Chi era Angela Luce? La “voce di Napoli” tra teatro, cinema e canzone
È morta a Napoli, la sua città, Angela Luce, all’anagrafe Angela Savino. Aveva 87 anni. Con lei se ne va un frammento prezioso del Novecento partenopeo: un volto, una voce, un temperamento che hanno attraversato oltre mezzo secolo di cultura italiana.
Nata il 3 dicembre 1937 nel cuore popolare della città, cresce in una Napoli che nel dopoguerra cerca di ricostruire se stessa. A soli quattordici anni partecipa alla storica Piedigrotta Bideri con “Zì Carmilì”. È l’inizio di un percorso che non conoscerà soste.
Negli anni Cinquanta esplode come interprete di musica napoletana. La sua voce, calda e venata di malinconia, conquista il pubblico. Il teatro la intercetta subito. E quando entra nella compagnia di Eduardo De Filippo, per quattro anni, non è più soltanto una promessa: diventa una presenza scenica di razza.
Dal Decameron al David di Donatello: quali film hanno segnato la sua carriera?
Il cinema la scopre nel 1958 con “Ricordati di Napoli”. Poi è un crescendo. Lavora accanto a giganti come Totò, Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni.
Recita in classici della commedia all’italiana come “Il vedovo” di Dino Risi e “Signori si nasce”. Ma è l’incontro con Pier Paolo Pasolini a consacrarla definitivamente: nel 1971 è nel cast de Il Decameron, opera scandalosa e poetica, dove la sua autenticità popolare si fonde perfettamente con l’estetica pasoliniana.
Nel 1996 arriva il riconoscimento più prestigioso: il David di Donatello come migliore attrice non protagonista per “L’amore molesto” di Mario Martone. Un’interpretazione intensa, dolorosa, che la riporta al centro della scena internazionale.
Angela Luce e la musica: da Sanremo a “Bammenella”
Parallelamente al cinema, Angela Luce costruisce una carriera musicale solida e colta. Nel 1975 conquista il secondo posto al Festival di Sanremo con “Ipocrisia”, brano destinato a diventare un classico del suo repertorio.
Iconica la sua interpretazione di “So’ Bammenella ’e copp’ ’e Quartiere” di Raffaele Viviani, che la rende una delle voci più rappresentative della tradizione partenopea. Lo scorso anno, premiata in Senato alla carriera, aveva chiuso l’evento proprio cantando “Bammenella”. Un cerchio che si chiude con eleganza.
Il dolore di Napoli e l’ultimo messaggio per il Teatro Sannazaro
Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha parlato di “icona intramontabile della cultura napoletana”. Anche il presidente della Regione Campania ha espresso cordoglio per un’artista “capace di unire forza popolare e raffinatezza teatrale”.
Il suo ultimo pensiero pubblico, pochi giorni fa, era stato per l’incendio del Teatro Sannazaro: parole amare, affettuose, da donna di teatro fino all’ultimo respiro.
La camera ardente sarà allestita nella Sala dei Baroni al Maschio Angioino. I funerali si terranno sabato 21 febbraio alle 12:30 nella chiesa di San Ferdinando, la “chiesa degli Artisti”, nel cuore di Napoli.
Angela Luce non è stata soltanto un’attrice o una cantante. È stata un ponte tra tradizione e modernità, tra popolo e alta cultura. Una voce che ha raccontato Napoli senza mai tradirla.
E ora che quella voce si è spenta, resta un’eredità che continuerà a vibrare nei teatri, nei film, nelle canzoni. Perché certe presenze non scompaiono: si trasformano in memoria viva.
Solo pochi mesi fa, ospite per la prima volta a Verissimo, Angela Luce si era lasciata andare a un racconto intimo, lontano dai riflettori del palcoscenico e dalle luci di scena. Davanti alle telecamere aveva parlato del grande amore della sua vita, il cantautore Peppino Gagliardi.
L’ultima confessione a Verissimo: “Mi innamorai follemente di Peppino Gagliardi”
“Mi innamorai follemente di lui. L’ho amato davvero, e credo anche lui mi abbia amata”, aveva confidato con voce ancora vibrante, nonostante gli anni. Un sentimento intenso, totalizzante, vissuto per due anni e poi spezzato bruscamente da un tradimento che l’artista non riuscì a perdonare. “Mi fece un torto che mi segnò profondamente. Pur amandolo, non riuscii a superarlo. Ero troppo ferita per tornare indietro”.
Parole che oggi risuonano come un testamento emotivo. In quell’intervista Angela Luce aveva mostrato non solo la diva, ma la donna: fragile, orgogliosa, incapace di accettare compromessi quando si trattava di amore. Una confessione che aveva commosso il pubblico e che, a posteriori, appare come l’ultimo squarcio pubblico su una vita vissuta con passione assoluta.

