Lillian Smart con i genitoriLillian Smart con i genitori

Lillian Smart, di Ruston, è morta dopo aver contratto una rara infezione provocata dalla Naegleria fowleri

Aveva appena 8 anni e si trovava in terapia intensiva da giorni quando le sue condizioni sono precipitate. Lillian Smart, bambina di Ruston, nel nord della Louisiana, è morta in ospedale dopo aver contratto una rarissima infezione provocata dalla Naegleria fowleri, conosciuta come l’“ameba mangia-cervello”.

Secondo quanto riferito dalla famiglia e dalle autorità sanitarie, la bambina potrebbe essere stata infettata dopo aver nuotato nel lago Claiborne, dove il microrganismo può vivere nelle acque dolci e calde. La famiglia ha raccontato che il gonfiore cerebrale era diventato gravissimo: le lesioni, hanno spiegato i parenti, erano ormai troppo estese perché il suo corpo potesse reagire.

Il bagno nel lago e poi la corsa in ospedale

Il sospetto degli esperti sanitari è che l’infezione possa essere stata contratta durante una nuotata nel lago Claiborne, situato a circa 30 miglia a nord-ovest di Ruston.

La scorsa settimana il Dipartimento della Salute della Louisiana aveva segnalato un probabile caso di infezione da Naegleria fowleri collegato proprio a quell’area.

Il microrganismo vive soprattutto nelle acque dolci e calde. Per provocare l’infezione deve entrare nel corpo attraverso il naso: da lì può raggiungere il cervello e provocare una forma estremamente grave di infezione neurologica.

Non si tratta invece di un’infezione trasmessa attraverso l’acqua ingerita e non passa da una persona all’altra.

L’ameba che aggredisce il cervello

La Naegleria fowleri è un organismo microscopico che può provocare una malattia chiamata meningoencefalite amebica primaria.

I casi sono estremamente rari, ma quando l’infezione si sviluppa può avere un decorso rapidissimo. Il Dipartimento della Salute della Louisiana sottolinea infatti che l’infezione è rara ma quasi sempre fatale.

È proprio la velocità con cui la malattia può evolvere a rendere particolarmente difficile intervenire in tempo.

Nel caso di Lillian, secondo quanto raccontato dalla famiglia, la bambina era ricoverata in terapia intensiva dalla settimana precedente. Le sue condizioni neurologiche erano progressivamente peggiorate.

I sintomi possono sembrare quelli di una normale infezione

Uno degli aspetti più insidiosi della Naegleria fowleri riguarda i primi sintomi.

Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, l’infezione può iniziare con mal di testa, febbre, nausea e vomito, disturbi che possono essere inizialmente confusi con altre patologie.

Con il progredire della malattia possono comparire invece rigidità del collo, confusione, allucinazioni e perdita dell’equilibrio.

Il quadro neurologico può peggiorare rapidamente, rendendo fondamentale riconoscere il prima possibile la possibile esposizione all’acqua dolce calda e indirizzare gli accertamenti verso questa rara infezione.

In Louisiana appena tre casi in quasi novant’anni

I numeri aiutano a comprendere quanto sia insolito quanto accaduto a Lillian.

Secondo i dati del Dipartimento della Salute della Louisiana, negli Stati Uniti sono stati confermati 180 casi di infezione da Naegleria fowleri tra il 1937 e il 2025.

Nello stesso arco temporale, la Louisiana ne ha registrati soltanto tre.

La maggior parte delle infezioni è stata osservata negli Stati meridionali e centrali degli Stati Uniti, dove le temperature favoriscono maggiormente la presenza dell’ameba nelle acque dolci.

Il cambiamento climatico può ampliare l’habitat dell’ameba

Gli scienziati stanno però osservando con crescente attenzione il rapporto tra temperature dell’acqua e presenza della Naegleria fowleri.

Le ricerche più recenti suggeriscono che il riscaldamento delle acque legato ai cambiamenti climatici potrebbe favorire l’espansione delle condizioni ambientali adatte al microrganismo anche verso aree più settentrionali degli Stati Uniti e del Midwest.

Questo non significa che l’ameba sia diventata comune, né che ogni lago caldo rappresenti un pericolo. I casi restano estremamente rari. Ma l’aumento delle temperature può modificare gli ambienti nei quali il microrganismo riesce a sopravvivere.

Il dolore della famiglia per la morte di Lillian

La morte della bambina è stata annunciata dalla famiglia attraverso un messaggio pubblicato su Facebook.

I parenti hanno raccontato che il danno cerebrale provocato dall’infezione era diventato ormai troppo grave perché il piccolo corpo di Lillian potesse riprendersi.

Le autorità sanitarie, inizialmente, non avevano diffuso il nome della paziente. Sono stati successivamente amici e familiari a confermare l’identità della bambina alle testate locali.

La tragedia riporta così l’attenzione su una malattia rarissima e quasi sempre letale, ma soprattutto sulla necessità di considerare con cautela l’esposizione a acque dolci calde, in particolare durante i periodi di temperature elevate.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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