La sorella di Catherine BirminghamLa sorella di Catherine Birmingham

Rachel Birmingham a Dentro la notizia: ‘Una sofferenza inutile’

«È stato molto difficile oggi, davvero molto provante. La comunità dice che la porta è rimasta sempre aperta? La porta si chiude quando Catherine passa. Lei può uscire ma non può rientrare. Questo è frustrante quando ha in braccio suo figlio che sta avendo un incubo».

Con queste parole Rachel Birmingham, sorella di Catherine e zia dei bambini della cosiddetta Famiglia nel bosco, ha raccontato il proprio dolore in un’intervista rilasciata il 16 febbraio a Dentro la Notizia.

Rachel è arrivata dall’Australia insieme alla madre per stare vicino alla famiglia in questo momento delicato. Il suo racconto è diretto, carico di tensione emotiva.

«Non lo può portare in un posto più tranquillo per calmarlo. Io questo l’ho visto. Gli abbiamo chiesto di venire per aprire la porta ed anche quando gli è stato chiesto la porta è rimasta chiusa».

‘Uno dei bambini ha gli incubi e non può dormire con la madre’

Secondo quanto riferito, uno dei bambini soffrirebbe di incubi notturni legati al trauma: «Si sveglia nel mezzo della notte e non si rende conto di dov’è. Se non ha sua madre vicino ci vuole più di un’ora per calmarlo. Il bambino non può dormire con sua madre e questa è la vera e crudele realtà che questa famiglia sta soffrendo».

Parole che pesano come accuse: «La madre non può dormire con i suoi figli. La verità verrà fuori, io piango tutti i giorni. Anche mia madre. Non vediamo i bambini felici. Questa è una crudeltà e una sofferenza inutile per i bambini e la loro famiglia».


Perché l’Asl di Chieti chiede il ricongiungimento dei minori?

Nel frattempo, sul piano clinico, arriva una relazione che potrebbe cambiare il quadro. Il neuropsichiatra Tonino Cantelmi, perito di parte dei legali della famiglia, cita il documento del Dipartimento di Salute Mentale – Uosd Neuropsichiatria Infantile della ASL di Chieti.

«Si rende necessario, urgente e non procrastinabile la revoca del provvedimento di allontanamento», si legge nella valutazione riportata. Secondo la relazione, l’ulteriore permanenza dei minori nella struttura rappresenterebbe un fattore di rischio significativo per la possibile strutturazione di futuri quadri patologici e per l’aggravamento della sintomatologia già in atto.


Cosa evidenzia la relazione clinica?

Il documento sottolinea la necessità di ripristinare la continuità dei legami familiari per estinguere i comportamenti di disagio manifestati dai bambini.

Dal punto di vista clinico viene ritenuto fondamentale il ritorno al contesto familiare d’origine, considerato elemento essenziale per:

  • riattivare legami affettivi significativi
  • recuperare stabilità e sicurezza emotiva
  • favorire un adattamento equilibrato alla collettività
  • condividere con i genitori obiettivi educativi e percorsi didattici

Nella relazione non emergerebbero profili patologici a carico dei genitori, che avrebbero mostrato collaborazione e disponibilità a integrare eventuali indicazioni migliorative.


Cosa succede ora nel caso della Famiglia nel bosco?

La decisione finale spetta all’autorità giudiziaria, chiamata a valutare la richiesta di revoca dell’allontanamento alla luce della documentazione sanitaria e del quadro complessivo.

Il caso della Famiglia nel bosco entra così in una fase cruciale: da un lato il racconto drammatico della zia arrivata dall’Australia, dall’altro una relazione clinica che parla di urgenza e necessità non procrastinabile.

Al centro restano i bambini. E una domanda che ora pesa più che mai: la tutela passa dalla distanza o dal ritorno a casa?

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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