Morte della piccola Beatrice: indagato anche il compagno della madre
Si allarga l’inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni deceduta nell’entroterra ligure. La Procura di Imperia ha iscritto nel registro degli indagati anche il compagno di Manuela Aiello, la donna di Bordighera già in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale.
Anche per l’uomo l’ipotesi di reato è la stessa: omicidio preterintenzionale. La conferma arriva dagli inquirenti, che hanno deciso di approfondire la sua posizione alla luce delle dichiarazioni rese dalla donna durante l’interrogatorio di convalida.
Le dichiarazioni della madre e la notte prima della morte
Davanti al giudice per le indagini preliminari Massimiliano Botti, Aiello ha raccontato di aver trascorso la notte precedente alla morte della figlia nell’abitazione del compagno.
Secondo quanto riferito, la mattina di domenica 8 febbraio le tre figlie – Beatrice e le sorelle di 10 e 9 anni – sarebbero rimaste in casa con l’uomo mentre lei si era allontanata per alcune commissioni tra campagna e spesa. L’uscita sarebbe avvenuta intorno alle 8.30, con rientro verso mezzogiorno: un’assenza di circa tre ore e mezza.
Un dettaglio che per la Procura è centrale. Gli investigatori ipotizzano che il decesso della bambina, riconducibile – secondo quanto trapela – a cause traumatiche, possa essere avvenuto proprio nell’abitazione dell’uomo, situata nell’entroterra, tra Vallecrosia e Perinaldo, e non a Bordighera.
Versioni contrastanti e ricostruzione degli spostamenti
La ricostruzione fornita dalla madre sarebbe però in contrasto con altri elementi raccolti dagli inquirenti. In particolare, l’uomo – indicato come Iannuzzi – avrebbe negato che quella notte la donna e le bambine fossero nella sua abitazione.
Proprio queste incongruenze hanno spinto la Procura ad approfondire la posizione del compagno, formalizzando l’iscrizione nel registro degli indagati. Gli accertamenti si concentrano sugli spostamenti della donna e delle minori nelle ore precedenti alla tragedia.
Nel frattempo, il gip non ha convalidato l’arresto di Aiello ma ha comunque disposto la custodia cautelare in carcere per il concreto pericolo di inquinamento delle prove.
Minacce all’avvocata difensore: “Rimetti l’assegnazione o te ne pentirai”
Parallelamente all’inchiesta giudiziaria, emergono tensioni anche sul fronte mediatico e social. Un post minaccioso è comparso sui profili dell’avvocata Laura Corbetta, che insieme al collega Bruno Di Giovanni difende la donna.
“Rimetti l’assegnazione di assistere l’assassina Manuela A. o te ne pentirai amaramente”, il contenuto del messaggio. Corbetta ha annunciato l’intenzione di presentare querela contro l’autrice del post.
L’avvocata ha parlato apertamente di pregiudizi nei confronti delle legali donne, soprattutto quando difendono altre donne e madri in casi particolarmente delicati. Ha ribadito che il diritto alla difesa è un principio costituzionalmente garantito, indipendentemente dalla gravità delle accuse.
Un’inchiesta ancora aperta
Il caso resta in una fase cruciale. Le indagini della Procura di Imperia mirano a chiarire dove e come siano avvenuti i fatti che hanno portato alla morte della piccola Beatrice.
Le versioni contrastanti, il secondo indagato e gli accertamenti sui movimenti della famiglia delineano un quadro ancora in evoluzione. Saranno gli esiti delle perizie e delle verifiche investigative a stabilire eventuali responsabilità penali.
Nel frattempo, la vicenda continua a scuotere profondamente la comunità ligure, in attesa che la magistratura faccia piena luce su una tragedia che ha colpito una bambina di appena due anni.

