Il cantante costretto a saltare due eventi: febbre e mal di testa tra i sintomi più comuni, ma nei casi più gravi può colpire il sistema nervoso
Tommaso Paradiso è stato costretto a fermarsi dopo essere stato punto da un pappatacio. Il cantante ha raccontato sui social di avere contratto il Toscana virus, spiegando di essere ancora in fase di guarigione e di non sentirsi abbastanza bene per partecipare a due importanti appuntamenti musicali.
L’artista non sarà infatti presente il primo settembre agli RTL Power Hits all’Arena di Verona, evento nel quale viene decretato il tormentone estivo del 2026, né il giorno successivo ai Radio Zeta Future Hits. «Una decina di giorni fa un pappatacio ha deciso di pungermi trasmettendomi il Toscana Virus – ha scritto Paradiso nelle sue Stories –. Sono in via di guarigione ma non ancora al massimo».
Il cantautore ha quindi spiegato ai suoi follower di essere dispiaciuto per l’assenza e ha dato appuntamento ai prossimi impegni. Quest’anno Paradiso era tra gli artisti in corsa per la hit dell’estate con “Agitare coca cola”.
Dietro la vicenda personale del cantante c’è però un’infezione conosciuta da tempo dalla comunità scientifica e che negli ultimi anni ha attirato una crescente attenzione anche in Italia.
Cos’è il Toscana virus e perché si chiama così
Il nome può trarre in inganno. Il Toscana virus (TosV) non è un virus confinato alla Toscana e la denominazione ha esclusivamente un’origine storica: il microrganismo fu isolato per la prima volta proprio in questa regione, all’inizio degli anni Settanta, da ricercatori dell’Istituto superiore di sanità.
Si tratta di un arbovirus, cioè un virus trasmesso all’uomo attraverso artropodi vettori. In questo caso il vettore è rappresentato dai flebotomi, piccoli insetti ematofagi comunemente conosciuti come pappataci.
Il Toscana virus è ampiamente diffuso in Italia e in diversi Paesi dell’Europa meridionale. La puntura di un pappatacio infetto può trasmettere il virus all’uomo, ma nella maggior parte dei casi l’infezione non provoca sintomi oppure determina una forma lieve.
Il periodo di incubazione è generalmente compreso tra 3 e 7 giorni, anche se può arrivare fino a due settimane.
I sintomi: dalla febbre al mal di testa, cosa può succedere
La maggior parte delle infezioni da Toscana virus è asintomatica o paucisintomatica. Quando compaiono, i disturbi più frequenti hanno un esordio improvviso.
Tra i principali sintomi ci sono:
- febbre;
- mal di testa;
- nausea;
- vomito.
Nelle forme più comuni i sintomi tendono a risolversi spontaneamente, mediamente nell’arco di circa una settimana, senza che sia necessario ricorrere all’assistenza medica. Proprio per questo molte infezioni possono non essere diagnosticate.
Il quadro cambia nelle forme neuro-invasive, decisamente meno frequenti, nelle quali il virus può interessare il sistema nervoso centrale e provocare meningite, encefalite o meningo-encefalite.
I dati raccolti dall’ISS mostrano infatti che, tra i casi neuro-invasivi analizzati nel periodo 2020-2023, il 48,1% era costituito da meningiti, il 32,5% da encefaliti e il 17,8% da meningo-encefaliti. Sono state inoltre segnalate, in percentuali molto più ridotte, polineuropatie e forme associate di meningite e polineuropatia.
I numeri in Italia: 607 casi neuro-invasivi dal 2016 al 2023
Il dato che restituisce meglio la dimensione del fenomeno arriva dalla sorveglianza epidemiologica.
Secondo l’ISS, tra il 2016 e il 2023 sono stati segnalati 607 casi di infezione neuro-invasiva da Toscana virus. Quasi la metà, 276 casi, è stata notificata nel solo biennio 2022-2023, periodo nel quale è stato registrato un tasso di incidenza nettamente superiore rispetto agli anni precedenti.
Nel complesso, nello stesso periodo, sono stati registrati anche due decessi riconducibili all’infezione.
Per quanto riguarda il dato più recente, nel 2025 la sorveglianza coordinata dall’ISS ha registrato 115 casi autoctoni e un caso importato. Nel 2024 erano stati invece notificati 238 casi autoctoni e 503 importati.
I numeri vanno quindi letti nel contesto della sorveglianza epidemiologica: non indicano che la maggior parte delle persone infettate sviluppi una forma grave. Al contrario, le infezioni più comuni rimangono asintomatiche o caratterizzate da sintomi lievi.
Agosto è il mese con più casi: il ruolo del clima
Il Toscana virus presenta una precisa stagionalità. I casi vengono osservati soprattutto tra maggio e novembre, con un picco nel mese di agosto, periodo nel quale la presenza dei pappataci è particolarmente rilevante.
Tra i 607 casi neuro-invasivi registrati dal 2016 al 2023, circa il 70% ha riguardato uomini.
L’andamento dell’infezione sembra inoltre essere influenzato dalle condizioni climatiche. L’ISS segnala un’associazione tra stagioni caratterizzate da condizioni climatiche estreme o anomale e la frequenza con cui vengono registrati i casi.
È un elemento che contribuisce a spiegare perché il virus sia tornato sotto osservazione negli ultimi anni, senza però trasformare il fenomeno in un’emergenza sanitaria.
Come si trasmette e chi rischia di più
Il Toscana virus viene trasmesso dalla puntura dei pappataci infetti. Non si tratta quindi di un contagio che avviene normalmente attraverso il contatto diretto tra persone.
Il rischio è legato soprattutto alla presenza del vettore e all’esposizione alle sue punture durante la stagione calda.
Le infezioni possono essere prevenute soprattutto riducendo le possibilità di essere punti: sono utili le normali misure di protezione dagli insetti, soprattutto nelle aree dove i flebotomi sono presenti.
Non esiste una terapia antivirale specifica
Attualmente non esiste una terapia antivirale specifica contro il Toscana virus.
Il trattamento è principalmente sintomatico e di supporto. Le forme lievi tendono a risolversi spontaneamente, mentre nei casi neurologici più importanti può rendersi necessario il ricovero ospedaliero.
Per la maggior parte delle persone, dunque, l’infezione non si traduce in una malattia grave. Le forme neuro-invasive restano meno frequenti, ma proprio per la possibilità di un interessamento del sistema nervoso il virus continua a essere oggetto di sorveglianza epidemiologica.
La vicenda di Tommaso Paradiso, dunque, riporta l’attenzione su un virus presente da decenni nel nostro Paese e trasmesso da un insetto molto piccolo. Il suo racconto personale si inserisce in un quadro epidemiologico più ampio: il picco dei casi nei mesi estivi, i 607 casi neuro-invasivi segnalati tra il 2016 e il 2023 e l’aumento dell’attenzione scientifica negli ultimi anni rendono il Toscana virus un fenomeno da conoscere, senza però alimentare allarmismi.

