I genitori di Chiara Poggi a VerissimoI genitori di Chiara Poggi a Verissimo

L’intervista a Verissimo: «Fino a quando la giustizia non ci consegnerà un altro, per noi il colpevole è Stasi»

Dopo 19 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, Rita Preda e Giuseppe Poggi sono tornati a parlare pubblicamente della figlia e lo hanno fatto soprattutto per chiedere che questa storia possa finalmente arrivare a una conclusione. Ospiti di Silvia Toffanin a Verissimo, su Canale 5, i genitori della ragazza uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007 hanno affrontato anche il tema del rapporto con Alberto Stasi, condannato a 16 anni per l’omicidio.

«Fino a quando la giustizia non ci consegnerà un altro, per noi il colpevole è Stasi», ha ribadito Giuseppe Poggi. Una posizione condivisa dalla moglie: «Se poi ci sarà un altro colpevole ne prenderemo atto». Per i genitori di Chiara, dunque, resta valido ciò che è stato stabilito dalla sentenza dello Stato italiano.

«Per noi vale la sentenza, quello che ci ha detto la sentenza dello Stato italiano, la giustizia italiana: quando ci dirà di qualcos’altro ne prenderemo atto», ha spiegato Rita.

«Inizialmente pensavamo fosse innocente»: poi il rapporto con Stasi si è interrotto

Il rapporto con Alberto Stasi, hanno raccontato i genitori di Chiara Poggi, era inizialmente completamente diverso. Dopo l’omicidio pensavano che fosse innocente e avevano continuato a considerarlo vicino alla famiglia.

«Inizialmente pensavamo fosse innocente. Andavamo a prenderlo per portarlo con noi al cimitero», hanno raccontato a Silvia Toffanin. Poi, con l’ingresso in carcere, tutto è cambiato e i contatti sono stati interrotti.

Anche per questo, oggi, non vedono un possibile incontro con Stasi come una strada da percorrere. «Quando sarà un uomo libero dopo aver scontato tutta la pena, non credo sia il caso di incontrarlo», ha detto Giuseppe.

E alla domanda su un eventuale incontro con la madre di Alberto Stasi, la risposta è stata altrettanto netta: «A noi non è mai arrivata alcuna richiesta. Ma non credo sia il caso».

«Vogliamo solo che la storia sia finita»: la stanchezza dopo 19 anni

Il sentimento che più volte è emerso durante l’intervista è però quello della stanchezza. La nuova inchiesta della Procura di Pavia, con Andrea Sempio indagato per l’omicidio e il ritorno dell’attenzione mediatica sul caso, ha riportato Garlasco quotidianamente al centro del dibattito.

«Noi vorremmo solo che la storia fosse finita. Dopo 19 anni Chiara ha il diritto di riposare in pace», hanno detto i genitori.

Ed è proprio per questo che hanno accettato di andare in televisione: non per alimentare il caso giudiziario, ma per parlare della figlia. «Siamo venuti anche solo per parlare di Chiara proprio perché in questo anno e mezzo di lei si è parlato troppo poco».

Il giudizio sulla seconda inchiesta è durissimo. «È stata anche peggio della prima», hanno spiegato, ricordando come nel 2007 non ci fosse stato, a loro avviso, lo stesso livello di esposizione mediatica.

«In questo anno e mezzo, cioè tutti i giorni, tutti i giorni, trasmissioni che parlavano di Garlasco, sembra che in Italia ci sia solo Garlasco».

L’attacco alla pubblicazione delle intercettazioni: «Siamo stanchi»

Particolarmente forte è stata anche la critica alla diffusione delle intercettazioni della famiglia. Giuseppe e Rita hanno raccontato quanto questa esposizione abbia finito per condizionare persino i rapporti familiari.

«Non vediamo l’ora che tutto questo finisca. Siamo stanchi di vedere ogni giorno che anche le nostre intercettazioni vengano pubblicate sui giornali e in televisione».

Secondo i genitori di Chiara, il problema non riguarda soltanto la loro privacy, ma anche la possibilità di parlare liberamente con il figlio Marco. «Questo ci limita anche con le conversazioni telefoniche con nostro figlio, non perché diciamo qualcosa di male e non possiamo avere con lui un’intimità».

Il padre ha inoltre contestato il modo in cui, nell’ultimo anno e mezzo, Chiara sarebbe stata progressivamente messa ai margini della narrazione sul caso.

«Volere o non volere, sei sempre dentro il circo mediatico. In questo anno e mezzo me l’hanno messa in un angolo, senza mai parlare di Chiara», ha detto Giuseppe. E ha aggiunto che sembrava quasi «se fosse lei la colpevole».

«Hanno sporcato anche la sua memoria», ha sottolineato Rita.

Il risarcimento e il ricordo dell’ultima volta che videro Chiara

Nel corso dell’intervista i genitori hanno affrontato anche il tema del risarcimento ottenuto nel procedimento che riguarda Stasi. Il denaro, hanno spiegato, è ancora depositato su un conto condiviso con il figlio Marco.

«Se la giustizia lo disporrà, restituiremo il risarcimento», hanno precisato.

Poi il racconto è tornato alla Chiara che ricordano prima dell’omicidio. L’ultima volta che la videro viva fu poco prima della partenza per le vacanze dell’agosto 2007. Lei aveva deciso di non partire con loro perché si era da poco fidanzata con Alberto Stasi.

«La ricordiamo ancora sul cancello che si salutava con la mano».

Chiara sognava di diventare manager ed era descritta dai genitori come «una ragazza particolare, molto studiosa». È questa la figlia che Rita e Giuseppe vogliono riportare al centro, al di là delle inchieste, delle intercettazioni e delle continue ricostruzioni del delitto.

La nuova «pugnalata» per Marco: «Non è facile da reggere»

Infine, i genitori hanno parlato del figlio Marco, finito anche lui al centro di alcune ricostruzioni giornalistiche relative alla nuova fase dell’inchiesta.

«Certe cose la Procura di Pavia poteva smorzarle», hanno detto, riferendosi in particolare alla notizia secondo cui Marco Poggi sarebbe tornato a Garlasco di notte per uccidere la sorella.

Per la famiglia, una simile ricostruzione ha rappresentato un altro colpo durissimo. «È un’altra pugnalata. Questo non tanto per noi, ma tanto anche per Marco, che non è un ragazzo» abituato a sostenere una pressione simile.

Dopo quasi due decenni, il desiderio di Rita e Giuseppe Poggi resta quindi uno solo: che la giustizia faccia il suo corso e che, qualunque sia l’esito della nuova inchiesta, la memoria di Chiara possa tornare finalmente al centro della storia.

Di Redazione

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