Danika Mason di Channel Nine nella bufera
Una diretta che doveva raccontare lo sport e si è trasformata in un caso mediatico internazionale. Una giornalista ubriaca a Milano Cortina durante un collegamento dalle Olimpiadi invernali? Il video fa il giro dei social, le polemiche esplodono e interviene perfino il primo ministro australiano.
Protagonista della vicenda è Danika Mason, volto noto di Channel Nine e inviata sportiva, sorpresa in un cross televisivo con voce impastata, sguardo vitreo e frasi sconnesse. Il tutto in collegamento dal teatro delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026.
Cosa è successo durante la diretta da Milano Cortina?
Il collegamento è andato in onda nel programma mattutino Today. Mason avrebbe dovuto aggiornare gli spettatori sugli eventi sportivi della giornata. Ma qualcosa è andato storto.
Nel filmato diventato virale, la giornalista balbetta, confonde parole e si lascia andare a commenti surreali sulle “iguane” e sul prezzo del caffè negli Stati Uniti. In studio si percepisce l’imbarazzo, con il conduttore Karl Stefanovic che prova a sdrammatizzare parlando del freddo e dell’altitudine.
“Non riesci proprio a muovere le labbra”, scherza il presentatore, mentre Mason cerca di concludere il servizio tra esitazioni e lapsus.
Le clip, condivise su X e altre piattaforme, hanno acceso un dibattito feroce tra chi ha minimizzato e chi ha invocato provvedimenti disciplinari.
Danika Mason si scusa: “Ho valutato male la situazione”
Il giorno successivo, Danika Mason è tornata in diretta per chiedere scusa pubblicamente. Nessuna ambiguità: ha ammesso di aver bevuto prima dell’apparizione televisiva.
“Non avrei dovuto bere, soprattutto in queste condizioni: fa freddo, siamo in quota e non aver cenato probabilmente non ha aiutato. Voglio assumermi la piena responsabilità”, ha dichiarato, visibilmente imbarazzata.
Ha ringraziato i telespettatori per i messaggi di preoccupazione, spiegando di stare bene ma di sentirsi “probabilmente solo un po’ imbarazzata”. Una confessione rara nel mondo televisivo, dove spesso le crisi vengono coperte da comunicati asciutti e formule di circostanza.
Perché è intervenuto il primo ministro australiano?
Il caso è cresciuto a tal punto da coinvolgere il premier Anthony Albanese. Interpellato dai media, Albanese ha minimizzato: “Sono a favore di Danika, non c’è nulla da vedere qui”, suggerendo che jet lag, freddo e condizioni ambientali potessero aver influito.
Un intervento che ha diviso ulteriormente l’opinione pubblica australiana. Da un lato chi ha apprezzato la solidarietà istituzionale, dall’altro chi ha ritenuto eccessivo trasformare un errore professionale in una questione politica.
Giornalista ubriaca a Milano Cortina: incidente isolato o problema di immagine?
La parola chiave che domina le ricerche è chiara: giornalista ubriaca Milano Cortina. Un’espressione che sintetizza la forza virale dell’episodio e il danno reputazionale potenziale.
Mason non è una reporter qualsiasi. È uno dei volti più riconoscibili della copertura sportiva australiana, in particolare per la National Rugby League. Il suo profilo pubblico rende l’episodio ancora più delicato.
In un’epoca in cui ogni diretta può essere ritagliata, isolata e trasformata in meme globale nel giro di minuti, il confine tra errore umano e scandalo mediatico è sottilissimo. E le Olimpiadi – per definizione – sono una vetrina planetaria.
Il web si divide: leggerezza o mancanza di professionalità?
Sui social le reazioni sono state opposte. “Si vede che si sta divertendo”, scrive qualcuno. “Se non è un problema di salute, dovrebbe essere licenziata”, ribatte un altro utente.
La verità, come spesso accade, sta nel mezzo tra spettacolarizzazione e moralismo. La stessa Mason ha dichiarato di sperare che l’attenzione torni presto sui “pochi giorni fantastici” rimasti alle Olimpiadi invernali.
Ma l’episodio resta emblematico: nell’era dell’iper-esposizione digitale, una manciata di secondi può ridefinire una carriera. E tra neve, altitudine e telecamere accese, Milano Cortina è diventata per una sera non solo il palcoscenico dello sport, ma anche quello di un inciampo umano diventato globale.

