Tredici pagine rimaste fuori dal fascicolo del 2007
Un documento di 13 pagine, con 17 punti dedicati alla personalità di Alberto Stasi, è riemerso quasi vent’anni dopo il delitto di Garlasco. Sarebbe stato prodotto nell’ambito degli accertamenti condotti dal Ris di Parma durante la prima indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, ma non risulta essere stato depositato nel fascicolo processuale.
E ora quel documento apre un nuovo capitolo nell’inchiesta sull’operato degli investigatori che si occuparono del caso nel 2007.
La carta, definita al suo interno una «valutazione psicologica», contiene una serie di osservazioni sul comportamento e sulle dichiarazioni rese da Stasi nei giorni successivi alla morte della fidanzata. Tra le impressioni annotate compaiono espressioni come «freddezza», «calcolatore», «mancanza assoluta di emozioni», «indifferenza estrema nei confronti della vittima» e «tendenza al controllo».
Ma c’è un elemento che rende la vicenda ancora più delicata: la professionista il cui nome compare nell’intestazione nega di aver redatto quel profilo.
«Ambivalenza e contraddizioni rispetto al sesso»
Il documento contiene 17 punti definiti «pensieri ed impressioni», elaborati sulla base delle carte dell’inchiesta.
Tra questi viene indicata anche una presunta «ambivalenza e contraddizioni rispetto al sesso». Ma le annotazioni riguardano soprattutto il modo in cui Stasi avrebbe raccontato la propria relazione con Chiara Poggi e gli eventi successivi all’omicidio.
In un altro passaggio si legge che «alcune frasi sono riportate in modo meccanico come se fossero state imparate a memoria».
E ancora, riferendosi alla vittima, viene annotato: «Chiara non è mai pensata … come se non fosse mai stata la sua fidanzata», con un richiamo alla frase attribuita a Stasi quando avrebbe parlato ai soccorritori di «una ragazza morta».
Sono osservazioni contenute nel documento, non una valutazione psicologica oggi accertata su Stasi. La stessa provenienza e paternità della relazione sono infatti diventate uno dei punti da chiarire.
Tre interrogatori del 2007 messi a confronto
La presunta valutazione prende in esame tre verbali di Stasi.
Il primo risale al 13 agosto 2007, il giorno dell’omicidio di Chiara Poggi. Il secondo è del 17 agosto, mentre il terzo è quello del 22 agosto, quando Stasi si presentò spontaneamente come persona sottoposta a indagini.
Le pagine sono organizzate in più colonne, con ampi passaggi delle dichiarazioni dell’allora studente della Bocconi.
Alcune frasi vengono accompagnate da commenti e osservazioni. In fondo a una delle pagine vengono spiegati anche i criteri utilizzati: «in rosso sono riportati i miei commenti», mentre «in verde ho riportato le contraddizioni».
Il documento, dunque, non si limita a riportare le parole di Stasi, ma costruisce una lettura dei suoi comportamenti e delle sue dichiarazioni.
Il nome di Alessandra Bramante, ma manca la firma
Il punto più controverso riguarda proprio la provenienza della relazione.
Nella prima pagina compare l’intestazione della dottoressa Alessandra Bramante, psicologa e criminologa clinica. Sono indicati anche un indirizzo e un riferimento email riconducibili alla professionista.
Ma il documento non presenta una data né la firma autografa della criminologa.
Ed è qui che il nuovo elemento diventa particolarmente rilevante.
Bramante, intervenuta nella trasmissione Ore 14 su Rai 2, ha infatti negato di aver redatto un profilo psicologico su Alberto Stasi.
«Non ho mai fatto nessun profilo, se faccio relazioni metto data e firma», ha dichiarato.
La professionista avrebbe inoltre riferito alla redazione del programma di non aver mai realizzato una relazione di quel tipo su carta intestata senza apporre data e firma.
Perché quel documento era nei faldoni del Ris?
La domanda centrale diventa quindi chi abbia prodotto quella valutazione, per quale motivo e su quale incarico.
Il documento è stato rintracciato nei materiali del Ris di Parma e acquisito dalla Procura di Pavia nell’ambito della nuova inchiesta su Garlasco.
Non risulta però, sulla base degli elementi emersi, che la Procura di Vigevano avesse formalmente richiesto quella consulenza, né che la relazione fosse stata inserita tra gli atti depositati nel procedimento.
È proprio questo uno degli aspetti che i magistrati pavesi stanno cercando di ricostruire: perché una valutazione sulla personalità dell’allora principale indagato sia rimasta fuori dal fascicolo processuale e come sia finita tra i materiali del Ris.
Dalle «impressioni» al ritratto di Stasi
Il documento contiene giudizi molto netti.
Tra i 17 punti vengono citate la «freddezza», la descrizione di Stasi come «calcolatore» e «manipolatore», una presunta «mancanza assoluta di emozioni», la «tendenza narcisistica», il «molto contenuto» e una «tendenza al controllo anzi all’ipercontrollo».
In un altro passaggio si sostiene che Stasi «non cede mai ma riesce sempre a ribattere pur arrampicandosi sugli specchi».
Sono tutte annotazioni contenute nella presunta valutazione, ma non possono essere trasformate automaticamente in una diagnosi o in un profilo scientificamente attribuibile alla criminologa, proprio perché Bramante nega di aver scritto il documento e il foglio non reca né data né firma.
Un altro capitolo nell’inchiesta sulla prima indagine
La scoperta si inserisce nel più ampio lavoro della Procura di Pavia sui materiali prodotti durante la prima indagine sul delitto di Chiara Poggi.
Negli ultimi mesi sono già emersi altri documenti e accertamenti rimasti fuori dagli atti originari. Ora anche questa presunta valutazione psicologica entra nel quadro delle verifiche.
La questione non riguarda quindi soltanto ciò che viene scritto su Alberto Stasi, ma soprattutto chi abbia prodotto quelle 13 pagine, su quale incarico e perché siano rimaste fuori dal fascicolo.
È questo il punto che i nuovi accertamenti dovranno chiarire.

