Il gesto dei genitori di Riccardo
È una vicenda che ha gelato il cuore di molti, quella di Riccardo, il bimbo di undici anni lasciato a piedi nella neve nel Bellunese. Il piccolo, residente a San Vito di Cadore, doveva tornare a casa da Voto di Cadore a bordo dello scuolabus, ma l’autista, Salvatore Russotto, 61 anni, non lo ha fatto salire, costringendolo a un percorso di chilometri tra gelo e neve. L’episodio aveva scatenato un’ondata di indignazione sui social e nei media nazionali, con immagini e racconti che hanno subito catturato l’attenzione.
Cosa è successo a Riccardo, il bimbo lasciato nella neve a San Vito di Cadore?
Secondo quanto ricostruito, il bambino stava terminando la giornata scolastica quando il bus non lo ha preso a bordo. Per il piccolo è iniziata una lunga camminata sotto la neve, fino a raggiungere la propria abitazione. Un episodio drammatico, reso ancora più grave dalle temperature rigide e dal rischio concreto per la sua sicurezza. Nonostante la gravità della situazione, Riccardo è riuscito a tornare sano e salvo a casa, dove ad attenderlo c’erano genitori comprensibilmente scossi e preoccupati.
Come i genitori hanno reagito alle scuse dell’autista del bus?
A sorprendere è stato il gesto dei genitori del bambino. Intervistati da Rai1, hanno raccontato di aver incontrato Salvatore Russotto e di aver accettato le sue scuse. “Ho potuto stringerle la mano – ha dichiarato l’autista – ed è stata una cosa bella, dai, diciamo che ci siamo rinfrancati a vicenda”. La famiglia, invece, ha chiarito di voler evitare la gogna mediatica nei confronti dell’autista e di considerare chiusa la vicenda. “Comprendiamo la sua situazione – ha aggiunto il padre – non ha senso andare a dormire con l’odio nel cuore. Alla fine la vicenda si è conclusa bene”.
Che cosa ha detto l’autista sul breve dialogo con il bambino?
Russotto ha spiegato che il dialogo con il piccolo è durato solo pochi secondi. “Gli ho detto che il biglietto non era più valido sotto le Olimpiadi – ha raccontato – non di scendere dal bus, ma lui in un attimo si è allontanato”. L’autista ha precisato che erano presenti telecamere sull’autobus e che non aveva dato ordini di scendere: “Ero nervoso, quella mattina qualcuno mi aveva insultato. Se potessi tornare indietro, gli pagherei il biglietto”. Russotto ha anche espresso il timore per il proprio lavoro: “A 62 anni dove lo trovo un altro impiego?”.
Le implicazioni sociali e psicologiche di un episodio del genere
L’episodio non è solo un fatto locale, ma un simbolo dei rischi legati ai trasporti scolastici e della necessità di regole chiare e applicate con equilibrio. Un bambino di 11 anni lasciato solo nella neve è un campanello d’allarme che riguarda la sicurezza dei più piccoli e l’attenzione di chi li accompagna. Ma la chiusura positiva, con il perdono dei genitori, offre anche una lezione di umanità e di responsabilità condivisa.
La storia di Riccardo evidenzia quanto le emozioni e il dialogo possano trasformare un episodio che poteva degenerare in tragedia. La vicenda è terminata senza denunce penali, ma resta una riflessione su come comunità, scuola e famiglie debbano collaborare per tutelare i bambini. In un’epoca in cui la gogna social è immediata, la scelta della famiglia di non alimentare l’odio diventa un esempio di saggezza, mostrando che anche in momenti di tensione la mediazione e la comprensione possono prevalere sul rancore.
Il bimbo di San Vito di Cadore torna così a casa, tra la neve e il calore della propria famiglia, con la lezione che un piccolo gesto umano può mitigare un grande errore, e che anche il perdono ha il suo peso, più forte di qualsiasi indignazione virale.

