Aveva 17 anni e davanti a sé un futuro già scritto nello sport
Aveva appena conquistato il suo posto nel futuro che aveva immaginato per sé. Owen Coyne aveva 17 anni, era all’ultimo anno della Marblehead High School, nel Massachusetts, co-capitano della squadra di football e atleta in tre discipline. Il prossimo autunno avrebbe dovuto iniziare una nuova vita al Williams College, continuando gli studi e giocando a football.
Quel futuro, però, si è spezzato all’improvviso.
Owen è morto a causa di una emorragia cerebrale improvvisa, non provocata da un impatto. Una tragedia che ha sconvolto la scuola, la squadra, gli insegnanti e un’intera comunità che in queste ore sta cercando di fare i conti con la perdita di quello che allenatori e compagni descrivono come un ragazzo speciale.
Ma anche dopo la sua morte, Owen ha continuato a lasciare qualcosa agli altri: i suoi organi saranno utilizzati per salvare la vita di cinque persone.
Il college che era diventato la sua prossima casa
La famiglia aveva appena vissuto con lui uno dei momenti più belli del suo ultimo anno di scuola: la scelta del college.
Quando Owen aveva visitato il Williams College, aveva incontrato la squadra e lo staff e aveva respirato l’atmosfera del campus. Per lui era diventata immediatamente la sua prossima casa.
«Il giorno in cui abbiamo visitato questo campus, fatto un giro dei giardini e incontrato la squadra e lo staff, abbiamo capito subito che Owen aveva trovato la sua prossima “casa”», ha raccontato la madre Angela Paradise.
Era il coronamento di anni di impegno. Owen non avrebbe soltanto proseguito gli studi: avrebbe continuato anche il suo percorso nel football americano.
«Il fatto che non vedremo mai il nostro Owie realizzare il suo sogno universitario dopo aver lavorato così duramente durante le superiori per guadagnarsi un posto a Williams è straziante», ha aggiunto la madre.
«Owie», «OC»: tutti avevano un nome per lui
Per la famiglia era Owie. Per gli amici, i compagni di squadra e gli allenatori era OC.
Nomi diversi per raccontare lo stesso ragazzo: un figlio, un fratello maggiore, un compagno di squadra, un atleta e un amico.
La madre lo ha ricordato come «l’anima più dolce che si possa incontrare, un vero dono». Owen era il fratello maggiore di Grady, Landon ed Ella e, secondo il ricordo della famiglia, aveva costruito intorno a sé una rete di amici e compagni di squadra ai quali era profondamente legato.
«La gentilezza, la positività, il calore e l’umiltà di O hanno lasciato un segno indelebile in tutti coloro che ha incontrato durante i suoi brevi 17 anni di vita», ha scritto la famiglia.
Il suo numero 18 sulle maglie dei compagni
Il dolore della Marblehead High School si è trasformato subito in un gesto concreto.
Venerdì 2 ottobre, durante la partita di hockey su prato femminile, i compagni di scuola hanno indossato il numero 18 di Owen sulle magliette realizzate per ricordarlo.
Un numero diventato improvvisamente il simbolo di un ragazzo che aveva ancora tutta la vita davanti.
«Da quello che ho capito dalle persone con cui ho parlato, era davvero una persona gentile e tutti gli volevano molto bene», ha raccontato il compagno di classe Jackson Nutt. «Penso che sia un grande tributo al suo nome e dimostra quante persone gli volessero bene, quanto lo amassero e quanto fosse influente per la scuola».
Anche la partita di football dei Marblehead Magicians prevista per sabato 3 ottobre è stata annullata.
L’allenatore: «Il futuro di Owen era brillante»
Owen praticava football, baseball e atletica leggera. Ma per chi lo allenava, il suo valore non si misurava soltanto nei risultati sportivi.
Il suo allenatore di atletica, Nolan Raimo, ha parlato di un ragazzo capace di affrontare anche le difficoltà con sicurezza e determinazione.
«Il futuro di Owen si prospettava brillante per tantissime ragioni», ha ricordato Raimo. «Ascoltava e agiva con consapevolezza in ogni aspetto della sua vita».
E ancora: «Ho visto Owen affrontare sfide impegnative in pista con sicurezza e determinazione. È stato fonte di ispirazione. Sia i successi che le sconfitte sono stati accolti con incredibile grazia e umiltà».
Poi una frase che riassume il sentimento di chi lo ha conosciuto: «Siamo stati fortunati ad aver avuto Owen su questa terra per il tempo che abbiamo avuto, perché abbiamo conosciuto una persona davvero speciale».
«Un dono e un eroe per perfetti sconosciuti»
Nel dolore più grande, la famiglia ha dovuto affrontare anche una scelta capace di trasformare la tragedia in una possibilità per altri.
Owen era un donatore di organi. Secondo quanto riferito dalla madre, i suoi organi potranno salvare la vita di cinque persone.
«Owen, sei stato davvero un dono, il dono più bello, per tutti noi. Sono così grata di essere tua madre», ha scritto Angela Paradise.
È questa l’eredità che la famiglia vuole portare avanti: quella di un ragazzo che aveva appena iniziato a costruire il proprio futuro e che, nonostante una morte improvvisa e incomprensibile, continuerà a vivere anche nelle vite di persone che non ha mai conosciuto.
«Ti amo con tutto il cuore e mi mancherai ogni minuto di ogni giorno, fino alla fine dei miei giorni su questa terra», ha scritto sua madre.
A Marblehead, intanto, la scuola ha messo a disposizione degli studenti e del personale un servizio di supporto psicologico. Perché davanti alla morte improvvisa di un ragazzo di 17 anni, con una squadra, una famiglia e un futuro davanti, le parole spesso non bastano.

