La giudice molisana fu trovata morta a Pesaro il 26 dicembre 2022
La morte della giudice molisana Francesca Ercolini torna al centro dell’inchiesta con nuovi elementi medico-legali che riaccendono i dubbi sulla dinamica della tragedia. La magistrata, originaria di Campobasso, fu trovata senza vita nella sua abitazione di Pesaro il giorno di Santo Stefano del 2022. Secondo quanto emerso dalla nuova autopsia, disposta dalla Procura dell’Aquila, una frattura ossea e le caratteristiche del segno sul collo potrebbero essere più compatibili con uno strangolamento che con l’impiccamento.
Una ricostruzione che, tuttavia, viene respinta con fermezza dai familiari della giudice. Il marito Lorenzo Ruggeri e il figlio Mario, attraverso il loro legale, contestano le notizie circolate nelle ultime ore e ribadiscono la compatibilità della lesione sul collo con il foulard che, secondo la loro versione, la donna avrebbe utilizzato per togliersi la vita.
La frattura dell’osso tra mandibola e collo
Al centro dei nuovi accertamenti c’è la relazione del medico legale Vittorio Fineschi, incaricato di eseguire l’esame autoptico sul corpo della magistrata dopo la riesumazione. Dagli atti, secondo quanto si è appreso, emergerebbe la frattura di un piccolo osso situato nella zona tra la mandibola e il collo.
Un elemento che, nella valutazione attribuita allo specialista, orienterebbe verso un’azione meccanica più vicina allo strangolamento che all’impiccamento. Si tratta di un dato rilevante per la ricostruzione della dinamica, ma che non può essere considerato, da solo, una prova definitiva di omicidio.
La relazione avrebbe inoltre posto l’attenzione sul solco presente sul collo della giudice, descritto dal medico legale come «duro». Una caratteristica che, secondo le valutazioni riferite, non sarebbe compatibile con il foulard di seta indicato nella ricostruzione del suicidio.
L’ipotesi del cordoncino o del filo elettrico
Tra le ipotesi investigative c’è quella che il segno sul collo possa essere stato provocato da un oggetto diverso dal foulard, come un cordoncino o un filo elettrico. In questo contesto assume rilievo il cavo di una lampada sequestrata nell’abitazione di viale Zara, a Pesaro, attualmente sottoposto ad accertamenti da parte dei carabinieri del Ris di Roma.
Anche questa pista, però, resta da verificare attraverso gli esami tecnici e il complesso degli elementi raccolti. Al momento non è possibile presentare l’ipotesi dello strangolamento come una conclusione giudiziaria definitiva.
I colpi alla testa e la simulazione dei Ris
Un altro punto da chiarire riguarda le lesioni riscontrate sulla testa della magistrata. Secondo la ricostruzione sostenuta da chi ritiene che si sia trattato di suicidio, il corpo, rimasto sospeso a un foulard annodato alla ringhiera del piano superiore, avrebbe potuto oscillare e urtare contro una parete.
Proprio per verificare la plausibilità di questa dinamica, il 27 giugno i carabinieri del reparto scientifico hanno condotto una simulazione nell’appartamento della giudice. Gli accertamenti devono contribuire a chiarire diversi aspetti della vicenda, compresa la possibile origine delle lesioni.
I risultati dell’incidente probatorio, attesi inizialmente alla fine dell’estate, hanno subito una seconda proroga. La consegna è quindi slittata almeno a novembre, mentre restano da completare verifiche considerate centrali per la ricostruzione dei fatti.
La famiglia respinge la ricostruzione: «È falso»
La reazione dei familiari di Francesca Ercolini è stata netta. L’avvocato Gaetano Insolera, che assiste Lorenzo e Mario Ruggeri, ha contestato le informazioni diffuse sugli accertamenti e sulle conclusioni medico-legali.
«È falso che gli incidenti probatori, che si dice verranno formalizzati il 5 novembre, si siano conclusi», ha dichiarato il legale. Insolera ha inoltre respinto l’ipotesi secondo cui il solco sul collo non sarebbe compatibile con il foulard di seta: «È falso che non vi sia compatibilità tra il tessuto di seta del foulard con cui la Ercolini si è impiccata e il solco riscontrato sul cadavere riesumato».
Infine, l’avvocato ha definito «destituita di fondamento» l’ipotesi di uno strangolamento realizzato con i fili elettrici delle lampade sequestrate nell’abitazione.
Il caso resta dunque aperto a ricostruzioni contrapposte. Da una parte, gli elementi della nuova relazione medico-legale riferiti nelle ultime ore; dall’altra, la contestazione della famiglia e gli accertamenti tecnici ancora da completare. Saranno gli esiti degli esami e la valutazione complessiva delle prove a chiarire se e in quale misura le nuove evidenze possano modificare la ricostruzione della morte di Francesca Ercolini.

