La cantante si è spenta a Nashville dopo mesi segnati da problemi di salute
È morta a 80 anni Dolly Parton, una delle figure più amate e riconoscibili della musica americana. La regina del country si è spenta a Nashville, dopo un ultimo anno segnato da problemi di salute che l’avevano costretta a cancellare diversi impegni. La notizia è stata annunciata dalla famiglia attraverso il nipote Bryan Seaver, che ha raccontato la morte della cantante come avvenuta in pace.
Per oltre mezzo secolo Parton ha trasformato la propria storia di riscatto dalla povertà degli Appalachi in un patrimonio musicale e culturale conosciuto in tutto il mondo. Jolene, 9 to 5, Coat of Many Colors e I Will Always Love You sono soltanto alcuni dei brani che hanno attraversato generazioni.
A message from the family of Dolly Parton. pic.twitter.com/9DNRgRx0uH
— Dolly Parton (@DollyParton) August 25, 2026
Gli ultimi mesi: i problemi di salute e quella frase ai fan
Le condizioni di Dolly Parton erano diventate motivo di crescente preoccupazione nell’ultimo periodo.
La cantante aveva rinviato e poi cancellato una residenza prevista al Caesars Palace di Las Vegas, mentre più recentemente aveva dovuto rinunciare ad altri appuntamenti. Nonostante le indiscrezioni sulle sue condizioni, Parton aveva cercato personalmente di tranquillizzare il pubblico, arrivando a scherzare sulla propria salute con una frase diventata emblematica: “Non sono ancora morta”.
Pochi giorni prima della scomparsa aveva ancora parlato dei progetti che desiderava realizzare.
La morte annunciata dal nipote Bryan Seaver
L’annuncio è arrivato attraverso i canali social della famiglia.
Bryan Seaver, nipote della cantante, ha comunicato la morte di Dolly Parton, spiegando che si è spenta serenamente a Nashville. La famiglia ha chiesto che il ricordo della cantante venga accompagnato anche dal sostegno alle iniziative della sua Imagination Library, il progetto attraverso il quale Parton ha contribuito per anni alla diffusione della lettura tra i bambini.
Non è stata resa immediatamente nota una causa della morte.
Il dolore per Carl Dean: quasi 60 anni insieme
Dietro il personaggio pubblico, Dolly Parton aveva custodito per decenni una delle storie più importanti della sua vita: quella con Carl Dean.
Si erano conosciuti nel 1964, quando Dolly era appena arrivata a Nashville. Due anni dopo si erano sposati e il loro matrimonio sarebbe durato quasi sessant’anni, lontano dai riflettori ai quali Dean aveva sempre preferito sottrarsi.
Carl Dean è morto nel marzo 2025, a 82 anni. Dopo la sua scomparsa Parton aveva raccontato più volte quanto fosse difficile abituarsi a una vita senza il marito, definito il suo punto di riferimento.
“Jolene” e quel segreto dietro la canzone
Il matrimonio con Dean è rimasto per gran parte della carriera di Dolly una vicenda rigorosamente privata.
La loro relazione, però, è entrata indirettamente anche nella leggenda musicale di Parton. Jolene, uno dei suoi brani più celebri, è diventata nel tempo uno dei simboli della sua capacità di trasformare esperienze personali, paure e sentimenti in canzoni universali.
E il legame con Dean è rimasto uno degli elementi più profondi della sua vita lontano dal palcoscenico.
Dalla povertà degli Appalachi a una fama mondiale
Dolly Parton era nata nel Tennessee, in una famiglia numerosa e poverissima.
Da quell’infanzia aveva costruito una delle più straordinarie storie di riscatto della cultura popolare americana. Il suo talento nella scrittura e la sua voce l’avevano portata dalle montagne degli Appalachi ai vertici della musica mondiale.
Il suo repertorio comprende oltre 3.000 canzoni, molte delle quali sono diventate celebri anche grazie alle interpretazioni di altri artisti. I Will Always Love You, scritta da Parton e poi trasformata da Whitney Houston in un successo planetario, è forse l’esempio più clamoroso.
Non soltanto musica: cinema, televisione e Dollywood
Dolly Parton non è mai stata soltanto una cantante.
È stata attrice, autrice, imprenditrice e filantropa. Al cinema ha recitato, tra gli altri, in “9 to 5”, diventato anche uno dei titoli più rappresentativi della sua immagine pubblica.
Ha inoltre trasformato il proprio nome in un vero impero imprenditoriale, a partire da Dollywood, il grande parco tematico del Tennessee diventato una delle attrazioni più conosciute della zona delle Great Smoky Mountains.
La sua attività filantropica ha riguardato soprattutto l’educazione e la lettura infantile. Durante la pandemia aveva inoltre sostenuto con una donazione la ricerca che contribuì allo sviluppo del vaccino Moderna.
La “bionda stupida” che aveva creato un personaggio
Dolly aveva giocato per tutta la carriera con gli stereotipi costruiti attorno alla sua immagine.
Capelli biondissimi, abiti vistosi, trucco marcato e battute ironiche erano diventati parte di un personaggio che lei stessa aveva contribuito a costruire e del quale conosceva perfettamente i meccanismi.
Ma dietro quell’immagine c’erano una straordinaria capacità imprenditoriale, una penna capace di scrivere migliaia di canzoni e una voce immediatamente riconoscibile.
Era il suo modo di trasformare il country rurale in qualcosa di universale, senza rinnegare le proprie origini.
Una donna capace di mettere d’accordo l’America
Forse il segreto più grande della sua popolarità è stato proprio questo: Dolly Parton è riuscita a superare le divisioni politiche e culturali.
Conservatori e progressisti, pubblico country e ascoltatori pop, generazioni diverse: tutti hanno trovato qualcosa nella sua musica e nella sua figura.
Perfino Donald Trump, con cui Parton aveva avuto rapporti tutt’altro che sovrapponibili sul piano politico, oggi le ha reso omaggio definendola una delle più grandi cantanti country di sempre. Il presidente americano ha inoltre ordinato di esporre le bandiere statunitensi a mezz’asta per una settimana in suo onore.
Dolly Parton, una leggenda che va oltre il country
La morte di Dolly Parton chiude una delle carriere più longeve e trasversali della musica americana.
Ha scritto per sé e per altri, ha portato il country al cinema e nella cultura pop, ha costruito un impero partendo dalla propria immagine e ha utilizzato la sua fama per sostenere iniziative sociali.
Ma soprattutto ha trasformato la propria storia in canzoni che continueranno a vivere senza di lei.
Da “Jolene” a “9 to 5”, passando per “Coat of Many Colors” e “I Will Always Love You”, il suo nome è ormai inseparabile dalla storia della musica americana.

