La Corte d’Assise di Bergamo respinge l’istanza: nel mirino la traccia 31G20 e altri reperti biologici
Niente nuove analisi sui reperti del caso Yara Gambirasio. La Corte d’Assise di Bergamo, in funzione di giudice dell’esecuzione, ha respinto la richiesta presentata dalla difesa di Massimo Bossetti, condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio della tredicenne di Brembate di Sopra.
La decisione è arrivata a poche ore dall’udienza in camera di consiglio nella quale gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini avevano illustrato le ragioni per procedere a nuovi accertamenti tecnico-scientifici sui reperti e sui campioni biologici ancora esistenti.
Bossetti ha seguito l’udienza in videocollegamento dal carcere di Bollate. In aula era presente anche la pm Letizia Ruggeri, titolare dell’inchiesta che portò all’individuazione e successivamente alla condanna del muratore di Mapello.
La traccia 31G20 al centro della nuova battaglia della difesa
Il punto più delicato riguarda la traccia 31G20, dalla quale nel corso delle indagini fu ricavato il profilo genetico di «Ignoto 1», poi attribuito a Bossetti. Il Dna ha rappresentato uno degli elementi centrali del processo conclusosi con la condanna definitiva all’ergastolo.
La difesa intendeva tornare sulla metodologia utilizzata per l’estrazione e l’analisi della traccia, chiedendo di poter sottoporre il materiale ancora disponibile a nuovi accertamenti.
Una richiesta maturata anche dopo l’acquisizione della documentazione fotografica ad alta risoluzione realizzata dal Ris di Parma durante le indagini. Proprio l’esame di quelle immagini e della documentazione tecnica aveva spinto i legali a chiedere un ulteriore passo: non più soltanto osservare e studiare i reperti, ma sottoporli a nuove verifiche scientifiche.
Le fotografie del Ris e gli altri reperti che Bossetti voleva far analizzare
L’istanza non riguardava esclusivamente la 31G20. Un altro fronte indicato dalla difesa concerne alcune tracce genetiche repertate sugli indumenti di Yara, in particolare sul giubbotto.
Secondo la tesi difensiva, alcuni elementi meriterebbero di essere nuovamente approfonditi attraverso le tecnologie oggi disponibili. Tra le questioni sollevate c’è anche quella relativa a tracce che i consulenti della difesa ritengono possano essere riconducibili a liquido seminale. Si tratta, però, della posizione della difesa e non di un dato giudiziariamente accertato.
I reperti erano già stati analizzati durante l’inchiesta, quando Bossetti non era ancora stato individuato. Il muratore di Mapello entrò infatti nell’indagine anni dopo la morte della tredicenne e i suoi legali non parteciparono quindi agli accertamenti originari.
Yara scomparve nel 2010, Bossetti condannato definitivamente nel 2018
Yara Gambirasio aveva 13 anni quando scomparve da Brembate di Sopra il 26 novembre 2010. Il suo corpo fu ritrovato tre mesi dopo in un campo a Chignolo d’Isola.
L’indagine genetica su «Ignoto 1» condusse successivamente a Massimo Bossetti, arrestato nel 2014 e condannato in via definitiva all’ergastolo nel 2018.
Negli anni successivi la difesa ha continuato a chiedere l’accesso ai reperti. La battaglia giudiziaria ha portato alla possibilità di visionare il materiale nei limiti fissati dalla Cassazione, ma non alla possibilità di effettuare nuovi esami.
Il no della Corte e la possibilità del ricorso
Nell’udienza del 5 ottobre anche i legali della famiglia Gambirasio si erano opposti alla richiesta di nuove analisi. La parte civile aveva inoltre chiesto che la documentazione esaminata dalla difesa fosse messa a sua disposizione.
La Corte si era inizialmente riservata la decisione. Poi, nel giro di poche ore, è arrivato il rigetto.
Il provvedimento chiude dunque, almeno per il momento, la strada alla ripetizione degli accertamenti sui reperti biologici. La partita giudiziaria, tuttavia, potrebbe non essere terminata: dopo il no della Corte d’Assise, la difesa di Bossetti può impugnare la decisione e valutare il ricorso.
Ed è proprio questo il nuovo fronte del caso: capire se gli avvocati riusciranno a ottenere in un successivo passaggio giudiziario quegli accertamenti scientifici che a Bergamo sono stati appena negati.

