La 22enne italiana Maria Spinelli è morta durante un rave party in SvizzeraLa 22enne italiana Maria Spinelli è morta durante un rave party in Svizzera

La musica si ferma, poi gli spari: Maria Spinelli muore nella notte ad Aarau

La musica si è interrotta poco dopo le 2.30, quando il rave party stava ormai entrando nelle battute finali. Poi sono arrivati gli spari. In un primo momento, tra le migliaia di persone presenti all’evento, qualcuno li ha scambiati per fuochi d’artificio. In pochi istanti, però, è diventato chiaro che si trattava di una sparatoria.

Il bilancio è drammatico: una ragazza italiana di 22 anni è morta e altre cinque persone sono rimaste ferite, alcune delle quali in condizioni gravi. La vittima, secondo quanto riferito dal Corriere, è Maria Spinelli, originaria di Atri, in provincia di Teramo, e residente e lavoratrice in Svizzera.

La tragedia si è consumata nella notte tra sabato e domenica nella zona di Schachen, ad Aarau, nel Canton Argovia, dove era in corso l’“Aargau Rave”, uno degli appuntamenti più importanti del genere nella regione. Le presenze attese erano circa 3.500, mentre le autorità hanno successivamente riferito di circa 3.000 partecipanti.

Maria Spinelli, la giovane italiana morta nella sparatoria

Il nome di Maria Spinelli è emerso nelle ore successive alla sparatoria. La 22enne era originaria di Atri, in Abruzzo, ma da tempo si trovava in Svizzera per motivi di lavoro.

La giovane si trovava al rave quando sono stati esplosi i colpi d’arma da fuoco. Nonostante i soccorsi, per lei non c’è stato nulla da fare.

La notizia della morte della 22enne ha immediatamente attivato i canali diplomatici italiani. La Farnesina sta seguendo il caso attraverso l’Unità di crisi, in coordinamento con l’ambasciata italiana a Berna e il consolato generale a Basilea. L’obiettivo è anche verificare la situazione degli altri connazionali eventualmente coinvolti.

Tra i cinque feriti risultano infatti due cittadini italiani. Le altre tre persone ferite sono cittadini stranieri. Secondo le prime informazioni, si tratta di quattro uomini e una donna, tutti di età compresa tra i 24 e i 27 anni.

La sparatoria ad Aarau e quei colpi scambiati per fuochi d’artificio

È una delle circostanze che rendono ancora più drammatica la ricostruzione di quanto accaduto. Poco dopo le 2.30, quando la festa era ancora in corso ma la folla cominciava a diradarsi, sono stati esplosi numerosi colpi.

Uno dei partecipanti ha raccontato di aver pensato inizialmente che si trattasse di fuochi d’artificio. Solo dopo pochi istanti è emersa la gravità della situazione.

La polizia cantonale di Argovia ha parlato di un “numero consistente di colpi” esplosi nella zona di Schachen. Gli autori, però, sono riusciti a fuggire.

Le forze dell’ordine hanno fatto scattare un’imponente operazione nell’area dell’ippodromo, mettendo in sicurezza la zona e procedendo con l’ascolto dei testimoni. I partecipanti rimasti sul posto dopo la sparatoria sono stati fatti confluire in una palestra, dove sono stati interrogati dagli investigatori. Si trattava di poco più di cento persone.

Caccia agli autori, ancora da chiarire il movente

È proprio sulla dinamica e sul movente che si concentrano ora le indagini.

La polizia non ha ancora stabilito quante persone abbiano sparato né se gli autori fossero diretti contro qualcuno in particolare. Tra le ipotesi prese in considerazione dagli investigatori ci sarebbe anche quella di un possibile attacco terroristico, ma le autorità invitano alla massima prudenza.

Al momento vengono considerate anche altre piste, compresa quella di una lite o di un’azione indirizzata contro specifiche persone presenti al rave. Nessuna di queste ipotesi è però stata confermata.

Un elemento importante riguarda proprio il momento in cui è avvenuta la sparatoria: la festa stava terminando e la folla si era già parzialmente diradata. Per gli investigatori questo particolare può essere significativo, ma non consente ancora di arrivare a una conclusione sul movente.

La polizia cantonale ha fatto sapere che le circostanze esatte del reato restano poco chiare e che la ricerca degli autori è tuttora in corso.

La Farnesina segue il caso, Tajani sente Cassis

La morte di Maria Spinelli ha immediatamente coinvolto le autorità italiane.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricevuto una telefonata dal capo del Dipartimento federale degli affari esteri svizzero Ignazio Cassis, che ha espresso le condoglianze del governo elvetico per la morte della cittadina italiana.

Nel corso del colloquio è stata offerta anche la piena collaborazione della Svizzera per le indagini e per verificare la presenza di altri cittadini italiani tra i feriti.

Tajani ha espresso apprezzamento per il gesto e per l’assistenza assicurata dalle autorità svizzere. Nel frattempo l’Unità di crisi della Farnesina sta seguendo direttamente la situazione e assistendo la famiglia della giovane.

Anche l’incaricato d’Affari italiano a Berna si sta recando sul posto insieme a un funzionario di collegamento della Polizia di Stato, con l’obiettivo di seguire da vicino gli sviluppi dell’inchiesta.

Aarau sotto choc dopo la notte di paura

L’area dell’ippodromo è stata transennata e la polizia ha invitato i residenti a non avvicinarsi alla zona per ragioni di sicurezza.

Quello che doveva essere un grande appuntamento musicale si è trasformato in una notte di paura e sangue. La presenza di migliaia di giovani, la musica, l’atmosfera della festa e quei rumori inizialmente interpretati come fuochi d’artificio hanno lasciato improvvisamente spazio al panico.

Ora gli investigatori devono ricostruire cosa sia accaduto negli istanti precedenti agli spari, capire da dove siano partiti i colpi, individuare gli autori e soprattutto stabilire perché Maria Spinelli e le altre cinque persone siano state coinvolte nella sparatoria.

Per la famiglia della 22enne di Atri, intanto, resta il dolore per una vita spezzata lontano da casa, durante una notte che avrebbe dovuto essere soltanto una serata di musica.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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