La notte della separazione nella “famiglia del bosco”
Si è consumato nel silenzio più pesante quello che per settimane era stato temuto: il distacco tra una madre e i suoi figli.
Ieri sera, intorno alle 21:20, Catherine Birmingham, la madre della cosiddetta famiglia del bosco, ha lasciato la casa famiglia di Vasto, dove viveva insieme ai tre bambini dal 20 novembre scorso.
Questa volta, però, il cancello si è chiuso alle sue spalle senza di loro.
Il provvedimento è arrivato dal Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, che ha disposto l’allontanamento della donna dalla struttura e il trasferimento dei bambini in un’altra comunità educativa protetta.
Una decisione drastica che cambia completamente il percorso dei minori: da ora in avanti continueranno il loro percorso senza la presenza della madre.
La vicenda ha rapidamente acceso un acceso dibattito pubblico, tra chi difende la necessità dell’intervento dei giudici e chi parla invece di un provvedimento troppo duro.
Perché il tribunale ha deciso di separare la madre dai figli?
L’ordinanza dei giudici dell’Aquila si inserisce in una vicenda giudiziaria iniziata il 20 novembre 2025.
Tutto partì da un episodio di intossicazione da funghi che coinvolse i bambini e che fece scattare l’intervento di assistenti sociali e forze dell’ordine.
Da quel momento la famiglia, composta dalla coppia Nathan e Catherine, di origine anglo-australiana, è entrata nel circuito dei servizi sociali.
Secondo le relazioni degli educatori della comunità – citate nel provvedimento del tribunale – la figura della madre sarebbe stata descritta come problematica sotto diversi aspetti.
Una valutazione che ha portato i giudici a decidere la separazione temporanea tra la donna e i figli.
La misura ha previsto anche il trasferimento dei bambini in una struttura in provincia di Teramo, a circa 140 chilometri dalla casa di famiglia a Palmoli, nel Chietino.
Una distanza che rende ancora più complessi gli incontri tra genitori e figli.
Come ha reagito il padre Nathan alla decisione del tribunale?
Il provvedimento ha provocato forti tensioni anche all’interno della coppia.
Secondo quanto emerso, la decisione dei giudici avrebbe scatenato una discussione molto dura tra Nathan e Catherine.
Il padre dei bambini vive la decisione come una profonda ingiustizia.
«Provo un senso di frustrazione», ha dichiarato.
Nathan ritiene che la misura rappresenti una punizione immeritata, e in parte attribuisce la situazione al comportamento della moglie, così come descritto nelle relazioni degli educatori.
Pur senza accusarla apertamente in pubblico, il suo disagio emerge chiaramente.
Una frattura che aggiunge ulteriore tensione a una vicenda già molto complessa.
Il dolore della famiglia: “Siamo tutti sotto shock”
Il clima attorno alla famiglia resta pesantissimo.
A raccontarlo è Rachel Birmingham, sorella di Catherine.
«Siamo tutti sotto shock totale», ha dichiarato ai giornalisti.
Secondo il racconto della donna, Catherine avrebbe potuto vedere i figli soltanto attraverso una videochiamata, descritta come un momento estremamente doloroso.
«È stato straziante», ha spiegato.
I familiari sono arrivati per starle accanto e assisterla in queste ore difficili.
Nel frattempo l’uomo è tornato alla struttura per trascorrere del tempo con i bambini.
Cosa succederà adesso nel caso della “famiglia del bosco”?
La battaglia legale è appena iniziata.
Gli avvocati della famiglia hanno annunciato che lunedì presenteranno un reclamo alla Corte d’Appello dell’Aquila per chiedere la sospensione del provvedimento.
L’obiettivo è consentire alla madre di tornare a vivere con i figli almeno fino alla conclusione delle perizie psicologiche richieste su genitori e bambini.
Nel frattempo a Vasto è stata organizzata anche una fiaccolata di solidarietà davanti alla casa famiglia.
Un segnale di sostegno da parte di cittadini che ritengono eccessiva la separazione.
Il caso accende il dibattito politico
La vicenda ha rapidamente raggiunto anche il livello politico.
La ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, intervenuta sul caso, ha sottolineato come la separazione dai genitori dovrebbe rappresentare l’ultima soluzione possibile, non la prima.
Secondo la ministra, in situazioni simili sarebbe necessario valutare attentamente tutte le alternative prima di arrivare a una misura così drastica.
Il caso della famiglia del bosco, dunque, non è più soltanto una vicenda giudiziaria.
È diventato un simbolo di un dibattito molto più ampio: dove finisce la tutela dei minori e dove inizia il diritto di una famiglia a vivere secondo il proprio stile di vita.
Una domanda che, oggi più che mai, divide l’opinione pubblica italiana.

