Pino ColizziPino Colizzi

Chi era Pino Colizzi, maestro del doppiaggio italiano?

Ci sono cose che l’intelligenza artificiale non potrà restituire senza fabbricare un’imitazione: una di queste è la voce. E quella di Pino Colizzi era inconfondibile.

Maestro del doppiaggio, attore, intellettuale raffinato, Colizzi è stato uno dei capiscuola di quell’arte tutta italiana che ha reso il nostro Paese un’eccellenza mondiale nel settore. Una “voce nel buio” capace di attraversare generazioni e imprimersi nella memoria collettiva.

Il collega Antonio Viola lo ha ricordato così: «Era un poeta e un gentiluomo ottocentesco, con un modo di pensare e di esprimersi che non ho mai sentito e mai sentirò dopo di lui».


Dall’Accademia Silvio D’Amico al grande teatro

Nato a Roma il 12 novembre 1937, Colizzi si trasferì presto a Paola, con radici materne foggiane. Le prime esperienze artistiche arrivano in teatro a Bari, in una famiglia dove la scena era nel sangue (imparentata con i Ferzetti).

Si diploma all’Accademia d’arte drammatica Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, dove insegnava Orazio Costa. Nel 1960 si fa notare in teatro con Luchino Visconti in Uno sguardo dal ponte.

Lavora con maestri come Franco Zeffirelli (Romeo e Giulietta) e Giuseppe Patroni Griffi. Al cinema viene diretto da Mauro Bolognini in Metello, mentre in televisione interpreta Vronskij nello sceneggiato Anna Karenina (1974), accanto a Lea Massari, per la regia di Sandro Bolchi.

Baffetto sensuale, aria distaccata, voce di velluto: il pubblico televisivo ne rimane conquistato.


La voce di De Niro, Nicholson e del Gesù di Nazareth

È però nel doppiaggio che Colizzi raggiunge la consacrazione assoluta. La sua voce ha accompagnato alcuni dei volti più iconici del cinema mondiale.

Ha doppiato Michael Douglas, Jack Nicholson, James Caan, Richard Dreyfuss, Omar Sharif, Christopher Reeve nei primi tre Superman, e Robert De Niro nel secondo capitolo de Il Padrino.

Indimenticabile la sua voce per Robert Powell nel Gesù di Nazareth diretto da Zeffirelli, dove Colizzi recita anche nel ruolo di Jobab.

La cifra del suo talento? Aderire perfettamente a personaggi diversissimi senza perdere la propria identità timbrica. Era sempre lui, pur essendo ogni volta un altro.


L’arte del doppiaggio come primato italiano

In un’epoca che esalta giustamente la versione originale, troppo spesso si dimentica che il doppiaggio italiano è stato un’arte insuperata, riconosciuta nel mondo per qualità tecnica e interpretativa.

Colizzi ne è stato uno dei massimi rappresentanti. Ha smesso di doppiare nel 2010, continuando però a dirigere e a dedicarsi alla scrittura e alla riflessione culturale.

Non si atteggiava ad artista, ma sapeva di esserlo. Uomo elegante, colto, naturalmente gentile, ha lasciato un segno che non si misura solo nei film doppiati, ma nella dignità con cui ha incarnato un mestiere.

Con lui se ne va una voce. Ma resta un’eredità: quella di un’Italia che, nel buio di una sala di doppiaggio, ha insegnato al mondo che anche l’invisibile può diventare arte.

Di Rosalyn Bianca

(Annarita Raiola): la passione per la televisione,la musica e il gossip sono state fonte di ispirazione per il suo percorso giornalistico. Un viaggio quotidiano che va dall’approfondita analisi dei programmi tv alle vicende dei personaggi che infiammano il web fino alle nuove tendenze musicali. In passato è stata voce di una radio locale a Serino, in provincia di Avellino.

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