La giudice di Milano non ha convalidato il fermo del ricercatore 30enne e ha disposto la liberazione
Youssef Siher torna libero. La gip di Milano Tiziana Landoni non ha convalidato il fermo del ricercatore trentenne, amministratore della chat Telegram «Movimento 17 ottobre», e ha disposto la sua scarcerazione, non ravvisando i gravi indizi di colpevolezza contestati dalla Procura per le ipotesi di reato formulate nell’indagine. Una decisione che ha immediatamente acceso lo scontro politico, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che sui social ha definito il provvedimento «una decisione vergognosa».
Nell’ordinanza, la giudice ricostruisce il contenuto dei messaggi pubblicati nel gruppo, soffermandosi in particolare sul documento intitolato «Rivoluzione, istruzioni per l’uso. Liberamente ispirato dal manuale della Rivoluzione del 2011», condiviso il 22 ottobre. Per la gip, quei contenuti non dimostrerebbero un’incitazione a compiere azioni violente contro le forze dell’ordine o contro obiettivi pubblici e privati.
Il vademecum per le manifestazioni: «Non rispondere con azioni violente»
Uno dei punti centrali del provvedimento riguarda proprio il manuale destinato ai partecipanti alle manifestazioni. Secondo quanto ricostruito dalla giudice, il testo diffuso nella chat non conteneva riferimenti a strumenti offensivi da usare contro le forze dell’ordine né istruzioni per reagire al lancio di lacrimogeni.
Indicazioni di questo tipo sarebbero state presenti in un file più ampio rinvenuto nel computer del ricercatore, ma non risulterebbero pubblicate nel gruppo Telegram. Nel materiale effettivamente condiviso, invece, i manifestanti venivano invitati ad arretrare oppure a mantenere la calma in caso di lancio di lacrimogeni.
La gip sottolinea inoltre che Siher non avrebbe sostenuto i messaggi di altri utenti che evocavano possibili azioni violente contro banche, edifici pubblici e ripetitori Rai. I contenuti a lui attribuiti, secondo la valutazione contenuta nell’ordinanza, sarebbero stati orientati alla promozione di una mobilitazione collettiva contro le politiche governative, senza prospettare direttamente la realizzazione di azioni violente.
La giudice riconduce quindi i messaggi esaminati alla programmazione di manifestazioni settimanali e alla ricerca di una partecipazione più ampia, distinguendo la promozione della protesta dalle condotte criminose ipotizzate dagli inquirenti.
La gip esclude il pericolo di fuga
Nel provvedimento viene affrontato anche il tema del presunto rischio che il ricercatore potesse sottrarsi alle indagini. Per la gip, non emergerebbero elementi concreti a sostegno di questa ipotesi.
Siher, nato in Italia, dispone di documenti regolari e vive nel Paese con la moglie e i familiari. I rapporti con movimenti politici, organizzazioni pro-Pal e sindacati, osserva la giudice, rientrano nelle facoltà riconosciute dall’ordinamento e non costituiscono, di per sé, un indice di pericolo di fuga. Nell’ordinanza non risultano documentati neppure abituali spostamenti all’estero.
La mattina del 24 ottobre, quando le forze dell’ordine avevano cercato il trentenne nell’abitazione dei genitori della moglie per eseguire le perquisizioni, non lo avevano trovato. Secondo la ricostruzione esaminata dalla gip, Siher e la moglie si erano spostati a Milano già dalla sera precedente per raggiungere l’abitazione di un’amica, in vista delle manifestazioni del giorno successivo, senza essere a conoscenza delle indagini.
Anche il rifiuto di fornire le credenziali per accedere al telefono viene considerato dalla giudice un elemento neutro, non sufficiente a dimostrare l’intenzione di fuggire.
Le accuse della Procura e la posizione della moglie
Il ricercatore era stato fermato nella notte tra venerdì e sabato, nell’ambito dell’inchiesta sui contenuti della chat «Movimento 17 ottobre», aperta dopo le manifestazioni e i disordini verificatisi a Milano. La Procura aveva ipotizzato nei suoi confronti reati legati all’istigazione a delinquere, con l’aggravante del terrorismo, e alla violenza organizzata in occasione di manifestazioni pubbliche.
Anche la moglie risulta indagata a piede libero. La difesa, rappresentata dagli avvocati Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, aveva contestato la ricostruzione accusatoria e l’esistenza dei presupposti per le misure richieste dai pm.
La mancata convalida del fermo e la liberazione non equivalgono a una sentenza definitiva sul merito dell’intera vicenda: l’indagine potrà proseguire e gli elementi raccolti dovranno essere valutati nelle successive fasi giudiziarie.
Meloni all’attacco: «Mortificazione del lavoro delle forze dell’ordine»
La decisione ha provocato una dura reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In un video pubblicato sui social, la premier ha definito la scarcerazione «una decisione vergognosa», sostenendo che rappresenti una mortificazione del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti e del Ministero dell’Interno.
Meloni ha collegato il caso al rischio di nuove devastazioni nelle città e di danni agli esercizi commerciali, criticando la scelta della gip di rimettere in libertà il ricercatore.
All’esterno del carcere di San Vittore, a Milano, erano presenti giornalisti, familiari, amici e sostenitori in attesa della sua uscita. Tra loro anche Khader Tamimi, presidente della Comunità palestinese di Milano, con una bandiera palestinese.
La vicenda si muove ora su due piani distinti: da una parte la valutazione giudiziaria degli elementi raccolti e delle condotte contestate, dall’altra il confronto politico sulla gestione dell’ordine pubblico e sulle manifestazioni. La decisione della gip riguarda la mancata convalida del fermo e la liberazione di Siher; l’accertamento delle eventuali responsabilità penali resta affidato al percorso dell’indagine.

