Perché i medici hanno fermato il trapianto di cuore per Domenico?
“Sono distrutta, non riesco ad accettare quello che mi è stato detto oggi”. Le parole di Patrizia Mercolino, affidate a un’intervista al Messaggero, non sono solo uno sfogo: sono il grido di una madre davanti a una decisione che pesa come una sentenza.
L’équipe dei massimi esperti italiani in materia di trapianti ha deciso di fermare il trapianto di cuore per Domenico, il bimbo di due anni ricoverato all’Ospedale Monaldi. Una scelta clinica durissima, motivata dalle condizioni generali del piccolo.
“Ho capito che, nelle condizioni in cui è, non reggerebbe un’operazione. Domenico non è in salute per affrontarla”, racconta la madre. “Quando speri così tanto, quelle parole ti tolgono l’aria”.
Eppure, subito dopo, arriva la frase che tiene tutto in piedi: “Finché mio figlio respirerà, la speranza non muore. Non posso arrendermi ora”.
Cosa sta succedendo all’ospedale Monaldi di Napoli?
Domenico è attualmente sostenuto da un sistema ECMO, una macchina che mantiene in vita il cuore e i polmoni. Ma non è una soluzione permanente. “Ogni giorno attaccato a quella macchina è un rischio”, spiega Patrizia Mercolino. “So che l’ECMO non è eterno. Può rovinargli il fegato, compromettere altri organi”.
La famiglia attende ora la documentazione ufficiale dal Monaldi. “Vogliamo esaminarla, vedere se c’è qualcosa a cui ci si può aggrappare. Continueremo a valutare strade alternative, anche all’estero”.
Nel frattempo, Domenico resta a Napoli. Una permanenza necessaria, ma carica di ansia e incertezza.
Il cuore danneggiato e l’errore sul ghiaccio: cosa sappiamo?
Sul caso pesa anche un’inchiesta che ha scosso il sistema dei trapianti. Secondo quanto emerso, a Bolzano il contenitore destinato al trasporto del cuore espiantato sarebbe stato rabboccato con ghiaccio secco anziché tradizionale.
Una scelta tecnica che avrebbe causato il congelamento e il danneggiamento irreversibile dell’organo.
Al momento risultano sei indagati a Napoli tra medici e paramedici. Ma il numero potrebbe aumentare. Le procure di Napoli e dell’Alto Adige stanno lavorando in coordinamento, con il supporto dei NAS di Napoli e Trento, per fare piena luce su una vicenda che va oltre il singolo caso clinico.
Chi sostiene la famiglia di Domenico oltre alle cure mediche?
Quando un bambino affronta una condizione clinica così grave, la cura non è solo medica. Accanto al letto di Domenico c’è anche un lavoro silenzioso ma essenziale: quello dello psicologo.
A spiegarlo è Eva Pascoli, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia e consigliera nazionale del CNOP.
“Essere presenti significa accogliere il dolore senza sottrarsi. Lo psicologo non offre soluzioni, ma una presenza competente e costante”, spiega. “Diventiamo un ponte tra la famiglia e l’équipe sanitaria”.
Rabbia, senso di colpa, frustrazione. E una domanda che torna ossessiva: avrò fatto tutto il possibile per mio figlio? “Queste emozioni vanno riconosciute, non cancellate. Ora non è il tempo del lutto, ma della vicinanza”.
La fiaccolata per Domenico: Napoli e Nola in preghiera
La storia di Domenico ha superato i confini dell’ospedale. Questo pomeriggio, alle 18:30, partirà da Piazza Duomo di Nola la “Fiaccolata per Domenico”.
Il corteo raggiungerà la statua di San Paolino. Non una protesta, ma un gesto collettivo di vicinanza, preghiera e speranza.
Perché mentre la medicina si ferma, una madre continua a credere. E finché Domenico respira, Napoli non smette di camminargli accanto.

