La docente della scuola media Giovanni Verga di Roma è stata dimessa con sette giorni di prognosi
Non si aspettava di vederlo entrare in aula in quel modo e soprattutto non avrebbe mai immaginato che quel ragazzo potesse aggredirla. Isabella Marsilio, la professoressa della scuola media Giovanni Verga di Roma accoltellata da un alunno di 13 anni, ha raccontato quei drammatici momenti e ha svelato un particolare che ha colpito più di tutti: nonostante quanto accaduto, vuole incontrare il ragazzo e abbracciarlo.
La docente è stata dimessa dall’ospedale Vannini con sette giorni di prognosi. Dopo il ferimento era stata accompagnata nella struttura sanitaria per le cure necessarie. La ferita riguardava la zona laterale del braccio.
Ma è stato il suo racconto, affidato a un’intervista telefonica trasmessa durante Dentro la notizia, il programma di Gianluigi Nuzzi su Canale 5, a ricostruire nel dettaglio la mattinata dell’aggressione.
Il 13enne era assente, poi è entrato con casco e telecamera
Alle 9 la professoressa era regolarmente in classe. Il ragazzo, invece, non c’era. Marsilio aveva già fatto l’appello e registrato la sua assenza. Quella mattina, però, era prevista una prova particolare: lo studente avrebbe dovuto recuperare un debito di storia.
La docente stava parlando con un’altra studentessa, anche lei alle prese con un debito scolastico, quando la situazione è cambiata improvvisamente.
«Sento aprire la porta e vedo lui con un caschetto da ciclista e un occhiale con al centro una telecamera», ha raccontato Marsilio.
La professoressa non avrebbe avuto alcun motivo per immaginare ciò che sarebbe accaduto pochi istanti dopo. «Mai al mondo mi sarei aspettata che mi stesse venendo vicino per pugnalarmi», ha spiegato.
Secondo il suo racconto, il ragazzo aveva con sé un pugnale lungo almeno un palmo e mezzo e seghettato. L’ha colpita tre volte all’altezza dell’ascella sinistra.
«Una cosa terribile. E mi ha colpito tre volte all’altezza dell’ascella sinistra. Ma lì ci ha messo la mano Dio», ha detto la docente.
La dinamica viene dunque descritta dalla stessa insegnante, che ha raccontato anche la paura provata durante quei momenti: «Ho avuto paura di morire. Lui mi accoltellava e stava in silenzio».
«Aveva gli occhi gelidi». Ma la professoressa lo ha già perdonato
È un altro passaggio dell’intervista a colpire per il contrasto con la violenza dell’aggressione a Centocelle. Marsilio ha raccontato di aver guardato il suo alunno negli occhi durante l’attacco e di aver avuto la sensazione che si trattasse di un gesto preparato.
«Aveva gli occhi gelidi, freddi, senza anima. Occhi proprio di qualcuno che ha pianificato un’azione scientemente, lucidamente e che la stava portando a termine», ha riferito.
Eppure, quando le è stato chiesto se avesse paura di tornare in cattedra, la risposta è stata netta: «No, le posso dire una cosa, non ho paura per niente».
Ancora più sorprendente la risposta alla domanda sulla possibilità di incontrare il ragazzo.
«Sarei anche disposta a incontrarlo, per farmi spiegare tutto quest’odio, questa rabbia verso di me, da che cosa deriva».
Poi la docente ha aggiunto una frase ancora più forte: «Assolutamente, l’ho già perdonato».
Marsilio ha spiegato di provare affetto nei confronti del giovane e di essere dispiaciuta per non aver compreso prima quanto fosse profondo il suo disagio.
«Gli voglio bene e mi dispiace enormemente di aver compreso adesso quanto forte e profondo fosse il suo malessere», ha detto, spiegando che vorrebbe incontrarlo anche «per abbracciarlo».
La prof: «L’anno scorso aveva dato segnali di malessere»
Nel racconto della docente c’è anche un elemento relativo al comportamento del ragazzo nel precedente anno scolastico. Secondo Marsilio, avrebbe già manifestato segnali di malessere interiore.
«È figlio unico, i genitori vivono per lui», ha raccontato. La professoressa ha parlato di alcuni comportamenti che, a suo giudizio, lasciavano pensare a una situazione di disagio: «In tante occasioni manifestava un senso di rabbia, fastidio, superiorità, anche nei confronti dei compagni. Era molto inquieto».
La docente ha collegato inoltre l’aggressione alla mattinata nella quale il tredicenne avrebbe dovuto affrontare il recupero del debito di storia, ma questo elemento appartiene alla ricostruzione fornita dalla stessa insegnante e non equivale, da solo, a stabilire quale sia stata la causa dell’aggressione.
Il salvataggio e le parole sulla remigrazione
Nel corso delle interviste è emerso anche un altro particolare: a intervenire in suo aiuto è stato uno studente di origine congolese.
Una circostanza che ha portato la docente a rispondere anche alle domande sui suoi precedenti post social favorevoli alla cosiddetta remigrazione. Marsilio ha detto di non vedere contraddizione tra le proprie idee espresse sui social e il fatto di riconoscere il gesto del ragazzo che l’ha aiutata.
«Non c’è nulla di incongruente tra un’idea che esprimo sui social e applaudire a un ragazzino che mi ha salvata. Le mie idee non cambiano», ha affermato.
E sul suo studente di origine congolese ha aggiunto: «Ha tutti i diritti per stare qui e gli dovrebbero dare una medaglia», distinguendo poi questa posizione da quella relativa a chi, secondo la sua affermazione, viene in Italia e delinque.
Una vicenda dunque ancora tutta da ricostruire, ma con una protagonista che, dopo essere stata ferita in classe, ha scelto di mettere al centro anche il disagio che ritiene di aver intravisto nel suo giovane aggressore. E soprattutto ha già fatto sapere di essere pronta a rivederlo: non per accusarlo, ma per ascoltarlo e abbracciarlo.

