Terza condanna all’ergastolo in appello per l’ex bancario accusato dell’omicidio di Carol Maltesi, in aula ha chiesto scusa
«L’ergastolo è l’unica consolazione che abbiamo… Carol non torna». È la frase di Anna, sorella di Carol Maltesi, a fotografare meglio di qualsiasi altra cosa il momento in cui si chiude, almeno per ora, il nuovo capitolo giudiziario sull’omicidio della 26enne.
La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha condannato ancora una volta Davide Fontana all’ergastolo, riconoscendo la premeditazione del delitto. È la terza volta che arriva la pena massima in appello e il sesto processo complessivo per una vicenda giudiziaria che, con ogni probabilità, non è ancora arrivata alla fine.
La difesa ha infatti già annunciato il ricorso in Cassazione. Dopo il deposito delle motivazioni, previsto entro 60 giorni, si aprirà dunque un nuovo passaggio davanti alla Suprema Corte.
Fontana in aula: «Non ho mai potuto organizzare di farle del male»
Durante l’udienza, il 46enne ha scelto di parlare e ha provato ancora una volta a contestare l’ipotesi della premeditazione.
«Non ho mai potuto organizzare di far del male a lei. Ciò è lontano da ciò che ero e che sono», ha detto Fontana.
Poi le scuse: «Mi spiace e mi vergogno, quell’orrore non mi è mai appartenuto, chiedo scusa a tutti».
La linea della difesa, rappresentata dall’avvocato Stefano Paloschi, è rimasta quella del dolo d’impeto, con la richiesta di riconoscere le attenuanti nella loro massima estensione.
La Corte, però, ha confermato la valutazione già sostenuta nei precedenti passaggi, considerando le attenuanti subvalenti anche rispetto all’aggravante della crudeltà.
La premeditazione torna al centro del processo
È proprio sulla premeditazione che si è concentrato ancora una volta il tormentato iter giudiziario.
Fontana era stato condannato in primo grado a 30 anni di carcere. Nei successivi gradi di giudizio era arrivato l’ergastolo, ma la Cassazione era intervenuta due volte proprio sulla questione della premeditazione, disponendo l’annullamento con rinvio.
L’ultima decisione della Suprema Corte, arrivata lo scorso febbraio, aveva evidenziato «evidenti deficit» nelle motivazioni della sentenza d’appello bis rispetto alla precedente decisione di primo grado che aveva escluso l’aggravante.
La Corte d’Assise d’Appello di Milano, nel nuovo giudizio, ha però ritenuto nuovamente dimostrata la pianificazione del delitto e ha inflitto a Fontana la pena dell’ergastolo, senza isolamento diurno.
La Procura: «Ha organizzato scientificamente l’omicidio e anche il post mortem»
La sostituta pg Simonetta Bellaviti ha ricostruito durante la requisitoria gli elementi che, secondo l’accusa, dimostrerebbero la premeditazione.
«In modo scientifico ha organizzato l’omicidio e anche il post mortem», ha sostenuto la rappresentante della pubblica accusa, aggiungendo: «Di fronte a questi elementi forti la Cassazione mi sembra che stia a sminuzzare il capello».
Tra gli elementi citati dalla Procura anche il comportamento successivo all’omicidio.
Secondo la ricostruzione accusatoria, Fontana sapeva «perfettamente cosa avrebbe fatto dopo il delitto», tanto da chiedere una finta malattia lavorativa per Covid.
Dopo aver ucciso Carol, ha spiegato Bellaviti, «e averla lasciata lì in mezzo al sangue, comprò l’accetta, gli occhiali-maschera, cesoia e guanti».
L’omicidio di Carol Maltesi e quei due mesi con il corpo nascosto
Carol Maltesi venne uccisa l’11 gennaio 2022 nell’abitazione di lei a Rescaldina, nel Milanese.
Secondo quanto ricostruito nel processo, Fontana la colpì con un martello mentre la donna era legata per realizzare un video destinato a OnlyFans. Il video era stato commissionato dallo stesso Fontana attraverso un profilo falso.
Dopo l’omicidio, l’ex bancario fece a pezzi il corpo e conservò i resti in un congelatore per oltre due mesi.
Quando non riuscì a bruciarli, decise di disfarsi dei resti trasportandoli in sacchi neri e abbandonandoli in una discarica nel Bresciano. Fu un passante a trovare i resti e a far scattare gli accertamenti che portarono alla ricostruzione della vicenda.
Per la Procura, anche la gestione del corpo dopo l’omicidio costituisce uno degli elementi utilizzati per sostenere la tesi della pianificazione.
La sorella Anna: «Speriamo sia finita, ma non ci credo più»
Dopo la lettura della sentenza, davanti ai cronisti è arrivata la reazione di Anna, sorella di Carol e parte civile nel processo insieme al padre.
«Speriamo che sia finita stavolta, ma non ci credo più. Sono contenta per la sentenza. Abbiamo fatto un passo avanti. Non abbiamo altre consolazioni che questa sentenza», ha detto.
Poi il riferimento alla pena massima: «L’ergastolo è l’unica consolazione che abbiamo… Carol non torna».
Anna ha ringraziato la rappresentante della pubblica accusa e i giudici, ma ha escluso categoricamente qualsiasi possibilità di confronto con Fontana.
«Non voglio sapere nulla di lui»: la chiusura sulla giustizia riparativa
La sorella di Carol ha anche affrontato il tema della giustizia riparativa, percorso al quale Fontana era stato ammesso tempo fa.
«Non c’è alcuna intenzione di un incontro sulla giustizia riparativa, non voglio sapere nulla di lui», ha detto Anna.
E ha aggiunto: «A gennaio saranno 5 anni che è stata uccisa e cosa dobbiamo ancora rivalutare?».
Una posizione ribadita anche dopo la sentenza: «Non mi interessa lui e il suo percorso».
Per la famiglia, dunque, il nuovo ergastolo rappresenta una vittoria giudiziaria, ma non può cancellare ciò che è accaduto.
E soprattutto non significa ancora la parola fine sul procedimento.
Dopo il ter appello arriverà il settimo processo
La sentenza di oggi è infatti destinata a essere impugnata.
La difesa di Fontana presenterà ricorso in Cassazione dopo il deposito delle motivazioni della Corte d’Assise d’Appello, atteso entro 60 giorni.
Sarà quindi la settima fase processuale di una vicenda che ha già attraversato primo grado, appelli e ripetuti interventi della Suprema Corte.
Per Anna, però, resta una sola certezza: «Carol non torna». E anche questa volta, nonostante l’ergastolo, la famiglia sa già che il percorso giudiziario non è concluso.

