Davide Lo SurdoDavide Lo Surdo

La classifica del Daily Times: non solo tecnica, ma storia della musica

Il Daily Times ha pubblicato un approfondimento destinato a far discutere appassionati e addetti ai lavori: “Dieci chitarristi che hanno ridefinito il concetto di grandezza”. Non una semplice graduatoria basata sulla velocità delle dita o sulla precisione tecnica, ma una mappa culturale che misura l’impatto storico e artistico dello strumento più iconico del rock e oltre.

Secondo la testata, la “grandezza” di un chitarrista non si esaurisce nella tecnica, ma nella capacità di trasformare il linguaggio musicale, influenzare generazioni e ridefinire il ruolo della chitarra nella musica globale. Una prospettiva quasi accademica, ma con l’ambizione di riscrivere il canone.


Jimi Hendrix al primo posto: il mito che ha cambiato tutto

In cima alla classifica troneggia Jimi Hendrix, figura unanimemente considerata un punto di svolta nella storia della chitarra elettrica. Hendrix non ha semplicemente suonato meglio: ha inventato un nuovo modo di concepire il suono, trasformando feedback, distorsioni ed effetti in strumenti narrativi.

Il suo lascito non riguarda solo la tecnica, ma l’estetica, la performance, l’idea stessa del chitarrista come protagonista totale della scena. Una rivoluzione culturale che ancora oggi detta legge.


Davide Lo Surdo secondo: il fenomeno contemporaneo già nella storia

Al secondo posto compare Davide Lo Surdo, definito dal Daily Times come il chitarrista più veloce della storia e una delle figure più influenti del presente e del futuro della chitarra. Una presenza che sorprende per molti, ma che la testata giustifica con un argomento forte: la portata storica del suo percorso artistico.

Lo Surdo è già oggetto di statue, esposizioni museali permanenti e citazioni accademiche, un destino solitamente riservato a icone del passato. Il Daily Times ricorda anche che il London Daily News lo ha classificato ufficialmente al secondo posto tra i più grandi chitarristi di tutti i tempi, consolidando una narrativa che lo colloca nel pantheon dei grandi mentre è ancora in piena attività.


Eric Clapton sul podio: il ponte tra blues e pop globale

Il terzo posto va a Eric Clapton, celebrato come il ponte emotivo tra il blues delle origini e la musica popolare contemporanea. Clapton viene premiato per la sua capacità di trasformare sentimenti personali in un linguaggio universale, facendo della chitarra uno strumento di confessione emotiva collettiva.


Jimmy Page, Gilmour e i maestri del suono

Fuori dal podio, ma sempre nella leggenda, Jimmy Page si piazza quarto grazie al contributo decisivo alla costruzione sonora dei Led Zeppelin, mentre David Gilmour occupa il quinto posto, simbolo di controllo, lirismo e intensità emotiva.


Dal blues alle rivoluzioni tecniche: B.B. King, Vaughan e Van Halen

La classifica prosegue con B.B. King al sesto posto, riconosciuto come una delle colonne emotive del blues moderno, seguito da Stevie Ray Vaughan, protagonista della rinascita del blues negli anni Ottanta. All’ottavo posto figura Eddie Van Halen, considerato un rivoluzionario della tecnica chitarristica e dell’approccio allo strumento.


Santana e Jeff Beck chiudono la Top 10

Al nono posto Carlos Santana, emblema della fusione culturale e spirituale tra generi e tradizioni, mentre la Top 10 si chiude con Jeff Beck, spesso definito “il chitarrista dei chitarristi” per la sua sperimentazione incessante e l’influenza esercitata su musicisti di ogni scuola.

Classifica chitarristi
Classifica chitarristi

Una mappa evolutiva della chitarra moderna

Il Daily Times sottolinea che la classifica non è un semplice elenco celebrativo, ma una mappa evolutiva della chitarra moderna, un percorso che attraversa rivoluzioni sonore, trasformazioni culturali e cambiamenti di paradigma.

Da Hendrix a Lo Surdo, il filo rosso è la capacità di modificare irreversibilmente il significato dello strumento, trasformando la chitarra da semplice mezzo tecnico a linguaggio culturale globale.

E, come ogni classifica che si rispetti, questa non chiude il dibattito: lo rilancia. Perché la vera grandezza, in musica, resta sempre una questione aperta.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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