Courtney GartshoreCourtney Gartshore

La giuria ha riconosciuto colpevole la 28enne Courtney Gartshore, la sentenza sarà pronunciata il 14 agosto

Una vicenda che ha sconvolto la Scozia si è conclusa con un verdetto di colpevolezza. Courtney Gartshore, 28 anni, è stata riconosciuta colpevole per la morte della figlia Dahlia-Rose, una bambina di appena tre mesi, deceduta dopo essere stata esposta per un periodo prolungato al calore di un asciugacapelli.

La decisione è arrivata al termine del processo celebrato davanti all’Alta Corte di Aberdeen. Dopo poco più di un’ora di camera di consiglio, la giuria ha emesso un verdetto unanime. La donna, scoppiata in lacrime alla lettura della decisione, conoscerà la pena il prossimo 14 agosto.

Le accuse: il calore dell’asciugacapelli e le ustioni mortali

Secondo quanto ricostruito durante il dibattimento, la neonata era affidata esclusivamente alle cure della madre quando sarebbe stata sottoposta al calore intenso dell’apparecchio.

Gli accertamenti medico-legali hanno evidenziato ustioni sul 18% della superficie corporea della piccola, mentre gli investigatori hanno rinvenuto tracce del DNA della bambina sull’asciugacapelli, elemento ritenuto significativo nell’inchiesta.

L’accusa ha sostenuto che proprio quelle lesioni abbiano avuto un ruolo determinante nel tragico epilogo.

La telefonata ai soccorsi e i dubbi degli esperti

Durante il processo è stata ascoltata anche la registrazione della chiamata al numero di emergenza effettuata dalla madre.

Nella telefonata, la donna raccontava che la figlia era diventata improvvisamente “violacea” mentre stava dormendo.

Nel corso del dibattimento è però emerso anche il parere di uno specialista in ustioni, il dottor Timothy Burge, secondo il quale non sarebbe possibile affermare con certezza che le lesioni termiche abbiano rappresentato la causa diretta del decesso. L’esperto ha infatti spiegato che la bambina avrebbe potuto essere già morta quando sono state provocate le ustioni.

Nonostante questa valutazione tecnica, la giuria ha ritenuto dimostrata la responsabilità della donna per aver esposto la figlia a un calore intenso e prolungato in modo colposo e imprudente.

L’alcol prima della tragedia

Nel corso del processo è stato inoltre riferito che Courtney Gartshore aveva consumato alcolici prima dei fatti contestati.

Gli investigatori della Polizia scozzese hanno avviato le indagini dopo la segnalazione ricevuta dal servizio di ambulanza il 30 settembre 2023, giorno della morte della bambina.

L’inchiesta ha portato all’arresto della 28enne poche settimane dopo e, successivamente, al processo conclusosi con la condanna.

“Una tragedia che ha colpito tutti”

Il vice procuratore Alan Cameron ha definito il caso “un evento terribile e straziante”, mentre l’ispettore James Callander ha ricordato come la morte di un bambino rappresenti sempre una tragedia, ancora più dolorosa quando avviene mentre il piccolo si trova affidato alle cure di un genitore.

Gli investigatori hanno ringraziato tutte le persone coinvolte nell’inchiesta, sottolineando la complessità e la delicatezza delle indagini che hanno portato al verdetto pronunciato dall’Alta Corte di Aberdeen.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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