«La paura sta sostituendo la compassione»: l’appello di Gere sui migranti
«La migrazione può essere gestita senza condizioni disumane, senza indebolire il diritto di chiedere asilo e senza trattare i diritti umani come ostacoli». È il messaggio lanciato da Richard Gere in un video appello realizzato al fianco di ActionAid, nel quale l’attore torna a intervenire sul tema delle politiche migratorie italiane ed europee.
Gere contesta in particolare il ricorso alla detenzione, alla deportazione e all’esternalizzazione del controllo delle frontiere, mettendo l’accento sulle conseguenze che queste scelte possono avere sui diritti e sulla dignità delle persone.
«La paura sta sostituendo la compassione. Le persone vengono ridotte a numeri, problemi o minacce», afferma l’attore. E aggiunge: «La detenzione, la deportazione e l’invio di persone oltre i confini europei vengono sempre più presentati come soluzioni normali».
Nel suo intervento Gere cita anche il modello italiano sviluppato con l’Albania, sostenendo che lo spostamento del controllo della migrazione fuori dai confini dell’Unione europea potrebbe diventare un riferimento per le future politiche migratorie europee.
«Ciò che accade lì potrebbe diventare un modello per il modo in cui l’Europa gestirà la migrazione in futuro», sostiene.
Gere chiude con l’appello: «Siamo tutti migranti»
Il video si conclude con un messaggio che riassume la posizione dell’attore: «Siamo tutti migranti. Difendiamo la nostra comune umanità finché siamo ancora in tempo».
L’appello arriva a pochi giorni dalla pubblicazione di “Trattenuti”, il rapporto realizzato da ActionAid insieme al Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro sul sistema dei Centri di permanenza per il rimpatrio e sulle politiche italiane di espulsione.
Secondo i dati contenuti nel rapporto, nel 2025 l’Italia ha eseguito 4.784 rimpatri forzati. Soltanto 1.732 sono partiti da un CPR, mentre 3.052 hanno riguardato persone che non erano mai entrate in uno di questi centri.
Nello stesso anno gli ingressi nei CPR hanno raggiunto quota 6.835, il dato più alto del periodo analizzato. Il rapporto evidenzia inoltre che i rimpatri effettuati dai CPR sono diminuiti del 45,1% rispetto al 2022, mentre quelli complessivi sono aumentati.
Per ActionAid, questi numeri mostrano che l’aumento del ricorso alla detenzione non produce automaticamente un aumento dei rimpatri.
La replica di Salvini: «Torna ad attaccare l’Italia e gli italiani»
È proprio l’intervento di Richard Gere a provocare la reazione di Matteo Salvini. Il vicepremier e leader della Lega replica sui social con parole molto dure, ricordando anche il precedente scontro sulla gestione dei migranti e sulla vicenda Open Arms.
«Richard Gere, il ricco signore che doveva testimoniare contro di me per mandarmi in galera perché avevo chiuso i porti ai clandestini, torna ad attaccare l’Italia e gli italiani», scrive Salvini.
Il riferimento è alla vicenda della Open Arms, quando l’attore americano aveva preso posizione contro la politica dei porti chiusi e si era recato sulla nave dell’ong spagnola che nell’agosto 2019 aveva a bordo centinaia di migranti.
Salvini prosegue rivolgendosi direttamente all’attore: «Siamo razzisti perché non accogliamo tutti gli immigrati che lui vorrebbe?».
Poi l’affondo finale: «Caro radical chic che vive nel lusso, continua a fare l’attore (peraltro bravo), ma evita di dare lezioni non richieste agli italiani».
Lo scontro torna sul modello italiano di gestione dei migranti
Il botta e risposta riporta così al centro una contrapposizione già emersa negli anni scorsi: da una parte la posizione di Gere e di ActionAid, che chiedono di mettere al centro diritto d’asilo, dignità e diritti fondamentali; dall’altra quella di Salvini, che difende una linea politica maggiormente orientata al controllo dei confini e al contrasto dell’immigrazione irregolare.
Il rapporto di ActionAid fornisce in questo quadro i numeri sui quali si concentra la critica dell’organizzazione: nel 2025 sono entrate nei CPR più persone che negli anni precedenti, mentre la quota di rimpatri effettuati partendo dai centri è rimasta limitata. I dati, però, riguardano il funzionamento del sistema dei rimpatri e non costituiscono da soli una valutazione complessiva delle politiche migratorie italiane.
La polemica è dunque destinata a proseguire su due piani distinti ma strettamente collegati: l’efficacia delle politiche di rimpatrio e il rispetto dei diritti delle persone migranti. Ed è proprio su questo terreno che l’appello internazionale di Gere ha riacceso lo scontro politico in Italia.

