Il caso Garlasco e la pista del sicario
Un’ombra lunga torna a farsi sentire sulla vicenda di Garlasco, dove nel 2007 fu uccisa Chiara Poggi. L’omicidio di Garlasco è già noto per la sua complessità giudiziaria, ma ora spunta un’ulteriore indiscrezione: secondo l’ex avvocato di Andrea Sempio, Massimo Lovati, Alberto Stasi, condannato all’epoca per il delitto, sarebbe stato minacciato da un presunto sicario.
Cosa avrebbe rivelato l’ex legale di Sempio?
In un’intervista a Storie Italiane, Lovati ha raccontato che Stasi sarebbe stato costretto a “prendersi la colpa” sotto la minaccia di una pistola puntata alla tempia, con la promessa che non ci sarebbero state prove e che sarebbe uscito “pulito”. Secondo Lovati, in un interrogatorio con la pubblica ministero Stasi avrebbe lasciato intendere di non essere l’autore del delitto: «Alla fine disse: “No, non sono stato io. Chiara sa chi è stato, è stato lui. Alberto Stasi è innocente”».
L’ex legale ha anche minimizzato il ruolo dello scontrino, elemento chiave nelle indagini: «Non era falso, si tratta di un’ingenuità di Sempio a 19 anni, non di un comportamento obbligato». Per Lovati, quindi, l’incidente probatorio non era necessario: «Sempio si difendeva, e basta. È l’accusa che deve dimostrare».
La replica dei difensori di Stasi
Toni più cauti, ma altrettanto decisi, arrivano dagli attuali difensori di Stasi, gli avvocati De Renzis e Bocellari. Mettono in dubbio la plausibilità della teoria del “sicario”: «Se fosse vera, Stasi avrebbe mantenuto il segreto per oltre dieci anni, affrontando carcere, costi del processo e la morte del padre. La realtà è diversa: quando Alberto dice “Chiara sa, è stato lui”, si riferisce all’assassino, non a un messaggio criptico».
Secondo i legali, le affermazioni di Lovati rischiano di generare confusione: «Se conoscesse anche solo un decimo del nostro lavoro, non saremmo qui a discutere di queste fantasie».
Il caso dello scontrino
Un altro tema controverso resta lo scontrino, oggetto di dibattito durante le indagini. Lovati sostiene che non fosse falso, e che fosse un semplice errore di Sempio giovanissimo. I difensori attuali di Stasi non commentano direttamente lo scontrino, ma il focus resta sulla presunta pressione esterna e sul ruolo di Stasi nel delitto.
Tra ricostruzioni e fantasie
La vicenda continua a essere un intricato intreccio di testimonianze, versioni contrapposte e interpretazioni dei fatti. Le dichiarazioni di Lovati riaprono il dibattito mediatico e giudiziario sulla condanna di Stasi, già considerata definitiva dalla giustizia italiana.
Allo stesso tempo, la prudenza degli avvocati difensori sottolinea come le ricostruzioni alternative debbano essere trattate con cautela, evitando interpretazioni sensazionalistiche.
Una vicenda senza fine?
Quindici anni dopo, l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco resta una delle pagine più controverse della cronaca giudiziaria italiana. Le nuove rivelazioni su presunti sicari aggiungono un ulteriore tassello alla complessità del caso, ma le divergenze tra ex e attuali legali di Stasi mostrano quanto sia difficile discernere tra realtà, supposizioni e interpretazioni.
Il pubblico resta a osservare, tra scetticismo e curiosità, mentre il processo mediatico continua a intrecciarsi con quello giudiziario, confermando come il caso di Garlasco sia destinato a far discutere ancora per molti anni.

