Il poliziotto dopo essere stato aggredito durante il corteo pro AskatasunaIl poliziotto dopo essere stato aggredito durante il corteo pro Askatasuna

Il volto riconoscibile nel caos al corteo Askatasuna

È bastato un dettaglio di colore rosso, un giubbotto in mezzo a una massa vestita di nero, per rendere riconoscibile Angelo Simionato, 22enne toscano finito al centro del caso giudiziario che ha acceso il dibattito sulle violenze durante il corteo per il centro sociale Askatasuna a Torino.

Il giovane, residente ad Arcidosso, in provincia di Grosseto, è stato arrestato dalla Digos di Torino con l’accusa di aver partecipato all’aggressione contro il poliziotto antisommossa Alessandro Calista, durante la manifestazione degenerata in scontri. Le immagini del pestaggio hanno fatto il giro d’Italia, trasformando un pomeriggio di protesta in un caso politico e mediatico.

Il corteo degenerato e la violenza pianificata

Secondo gli investigatori, la violenza non sarebbe stata casuale. Il corteo, nato come risposta allo sgombero del centro sociale Askatasuna, avrebbe visto la presenza di gruppi organizzati pronti allo scontro con le forze dell’ordine.

Il bilancio è pesante: circa un centinaio di feriti tra gli agenti, con 96 poliziotti, 7 finanzieri e 5 carabinieri contusi durante gli scontri. Un dato che ha spinto la Procura a intensificare le indagini e ad avviare una raffica di denunce: al momento sono 24 i denunciati, ma il numero è destinato a crescere.

Le accuse contro Simionato: non solo lesioni

Simionato è stato arrestato in flagranza differita grazie all’analisi dei filmati. Gli inquirenti ritengono che facesse parte del gruppo che si è accanito contro il poliziotto del reparto mobile, anche se non sarebbe stato tra i principali aggressori né tra quelli armati di martello.

Oltre all’arresto per concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale, la sua posizione è aggravata da due denunce:

  • Concorso in rapina, per aver partecipato al pestaggio durante il quale il poliziotto è stato derubato di scudo, casco e maschera antigas.
  • Violenza a pubblico ufficiale, perché sorpreso in un’altra occasione mentre lanciava oggetti contundenti contro lo schieramento delle forze dell’ordine.

Il giovane, incensurato, è stato trasferito nella notte nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto.

Il profilo del giovane anarchico

Il profilo di Simionato è quello di un ragazzo come tanti, con lavori saltuari alle spalle – avrebbe fatto anche il cameriere – ma da tempo vicino all’area anarchica. Le sue posizioni politiche radicali erano note e non le aveva mai nascoste.

Era stato segnalato alle forze dell’ordine in passato, ma senza procedimenti giudiziari a suo carico. A Montelaterone, piccola frazione dove vive, la notizia dell’arresto ha lasciato sotto choc la comunità: in un paese dove “tutti si conoscono”, il nome di Simionato è diventato in poche ore quello più pronunciato.

Le parole dei genitori: “Non è un violento”

Domenica i genitori del giovane hanno raggiunto Torino per avere notizie del figlio. Davanti al carcere hanno affidato poche parole ai cronisti, parole di dolore e incredulità:

“Siamo brave persone e siamo dispiaciuti per quello che è successo. Nostro figlio non è un violento”.

Una difesa che si ripete anche davanti al Lorusso e Cutugno:

“Ci spiace molto per quello che è successo. E anche nostro figlio è un bravo ragazzo”.

Un refrain già sentito in molte cronache giudiziarie, dove la distanza tra la percezione familiare e le accuse giudiziarie sembra diventare un abisso.

Un caso che divide l’Italia

Il caso Simionato è diventato simbolo di una frattura più ampia: da un lato chi denuncia la deriva violenta di alcune frange antagoniste, dall’altro chi teme una criminalizzazione generalizzata del dissenso.

Le immagini del pestaggio hanno alimentato un’ondata di indignazione politica, mentre le indagini proseguono per identificare altri partecipanti agli scontri.

L’udienza di convalida sarà il primo passaggio chiave per il futuro giudiziario del 22enne. Nel frattempo, Torino resta il teatro di un dibattito acceso: protesta o guerriglia urbana? Dissenso o violenza organizzata?

La risposta, come spesso accade, sarà scritta nelle aule dei tribunali. Ma il giubbotto rosso di Angelo Simionato è già entrato nell’iconografia di una giornata che l’Italia non ha dimenticato.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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