Cosa è successo al Teatro Sannazzaro di Napoli in via Chiaia?
Le fiamme alte, il fumo denso che avvolge il centro, la paura che entra dalle finestre. All’alba di martedì 17 febbraio un violento incendio ha devastato lo storico Teatro Sannazzaro in via Chiaia, nel cuore di Napoli.
«Siamo svegli dalle cinque, c’è una nube impressionante, siamo in casa con i fazzoletti sul naso», raccontano i residenti della zona. La colonna di fumo è stata visibile da diverse aree della città. Diverse persone sono rimaste intossicate e alcune sono state condotte in ospedale: nessuna, fortunatamente, sarebbe in pericolo di vita.
Secondo le prime informazioni, sarebbe crollata la cupola del teatro, finendo sulla platea. Danni si registrano anche ai palazzi adiacenti. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, impegnati per ore nel contenere e domare il rogo.
Quali sono i danni al Teatro Sannazzaro?
Le immagini raccontano una ferita profonda. La “Bomboniera” di via Chiaia, inaugurata nel 1847, simbolo dell’arte teatrale partenopea, è stata gravemente compromessa. La cupola, crollata durante l’incendio, ha colpito la platea. Interni devastati, strutture compromesse, un patrimonio architettonico e artistico ridotto in cenere.
Sul luogo dell’incendio è arrivata in lacrime Lara Sansone, proprietaria e direttrice artistica del teatro, nipote della grande Luisa Conte, che nel 1971 ne aveva guidato la rinascita insieme a Nino Veglia.
Per Napoli non è solo un edificio: è memoria, tradizione, identità. È il luogo dove hanno recitato giganti come Eleonora Duse ed Eduardo Scarpetta. Un monumento nazionale, come lo ha definito l’attore Leopoldo Mastelloni, che negli anni Settanta calcò quel palcoscenico agli inizi della carriera: «Il mio amato e adorato Teatro Sannazzaro distrutto dal fuoco. Tutto. Un monumento in fumo».
Il mondo della cultura come reagisce all’incendio del Sannazzaro?
La reazione è stata immediata. «Sono sgomenta, piena di dolore», ha dichiarato all’ANSA Marisa Laurito. «La parola d’ordine è una sola: ricostruzione immediata. Non perdete tempo». Laurito ha ricordato di essere andata in scena proprio l’anno scorso con “Persone naturali e strafottenti” di Giuseppe Patroni Griffi, ma ha invitato a non personalizzare il dolore: «Hanno calcato quel palco tantissimi artisti».
Lo scrittore Maurizio De Giovanni, presidente della Fondazione Premio Napoli, ha lanciato un appello concreto: organizzare rappresentazioni, letture, incontri negli altri teatri cittadini, devolvendo l’intero incasso alla ricostruzione. «Chiamiamo a raccolta tutti: attori, registi, musicisti, produttori. Servono adesioni esplicite».
Anche Vincenzo Salemme ha parlato di «dolore tragico» per un luogo che definisce parte fondamentale della cultura popolare napoletana. «È un teatro conosciuto in tutto il Paese, patrimonio di tutti».
La Fondazione Trianon Viviani ha espresso solidarietà a Lara Sansone e a Sasà Vanorio, ricordando la missione comune: custodire e rinnovare il patrimonio del teatro napoletano.
Perché il Teatro Sannazzaro è un simbolo per Napoli?
Il Sannazzaro non è solo un contenitore di spettacoli. È un luogo dove, come ha detto Salemme, «lo spazio e il tempo smettono di essere regolate dalle leggi fisiche». È il teatro della città profonda, della commedia, della tradizione, della risata che diventa identità collettiva.
Dalla sua inaugurazione nel 1847, ha attraversato guerre, crisi, rinascite. È sopravvissuto grazie alla tenacia di artisti e imprenditori culturali che lo hanno trasformato in un punto di riferimento stabile. La rinascita del 1971, firmata da Luisa Conte, è entrata nella storia del teatro napoletano.
Oggi, dopo l’incendio, resta una certezza: la mobilitazione è già partita. Le parole di solidarietà sono arrivate dal sindaco e dalle istituzioni nazionali. Ma il mondo della cultura chiede fatti, non solo dichiarazioni.
Napoli si è svegliata con una ferita aperta nel cuore. E ora chiede una cosa sola: ricostruire, subito.

