La Procura di Sion respinge l’istanza del Governo italiano per la tragedia del Constellation
La Procura di Sion ha respinto la richiesta della Repubblica Italiana di costituirsi parte civile nell’inchiesta sul devastante incendio del Constellation di Crans-Montana, in Svizzera, costato la vita a sei giovani italiani e nel quale altri 14 ragazzi sono rimasti feriti. La decisione emerge dal fascicolo dell’indagine depositato nelle scorse ore ed è stata comunicata il 23 luglio all’avvocato ginevrino Romain Jordan, che assiste il Governo italiano.
Secondo i magistrati svizzeri, «né la cittadinanza italiana di diverse vittime, né i costi sostenuti dalla Repubblica Italiana per prestare assistenza ai propri cittadini sono idonei a conferire la qualità di parte lesa». Una presa di posizione destinata a pesare sul procedimento giudiziario che dovrà chiarire eventuali responsabilità per una delle tragedie che più hanno colpito decine di famiglie italiane.
Perché la Procura ha respinto la richiesta dell’Italia
La richiesta avanzata dall’Italia puntava a consentire allo Stato di partecipare formalmente al procedimento penale aperto in Svizzera dopo il rogo del locale Le Constellation.
La Procura di Sion, però, ha ritenuto che gli elementi presentati non siano sufficienti per riconoscere allo Stato italiano la qualifica di parte lesa, precisando che la nazionalità delle vittime e le spese sostenute per assistere i cittadini coinvolti non attribuiscono automaticamente questo diritto.
L’inchiesta prosegue comunque per accertare le eventuali responsabilità legate all’incendio che, durante i festeggiamenti di Capodanno, ha provocato la morte di sei ragazzi italiani e il ferimento di altri quattordici.
I sopravvissuti tornano a Crans-Montana
La decisione della magistratura svizzera arriva mentre alcuni dei giovani rimasti feriti sono tornati proprio in queste ore a Crans-Montana, affrontando il luogo della tragedia insieme alle loro famiglie.
Tra loro c’è anche Lorenzo, il quindicenne di Cantù sopravvissuto all’incendio, accompagnato dalla madre Elisabetta Galli, dal padre Francesco Riva e dal fratello Federico.
«La scelta di tornare a Crans-Montana arriva da un desiderio di nostro figlio. Un’esigenza. Ci facciamo forza a vicenda. Non so ancora che effetto mi farà e un po’ mi fa paura. Ma è giusto così», ha raccontato la madre a La Repubblica.
«Abbiamo bisogno di giustizia»
Il ritorno rappresenta una tappa importante nel percorso di ricostruzione dopo il dramma vissuto.
«Hanno deciso di fare questa cosa insieme. Lorenzo mi ha detto: “Mamma vado, ma se ci sono i miei amici”. Vogliono andare oltre questa tragedia affrontandola», spiega Elisabetta Galli.
Ma accanto al desiderio di guardare avanti resta la richiesta di fare piena luce su quanto accaduto.
«Sono arrabbiata perché non sono state rispettate regole basilari sulla sicurezza, che in Svizzera ci sono. Ci aspettavamo che venissero rispettate, altrimenti non avremmo mandato al Constellation i nostri figli. Abbiamo bisogno di giustizia», afferma la donna.
Il ricordo di Sofia Prosperi
Per Lorenzo il viaggio ha anche un significato profondamente personale.
Il ragazzo vuole rendere omaggio all’amica Sofia Prosperi, una delle sei vittime del rogo, conosciuta fin da bambino alla International School of Como.
L’intenzione è lasciare una sua fotografia davanti all’ingresso del locale, accanto alle immagini degli altri ragazzi morti nell’incendio, e portarne un’altra al memoriale realizzato in loro ricordo.
Un gesto simbolico che accompagna il difficile ritorno nel luogo dove, pochi mesi fa, la vita di decine di giovani è cambiata per sempre, mentre le famiglie continuano ad attendere che l’inchiesta individui eventuali responsabilità.

