È l’unico degli otto arrestati a non essere finito in cella: una patologia lo rende incompatibile con la detenzione
Ha ammesso di aver colpito con una mazza di legno Mario Spedaliere, ma non è stato portato in carcere. La decisione riguarda Emanuele Alfano, 19 anni, ultras della Puteolana, arrestato dopo la violenta aggressione ai danni del tifoso 34enne del Portici, avvenuta domenica 25 ottobre a Pozzuoli, al termine della partita di Eccellenza tra le due squadre.
Il giovane è l’unico degli otto arrestati a non essere stato trasferito in una struttura detentiva. A impedirne, al momento, la permanenza in carcere è una patologia che lo rende incompatibile con la detenzione. Una circostanza destinata a far discutere, mentre la vittima lotta ancora tra la vita e la morte e i familiari chiedono che venga fatta piena giustizia. Tra gli arresti anche tre minori, 17enni, oltre che un uomo di 38 anni, due giovani di 19 anni e uno di 18 anni.
Otto arresti dopo l’agguato al tifoso del Portici
L’intervento di polizia e carabinieri ha portato all’arresto in flagranza differita di otto persone, sette residenti a Pozzuoli e una a Portici. Per tutti l’accusa iniziale è di rissa aggravata in concorso. Nel corso dell’esecuzione dei provvedimenti sono inoltre emersi elementi relativi alle lesioni riportate da Spedaliere: gli indagati sono stati quindi denunciati anche per lesioni gravissime.
Tra i cinque maggiorenni, quattro sono stati condotti nel carcere di Poggioreale e uno è stato posto agli arresti domiciliari. I tre minorenni sono stati accompagnati al Centro di prima accoglienza dei Colli Aminei.
Per Alfano, invece, la condizione clinica ha determinato una situazione diversa rispetto agli altri arrestati. Resta da chiarire, nell’ambito degli accertamenti investigativi ancora in corso, la ricostruzione completa dell’aggressione e l’esatta attribuzione delle responsabilità per il colpo che ha provocato le gravissime ferite al 34enne.
Mario Spedaliere ancora in condizioni gravissime
Le notizie più preoccupanti arrivano dall’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, dove il tifoso del Portici è ricoverato dopo un intervento neurochirurgico d’urgenza.
Nell’ultimo bollettino, i medici descrivono il quadro clinico come «gravissimo nella stabilità». Il paziente si trova in sedazione profonda ed è seguito dal team di rianimazione dedicato alla neurochirurgia. La ferita e l’evoluzione della lesione vengono monitorate regolarmente attraverso controlli e Tac ripetute a intervalli stabiliti.
Il padre, Massimo Spedaliere, ha riferito che dagli accertamenti sono emersi tre ematomi alla testa, che devono essere riassorbiti. Una situazione delicatissima, che tiene con il fiato sospeso la famiglia e quanti stanno seguendo la vicenda.
Il padre: «Voglio giustizia»
Dopo gli arresti, il padre di Mario Spedaliere ha espresso tutta la propria preoccupazione per le conseguenze dell’aggressione e per il futuro giudiziario degli indagati.
«Se questi me li ritrovo in strada un’altra volta, siamo punto e a capo», ha dichiarato, chiedendo pene severe. Poi l’appello: «Voglio giustizia».
Parole che riflettono l’angoscia di una famiglia ancora in attesa di capire se il proprio caro riuscirà a superare le conseguenze delle lesioni riportate. La vicenda solleva interrogativi sulla violenza legata al calcio e sulla necessità di individuare le responsabilità individuali, senza anticipare conclusioni che spettano agli inquirenti e alla magistratura.
Il sindaco di Pozzuoli: «Non possiamo arrenderci alla violenza giovanile»
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni, che ha rivolto un pensiero alla vittima e ai suoi familiari.
«Il nostro pensiero e le nostre preghiere sono rivolte a Mario, che ancora lotta tra la vita e la morte, e alla sua famiglia, che non meritava di vivere questo dolore», ha dichiarato il primo cittadino. Manzoni ha espresso amarezza per il coinvolgimento di giovanissimi negli episodi di violenza, sottolineando come simili comportamenti danneggino uno sport profondamente radicato nella città.
«Non possiamo arrenderci all’idea di una violenza giovanile dilagante e senza freni», ha aggiunto, indicando la necessità di agire sia sul fronte della prevenzione e della sicurezza sia attraverso investimenti in istruzione, cultura, aggregazione e politiche giovanili.
Il sindaco ha infine ringraziato magistratura e forze dell’ordine per le indagini che hanno portato agli otto arresti, citando in particolare il commissariato di Pozzuoli, la Digos e i carabinieri della compagnia locale.
Ora l’attenzione resta concentrata sulle condizioni di Mario Spedaliere e sugli sviluppi dell’inchiesta. Sullo sfondo, la decisione relativa al 19enne che non può essere detenuto in carcere per motivi sanitari, mentre gli altri arrestati sono stati sottoposti a misure diverse, riaccende il dibattito sulla risposta giudiziaria a un’aggressione che ha sconvolto due comunità sportive.

