Catherine Birmingham e Nathan Trevallion hanno scelto di vivere nei boschi di VastoCatherine Birmingham e Nathan Trevallion

Il Tribunale dei minorenni dell’Aquila dispone il riavvicinamento: rientri diurni subito, da ottobre anche i pernottamenti

Un passo avanti, ma non ancora il ricongiungimento definitivo. Per la famiglia Trevallion-Birmingham, conosciuta come la “famiglia nel bosco” di Palmoli, arriva una nuova decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila che modifica in parte il percorso seguito finora e dispone un progressivo riavvicinamento dei tre figli ai genitori.

Il decreto, firmato dal presidente del Tribunale nei suoi ultimi giorni di servizio all’Aquila, prevede che gli incontri tra i bambini e Nathan Trevallion e Catherine Birmingham possano svolgersi alternando lo spazio neutro e le abitazioni dei genitori. I minori potranno inoltre recarsi nelle pertinenze della loro abitazione originaria, dove potranno rivedere anche gli animali della piccola fattoria.

La decisione rappresenta un’evoluzione rispetto all’attuale collocamento dei bambini, ma lascia ancora aperta la questione del loro rientro definitivo in famiglia. Ed è proprio su questo punto che la difesa annuncia di voler proseguire la battaglia giudiziaria.

Rientri diurni subito, da ottobre i pernottamenti nel fine settimana

Secondo quanto spiegato dall’avvocato Simone Pillon, difensore della famiglia, il programma stabilito dal Tribunale prevede che i primi rientri a Palmoli possano iniziare immediatamente.

Gli incontri dovranno essere organizzati con il coinvolgimento del tutore, del curatore, dei servizi sociali e della neuropsichiatria infantile. In una prima fase i bambini potranno trascorrere periodi più lunghi con i genitori, ma senza pernottare.

Dopo almeno un mese di regolare frequenza scolastica, il servizio sociale dovrà valutare l’opportunità di consentire ai minori di trascorrere con mamma e papà anche i fine settimana con pernottamento.

Il termine indicato dal provvedimento per un nuovo passaggio della vicenda è il 30 ottobre, quando potranno essere depositate ulteriori memorie. Successivamente il Tribunale dovrà valutare l’eventuale rientro dei bambini presso i genitori.

Per Pillon, tuttavia, proprio questa scansione temporale rappresenta uno degli elementi più problematici del provvedimento.

Pillon: «Il pieno ricongiungimento è ancora lontano»

«Il percorso giudiziario di questa famiglia pare ancora lontano dal necessario e auspicabile pieno ricongiungimento familiare», ha dichiarato Pillon, annunciando che la difesa presenterà reclamo alla Corte d’Appello dell’Aquila.

Il legale contesta innanzitutto la gradualità prevista dal Tribunale e sostiene che non siano stati adeguatamente considerati i richiami arrivati dagli esperti della neuropsichiatria infantile, dalla difesa e dalla consulente tecnica d’ufficio sulla necessità di un rientro definitivo dei minori.

Secondo la difesa, inoltre, la situazione familiare sarebbe profondamente cambiata rispetto alle criticità abitative e relazionali che erano state inizialmente contestate.

Pillon evidenzia anche un altro aspetto: i genitori non avrebbero potuto trascorrere con i figli alcuni giorni di vacanza a causa dei tempi della decisione. La richiesta della difesa è quindi che questi periodi possano essere recuperati.

La questione dei tempi e della scuola

Tra gli aspetti ancora da definire c’è anche quello pratico legato alla scuola. Il progressivo ritorno dei bambini a Palmoli pone infatti interrogativi sulla loro organizzazione quotidiana e sugli spostamenti.

«Quale sarà il luogo di iscrizione alla scuola? Non si sa», ha spiegato Pillon, sottolineando la necessità di evitare ai minori lunghe trasferte tra Palmoli e Vasto e, allo stesso tempo, di individuare una soluzione che permetta loro un inserimento il più possibile sereno.

La difesa richiama inoltre il tema dell’attenzione mediatica e del rischio che i bambini possano essere esposti a situazioni di disagio o di bullismo.

Secondo Pillon, il provvedimento non avrebbe fornito indicazioni sufficientemente precise su questi aspetti, lasciando a tutore, curatore e servizi sociali il compito di individuare le soluzioni operative.

«Due genitori stremati e sull’orlo del collasso emotivo»

Sulla decisione è intervenuto anche lo psichiatra Tonino Cantelmi, perito di parte della famiglia, che ha descritto lo stato emotivo dei genitori dopo il lungo percorso giudiziario.

«La famiglia resta ancora nel tunnel disgraziato ma finalmente intravede una luce. A questa luce si aggrappano due genitori stremati e sull’orlo del collasso emotivo», ha detto Cantelmi all’ANSA.

Per lo psichiatra, il rientro graduale rappresenta comunque, nelle condizioni attuali, «l’unica strada percorribile». Cantelmi considera particolarmente significativo il fatto che i bambini possano tornare a incontrare i genitori anche nel luogo in cui vivevano prima del loro allontanamento e dove avevano trascorso la loro quotidianità a contatto con la natura e con gli animali.

Il professionista ha quindi invitato Nathan e Catherine a collaborare con le istituzioni e ad affrontare «l’ultimo tratto del tunnel», citando la speranza espressa dalla stessa Catherine di vedere sorgere «una nuova alba».

Cantelmi ha inoltre ribadito la propria valutazione sulla vicenda, sostenendo che si tratterebbe di genitori «non abusanti, non maltrattanti e non delinquenti» e definendo il collocamento dei bambini fuori dalla famiglia «una pagina molto triste per l’Italia».

Roccella: «Verificare gli effetti delle decisioni sulla salute dei bambini»

Sul caso è intervenuta anche la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità Eugenia Roccella, concentrando l’attenzione sul principio dell’interesse superiore dei minori.

«Poiché ogni decisione viene assunta invocando l’interesse dei minori, ed è il loro bene che deve orientare scelte e decisioni, sarebbe importante che in situazioni di questo tipo ci fosse una verifica da parte terza sugli effetti dei provvedimenti assunti sulla salute dei bambini», ha dichiarato.

Secondo Roccella, il ricongiungimento a tappe stabilito dai giudici «può essere un passo decisivo» verso la riunificazione della famiglia. Allo stesso tempo, però, le ulteriori limitazioni e il tempo trascorso lontano dai genitori renderebbero necessaria una valutazione oggettiva delle condizioni dei bambini e degli effetti delle decisioni adottate sul loro benessere.

La ministra ha esteso la riflessione anche alle altre famiglie interessate da provvedimenti di allontanamento, sottolineando la necessità di verificare nel tempo gli effetti di tali misure sulla salute psicofisica dei minori.

La difesa prepara il reclamo

La decisione del Tribunale, dunque, apre una nuova fase ma non chiude il procedimento. Da una parte ci sono i primi rientri a Palmoli e la prospettiva dei pernottamenti nel fine settimana; dall’altra resta ancora da stabilire quando e se i tre bambini potranno tornare stabilmente a vivere con i genitori.

La difesa considera troppo incerti i tempi indicati dal provvedimento e annuncia il reclamo alla Corte d’Appello dell’Aquila. Il prossimo passaggio già fissato è quello del 30 ottobre, quando potranno essere presentate ulteriori memorie prima di una nuova decisione.

Per la famiglia, intanto, il provvedimento rappresenta un primo concreto avvicinamento dopo mesi di separazione. Ma, come sottolineato dal legale e dal perito di parte, il percorso verso il ritorno definitivo dei bambini resta ancora aperto.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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