La madre: «Non voleva danneggiarlo». E chi lo conosceva lo descriveva come un uomo tranquillo
C’era la paura, ma anche la convinzione di poter riuscire a uscire da quella relazione da sola. È questo uno degli elementi più drammatici che emergono nelle ore successive alla morte di Lorena Isceri, la 45enne originaria di Squinzano, nel Salento, uccisa dal suo ex compagno Federico Vella, 36 anni, dopo essere stata gettata da un viadotto dell’A1 nel territorio di Barberino del Mugello, in provincia di Firenze. L’uomo si è poi tolto la vita lanciandosi dallo stesso viadotto.
A raccontare cosa stava vivendo Lorena sono ora soprattutto le parole della madre e di un’amica che, fino all’ultimo, aveva cercato di convincerla a rivolgersi alle forze dell’ordine.
«Aveva paura», ha raccontato la madre di Lorena ai microfoni di Sky e Rai, arrivata a Firenze insieme ad alcuni familiari. L’ultima telefonata con la figlia risaliva alla mattina della tragedia, intorno alle 10:30. «Era tranquilla», ha spiegato la donna.
Ma quando le è stato chiesto se Lorena le avesse parlato della relazione con il 36enne, la risposta è stata diversa: «Aveva paura».
L’amica: «Fino a ieri le avevo chiesto di denunciare»
Ancora più dirette sono le parole di Samanta, amica della 45enne, pubblicate da La Nazione. La donna racconta di aver cercato di convincere Lorena Isceri a chiedere aiuto.
«L’avevo avvisata che l’avrebbe aspettata sotto casa. Fino a ieri le avevo chiesto di andare dalle forze dell’ordine, di denunciare. Ma lei mi rispondeva che ne sarebbe uscita da sola».
Parole che oggi assumono un peso drammatico.
Samanta descrive Lorena come «una donna eccezionale» e poi utilizza un’immagine particolarmente forte per raccontare il cambiamento che, a suo dire, aveva visto nell’ex compagno: «Lui si era rivelato un dottor Jekyll e Mr. Hyde».
La relazione tra i due, secondo quanto riferito, era terminata ad agosto, dopo una vacanza insieme in Grecia. Ma la fine del rapporto non avrebbe cancellato le paure della 45enne.
Anche la madre ha provato a spiegare perché la figlia non avesse denunciato l’ex: «Non voleva danneggiarlo, con la denuncia c’erano delle conseguenze anche penali, avevano detto, non lo so».
In palestra appariva tranquillo: «Gentilezza quasi esagerata»
Il racconto di chi aveva conosciuto Federico Vella restituisce un’immagine molto diversa da quella dell’uomo responsabile della tragedia.
I due frequentavano una palestra nella zona di Novoli, a Firenze, generalmente nel pomeriggio dopo il lavoro. Erano frequentatori assidui, ma si allenavano separatamente.
Un compagno di allenamento, citato da La Nazione, ha raccontato di aver visto Vella trasformare il proprio fisico negli ultimi due anni: era diventato «enorme, possente». Ma non era soltanto l’aspetto fisico a colpire. In palestra, secondo il suo conoscente, appariva «tranquillo», molto selettivo nelle amicizie e con un atteggiamento misurato.
Proprio per questo, racconta un’altra persona che lo aveva frequentato anni fa, la tragedia appare difficile da comprendere.
«È incredibile. Non sembrava una persona capace di fare una cosa così grave. Appariva innocuo: di una gentilezza quasi esagerata e una compostezza che si vede raramente», ha raccontato Alessia, che avrebbe frequentato Vella tra il 2013 e il 2014.
Un contrasto che oggi rende ancora più dolorose le testimonianze raccolte a Firenze.
«Siamo devastati»: il dolore dei colleghi di Vella
Anche sul posto di lavoro di Vella prevalgono incredulità e sgomento. Nella società di noleggio di auto e furgoni dove lavorava, i colleghi fanno fatica a comprendere quanto accaduto.
«Siamo devastati, è una tragedia inspiegabile», ha raccontato uno di loro, sottolineando soprattutto il dolore che ora ricade sulle due famiglie.
Intanto, davanti alla palestra frequentata dalla coppia, il clima è completamente cambiato. Chi conosceva Lorena parla di una donna che aveva cercato di chiudere quella relazione e che, secondo le testimonianze raccolte, viveva con timore la situazione.
Il suo profilo social è stato intanto sommerso da messaggi di cordoglio per Lorena Isceri e di condanna nei confronti dell’ex compagno.
Il dolore di Squinzano: «Una famiglia distrutta»
Il dramma ha raggiunto anche Squinzano, in provincia di Lecce, paese d’origine di Lorena. Il sindaco Mario Pede ha parlato di una famiglia «ben inserita nel tessuto sociale e produttivo» della comunità.
La madre e il fratello della 45enne sono partiti per Firenze, mentre il padre è rimasto a Squinzano. «Sono stato con lui nella mattinata: è un uomo distrutto», ha raccontato il sindaco.
Lorena si era trasferita da anni lontano dal paese e lavorava nel settore della medicina veterinaria, dove, secondo il primo cittadino, si era distinta per l’impegno nello studio e nella professione.
«È una tragedia immane per tutta la comunità», ha aggiunto Pede, annunciando anche il lutto cittadino nel giorno dei funerali.
La famiglia si prepara ora a riportare a casa Lorena. Restano le parole di chi, nei giorni precedenti alla tragedia, aveva percepito la sua paura e aveva cercato di convincerla a chiedere aiuto. Parole che, dopo quanto accaduto sul viadotto dell’A1, assumono un significato ancora più drammatico.

