Nicola Salerno arrivò alla Salernitana nel momento più complicato della gestione Lombardi
Il calcio italiano perde un dirigente navigato e appassionato, uno di quelli che hanno vissuto il pallone come mestiere e come missione. È morto a 69 anni Nicola Salerno, ex direttore sportivo della Salernitana, dirigente con una lunga carriera tra Serie A, B e C, ricordato tra gli sportivi granata per il suo tentativo – quasi eroico – di rianimare una Salernitana in pieno caos societario e costretta a fare i salti mortali anche per viaggiare in trasferta.
Arrivò a Salerno il 12 ottobre 2009, in uno dei momenti più drammatici della gestione di Antonio Lombardi. I granata avevano iniziato la stagione di Serie B nel peggiore dei modi: cinque sconfitte consecutive, l’esonero dell’allenatore Brini, quello del direttore sportivo Acri e una squadra allo sbando, senza identità né prospettiva.
Salerno accettò una missione quasi impossibile: ricostruire dalle macerie, provare a salvare una stagione già compromessa, dare un senso a una società che sembrava viaggiare verso il collasso.
Chi era Nicola Salerno e quale carriera aveva nel calcio
Nicola Salerno era uno dei direttori sportivi della vecchia scuola: trattative, intuizioni, relazioni. Prima e dopo Salerno aveva lavorato in diverse piazze storiche del calcio italiano, tra cui Messina, Cagliari e Triestina, costruendo squadre competitive spesso con risorse limitate. ex dirigente calcistico, nato a Matera il 3 agosto 1956, che ha lavorato con diverse squadre, a cominciare da quella della sua città, in Serie C2, ricoprendo il ruolo di direttore sportivo.
Dal Licata fino all’impresa che lo consacra definitivamente, quella di portare il Messina dai dilettanti alla Serie B. Nel 2004 arriva l’incontro con Massimo Cellino e tra i due nasce un rapporto intenso, fatto di lavoro e amicizia. È Cellino a volerlo al Cagliari, dove Nicola Salerno contribuisce in maniera decisiva alla risalita della squadra fino alla Serie A. Da lì, il suo viaggio continua senza sosta: Foggia, Salernitana, Hellas Verona, Grosseto, Catania.
Non mancano nemmeno le esperienze internazionali: prima al Leeds United, ancora al fianco di Cellino, poi al Watford. A gennaio 2017 approda al Palermo dove resta pochi mesi. L’ultimo capitolo della sua carriera si apre alla fine del 2017, quando Cellino lo richiama ancora una volta, affidandogli il ruolo di direttore sportivo del Brescia, dove rimane fino a marzo 2018.
La Salernitana nel caos e il tentativo di rinascita
A Salerno, Nicola Salerno affidò la panchina a Gianluca Grassadonia, nel tentativo di dare ordine a una squadra in confusione. Ma il destino era già scritto: la retrocessione in Serie C arrivò puntuale, come un epilogo inevitabile.
L’anno successivo, nonostante una società sull’orlo del fallimento, Salerno provò ancora a costruire qualcosa. Scelse Roberto Breda come allenatore e, contro ogni pronostico, i granata si inserirono nella lotta promozione. Un miracolo sportivo in una società economicamente allo sbando.
I playoff furono un romanzo: l’impresa in rimonta di Alessandria, poi la doppia finale contro il Verona. Il 2-0 del Bentegodi lasciò polemiche e recriminazioni, mentre all’Arechi, in un clima epico, la vittoria firmata Carrus non bastò a cambiare il destino. Una stagione rimasta nella memoria collettiva della tifoseria granata.
Il teatro Cala e la fine di un’epoca
Nel mezzo ci fu il teatrale arrivo di Joseph Cala, con promesse faraoniche e progetti fantasmagorici. Una farsa che segnò l’inizio della fine, l’ennesimo capitolo surreale della storia recente della Salernitana. Poco dopo, la società fu esclusa dal campionato di Serie C. Un crollo totale, sportivo e societario.
In quel contesto, Nicola Salerno rappresentò uno degli ultimi tentativi di normalità, di gestione tecnica in mezzo al caos imprenditoriale.

