Sabrina GigliottiSabrina Gigliotti

La donna è deceduta dopo settimane di peggioramento e diversi accessi in ospedale

Quaranta giorni di sofferenza, diversi accessi in ospedale e un epilogo drammatico. Sabrina Gigliotti, 39 anni, residente a Ostia e madre di due bambini, è morta dopo un grave quadro infettivo sviluppatosi in seguito a una puntura inizialmente attribuita a un insetto e che potrebbe essere stata provocata da un ragno violino. Una vicenda sulla quale la magistratura è chiamata a fare piena luce, ricostruendo il decorso clinico e gli interventi sanitari ricevuti dalla donna.

La famiglia ha presentato una denuncia per chiedere di accertare che cosa sia accaduto e se vi siano eventuali responsabilità. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo, al momento contro ignoti, per omicidio colposo. La pm Eleonora Fini ha disposto l’autopsia, esame decisivo per chiarire le cause del decesso e verificare l’eventuale collegamento tra la puntura, l’infezione e il rapido deterioramento delle condizioni di salute.

«Come legale di fiducia dei familiari di Sabrina posso solo chiedere alla magistratura di chiarire tutti gli aspetti di questa storia assurda. Sabrina non meritava di morire. Chiediamo verità e giustizia», ha dichiarato all’Adnkronos l’avvocato Pablo De Luca, che assiste i congiunti della 39enne.

Dalla gamba gonfia ai primi accessi in ospedale

La ricostruzione contenuta nella denuncia parte dal 26 settembre, quando la donna si presentò al pronto soccorso dell’ospedale Grassi di Ostia con una gamba gonfia e dolorante. La diagnosi riportata sarebbe stata quella di una puntura d’insetto accompagnata da un’infiammazione. Per la paziente venne prescritta una terapia antibiotica a base di Augmentin.

Nei giorni successivi, tuttavia, la situazione non avrebbe mostrato i miglioramenti sperati. All’inizio di ottobre Sabrina si rivolse anche all’ospedale Celio, dove veniva sottoposta a medicazioni a giorni alterni. Secondo quanto riferito dai familiari nella denuncia, il peggioramento sarebbe proseguito nonostante le cure.

Ai problemi alla gamba si aggiunsero dolori lombari, disturbi alle articolazioni degli arti inferiori e bruciore all’addome e alla schiena. Sintomi che, con il passare del tempo, avrebbero reso sempre più difficile la vita quotidiana della donna.

Le condizioni precipitano, poi il trasferimento allo Spallanzani

Il 18 ottobre Sabrina Gigliotti tornò al Grassi. Stando alla ricostruzione della famiglia, venne dimessa con l’indicazione di effettuare una risonanza magnetica alla colonna vertebrale, accertamento che, secondo la denuncia, non sarebbe stato eseguito.

Tra il 18 e il 20 ottobre le condizioni della 39enne sarebbero precipitate: avrebbe avuto bisogno delle stampelle per camminare e avrebbe accusato anche una forte tosse, fino ad avere difficoltà a parlare. La situazione divenne ancora più critica quando venne riportata all’ospedale di Ostia.

Ai familiari, secondo quanto riferito nell’esposto, sarebbe stato comunicato che l’infezione aveva raggiunto il sangue e che si rendeva necessaria l’intubazione. Da qui il trasferimento in ambulanza allo Spallanzani di Roma, dove il quadro clinico sarebbe apparso gravissimo.

La direttrice del reparto di Malattie infettive avrebbe descritto ai parenti un polmone compromesso, con una parte in necrosi, e seri problemi cardiaci. Il 21 ottobre la donna venne trasferita al San Camillo. In quell’occasione, sempre secondo il racconto dei familiari, sarebbe stato spiegato che l’infezione era associata a una tossina e che le possibilità di intervenire erano ormai esaurite.

Quattro giorni dopo, il 25 ottobre, Sabrina è morta in ospedale.

L’autopsia dovrà chiarire le cause della morte

Il punto centrale dell’indagine è stabilire che cosa abbia provocato il rapido aggravamento delle condizioni della 39enne. L’ipotesi di una puntura di ragno violino è al centro della vicenda, ma il nesso con l’infezione e con il decesso dovrà essere verificato attraverso gli accertamenti medico-legali.

L’autopsia dovrà contribuire a ricostruire l’origine del quadro infettivo e la sequenza degli eventi clinici. Gli investigatori dovranno inoltre esaminare la documentazione sanitaria relativa ai diversi accessi ospedalieri, per verificare le decisioni assunte nelle varie fasi e accertare se siano emersi eventuali profili di responsabilità.

Per i familiari, intanto, resta il dolore per una morte che ha lasciato due bambini senza la madre. La denuncia punta a ottenere risposte su ogni passaggio della vicenda. Saranno gli accertamenti della magistratura a stabilire che cosa sia realmente accaduto e se vi siano responsabilità da perseguire.

Di Redazione

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