Per le insalate in pieno campo si registrano perdite fino al 40%
L‘insalata in busta rischia di diventare più difficile da trovare nei supermercati. Non è un problema di un singolo prodotto o di una temporanea difficoltà di distribuzione: il comparto della quarta gamma sta facendo i conti con gli effetti di un’estate segnata da temperature eccezionalmente elevate, siccità prolungata e disponibilità irregolare di acqua.
Per tornare ai quantitativi abituali sugli scaffali servirà ancora tempo. Secondo Confcooperative, per le produzioni coltivate in serra sarà necessario almeno un mese prima di recuperare i livelli standard di approvvigionamento.
La situazione è invece ancora più pesante per le insalate coltivate in pieno campo, dove la stagione viene considerata ormai compromessa e le perdite arrivano fino al 40% del raccolto.
Il caldo ha bruciato le coltivazioni: cosa sta succedendo
A fare il punto sulla situazione degli approvvigionamenti è Confcooperative, impegnata a Parigi in una riunione del Gruppo di Contatto Quarta Gamma, che riunisce i principali produttori europei di Italia, Spagna, Francia e Portogallo.
Il quadro delineato dall’organizzazione è particolarmente delicato. «Il comparto della quarta gamma sta attraversando una delle fasi più difficili della sua storia recente», sottolinea il presidente del settore Ortofrutticolo di Confcooperative Vernocchi.
A pesare sono soprattutto le condizioni climatiche che hanno caratterizzato la stagione: temperature eccezionalmente elevate, siccità prolungata e irregolarità nella disponibilità idrica.
Secondo Confcooperative, questi fattori hanno avuto conseguenze non soltanto sulla quantità delle produzioni, ma anche sulla loro qualità e sulla possibilità di garantire una fornitura continua.
Ed è proprio questa combinazione a spiegare perché per le insalate in busta coltivate in serra servirà circa un mese per tornare ai quantitativi standard, mentre per quelle provenienti dalle coltivazioni in pieno campo la situazione stagionale è ormai compromessa.
L’emergenza potrebbe continuare anche in inverno
Il problema, però, potrebbe non fermarsi con la fine dell’estate.
Confcooperative guarda già alla campagna invernale, che secondo l’organizzazione si presenta a sua volta in salita. Il motivo è legato alle scelte che potrebbero compiere gli stessi agricoltori dopo una stagione così complicata.
«Molti agricoltori potrebbero decidere ora di coltivare verdure per la prima gamma», spiega Vernocchi.
La prima gamma, secondo la ricostruzione fornita da Confcooperative, è riuscita infatti a ottenere una rivalutazione dei propri prodotti, con prezzi e ricavi più alti. Questo potrebbe spingere una parte degli agricoltori a destinare maggiori superfici a queste coltivazioni, riducendo invece quelle riservate alla quarta gamma.
Il rischio, quindi, è che alla difficoltà provocata dal clima si aggiunga un secondo problema: una progressiva riduzione delle superfici agricole destinate alle insalate e agli altri prodotti di quarta gamma.
Non solo il caldo: il problema dei prezzi con la grande distribuzione
C’è poi un’altra questione che preoccupa il comparto.
Durante l’estate la grande distribuzione ha adeguato i prezzi di diversi prodotti freschi, mentre secondo Confcooperative la quarta gamma ha avuto una capacità molto più limitata di trasferire gli aumenti dei costi.
È una situazione che rischia di mettere sotto pressione ulteriormente un settore già alle prese con raccolti ridotti e costi produttivi condizionati dalle difficoltà climatiche.
Per questo Confcooperative chiede un confronto con la grande distribuzione per rivedere la programmazione, i volumi, gli assortimenti, i programmi promozionali e i prezzi.
L’obiettivo è evitare che l’emergenza delle coltivazioni si trasformi in un problema più lungo per l’intera filiera.
Quando tornerà la normale disponibilità dell’insalata in busta
La previsione indicata da Confcooperative è dunque abbastanza precisa: circa un mese per riportare le produzioni in serra ai quantitativi standard e riempire con la consueta regolarità i supermercati.
Nel frattempo, le coltivazioni in pieno campo scontano una stagione ormai compromessa, con perdite che possono arrivare al 40%.
E il vero interrogativo riguarda ciò che accadrà nei prossimi mesi: se una parte degli agricoltori sceglierà di ridurre le superfici dedicate alla quarta gamma per puntare sulla prima gamma, la difficoltà di approvvigionamento potrebbe non essere soltanto una conseguenza del caldo record di quest’estate.

