedale San Camillo de Lellis di Rieti già in arresto cardiocircolatorio. I sanitari hanno immediatamente avviato le manovre rianimatorie: il cuore avrebbe ripreso a battere, ma le condizioni sono apparse fin da subito gravissime.

La piccola è stata quindi trasferita con un elicottero al Gemelli di Roma, dove è stata ricoverata in coma nel reparto di terapia intensiva pediatrica. La grave ipossia – mancanza prolungata di ossigeno al cervello – aveva già provocato danni irreversibili.

Intorno alle 19 di domenica 22 febbraio il decesso.


L’ipotesi dello schiacciamento nel sonno

Al vaglio degli inquirenti c’è l’ipotesi che la neonata possa essere stata soffocata accidentalmente dal peso del corpo del padre mentre dormivano insieme. Un evento che rientrerebbe nei casi di soffocamento involontario durante il co-sleeping, purtroppo documentati nella letteratura medica.

In un primo momento non era stata esclusa nemmeno la cosiddetta “morte bianca”, ma le prime ricostruzioni sembrerebbero orientarsi verso un tragico incidente domestico.

Sarà l’autopsia, già disposta dalla Procura competente, a chiarire le cause esatte del decesso e a fornire un quadro definitivo sulla dinamica.


Le indagini e il dolore della comunità

La Procura ha aperto un fascicolo per accertare ogni aspetto della vicenda. Si tratta di un atto dovuto, necessario a ricostruire con precisione quanto accaduto nelle ore precedenti al ricovero.

Il padre, accortosi della gravità della situazione, avrebbe immediatamente portato la figlia in ospedale. Da lì la corsa contro il tempo dei medici, purtroppo senza esito.

La tragedia si è consumata nel quartiere reatino di Piazza Tevere, dove la famiglia è conosciuta e stimata. La notizia si è diffusa rapidamente in città, suscitando sgomento e una lunga serie di messaggi di cordoglio e vicinanza.


Un dramma che riapre il tema della sicurezza nel sonno infantile

Al di là delle responsabilità, che saranno eventualmente accertate, il caso riporta l’attenzione sui rischi legati alla condivisione del letto con neonati molto piccoli. Le linee guida pediatriche internazionali raccomandano, nei primi mesi di vita, superfici di riposo separate per ridurre il rischio di soffocamento accidentale.

In questo caso, però, ogni valutazione dovrà attendere l’esito degli accertamenti medico-legali.

Resta il peso insopportabile di una perdita improvvisa, maturata nel luogo che dovrebbe essere il più sicuro: la casa. Un dramma che ha gettato una famiglia nello sconforto e una comunità intera nel silenzio.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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