Chi è davvero Banksy? L’inchiesta che potrebbe aver risolto il mistero
Per anni è stato il fantasma più celebre dell’arte contemporanea.
Un artista capace di comparire di notte sui muri delle città più sorvegliate del pianeta e sparire prima che qualcuno potesse anche solo immaginare il suo volto.
Ma ora il mistero su Banksy, lo street artist che ha trasformato la protesta urbana in arte globale, potrebbe essere arrivato a un punto di svolta.
Secondo una lunga e meticolosa inchiesta dell’agenzia internazionale Reuters, dietro lo pseudonimo più enigmatico dell’arte moderna si nasconderebbe Robin Gunningham, artista britannico nato a Bristol nel 1973.
Una teoria che circola da anni negli ambienti dell’arte, ma che oggi sembra sostenuta da nuove prove investigative.
Come Reuters è arrivata al nome di Robin Gunningham
L’indagine condotta dai giornalisti di Reuters non si è limitata a ipotesi o indiscrezioni.
Il lavoro investigativo ha incrociato analisi video, testimonianze dirette e ricostruzioni degli spostamenti dell’artista nel corso degli anni.
Il punto di partenza dell’inchiesta è stato un episodio relativamente recente: le opere realizzate da Banksy in Ucraina nel 2022, durante la guerra con la Russia.
Quei graffiti comparsi tra le macerie di alcune città colpite dal conflitto erano stati poi rivendicati dallo stesso Banksy attraverso il suo profilo Instagram.
Un gesto artistico ma anche politico, interpretato come segno di solidarietà verso la popolazione civile.
I graffiti in Ucraina e la pista decisiva
I reporter di Reuters hanno deciso di seguire proprio quella pista.
Sono partiti per l’Ucraina e hanno visitato i luoghi dove erano comparsi i murales, tra cui la località di Horenka, uno dei centri più colpiti dal conflitto.
Qui hanno parlato con residenti e testimoni che avevano visto all’opera l’artista.
Ai cittadini sono state mostrate fotografie di diversi street artist internazionali, tra cui anche il francese Thierry Guetta.
Secondo quanto emerso dalle testimonianze raccolte, l’uomo visto dipingere sui muri somigliava proprio a Robin Gunningham.
Un dettaglio che ha rafforzato ulteriormente la pista investigativa.
Una teoria che circola da oltre 15 anni
In realtà il nome di Robin Gunningham non è una novità assoluta nel dibattito su Banksy.
Già nel 2008 il Daily Mail aveva pubblicato un’inchiesta durata oltre un anno sostenendo che l’artista misterioso fosse proprio lui.
All’epoca il giornale britannico aveva dichiarato di essere arrivato “il più vicino possibile alla vera identità di Banksy”.
Erano state pubblicate anche alcune fotografie di Gunningham.
Ma la notizia venne subito ridimensionata: il manager dell’artista negò tutto, alimentando ancora di più il fascino del mistero.
Il nome David Jones e il legame con i Massive Attack
Secondo alcune ricostruzioni successive, Gunningham avrebbe anche utilizzato lo pseudonimo David Jones.
Non è però chiaro se questo nome sia stato effettivamente impiegato negli ultimi anni.
Un altro elemento emerso riguarda il rapporto con Robert Del Naja, musicista dei Massive Attack e per lungo tempo indicato come possibile Banksy.
Le nuove ricostruzioni suggeriscono che Del Naja non sia l’artista misterioso ma un collaboratore stretto, con cui Banksy avrebbe realizzato alcune opere.
Le foto degli anni Novanta a Bristol
Anche altri media negli anni hanno cercato di avvicinarsi alla verità.
La BBC ha pubblicato recentemente alcune fotografie che mostrerebbero il giovane Banksy negli anni Novanta a Bristol, la città dove tutto ebbe inizio.
Le immagini lo ritraggono mentre insegna a un gruppo di ragazzi come realizzare graffiti e stencil.
A fornire gli scatti è stato Peter de Boer, responsabile di un centro giovanile dove il futuro artista veniva pagato circa 50 sterline per ogni lezione.
Un dettaglio curioso se si pensa che oggi le sue opere possono valere milioni di euro.
Il mito di Banksy può davvero finire?
Nonostante le nuove rivelazioni, una domanda resta aperta.
Se anche il nome fosse davvero quello di Robin Gunningham, Banksy continuerebbe a essere qualcosa di più di una persona.
Negli anni lo street artist è diventato un simbolo globale, un marchio culturale capace di trasformare graffiti clandestini in opere da museo.
E forse è proprio questo il paradosso più affascinante: anche quando il mistero sembra svelato, Banksy resta comunque un enigma.

