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Elezioni, selfie scheda elettorale e voto di scambio: la responsabilità penale

Francesco Palumbo

Riceviamo e cortesemente pubblichiamo l’intervento dell’avvocato Francesco Palumbo, penalista del Foro di Salerno.

di Francesco Palumbo

Le elezioni politiche ritraggono il momento più elevato della vita democratica di un paese. L’espressione del voto è uno dei diritti fondamentali che il cittadino esercita nel proprio ruolo di protagonista per influire sul futuro della Nazione. Ad oggi però l’ideologia politica della res publica, lascia spazio ad interessi personali sia per il votante che per il votato. La politica dimostra in sostanza di salvaguardare favori per raccogliere voti.

Il rapporto bilaterale tra eletti ed elettori

Un rapporto bilaterale tra eletti ed elettori che mirano al proprio vantaggio: gli uni la carriera, i soldi, il successo, gli altri, la raccomandazione, l’attenzione, un fondo per il futuro. In questa ideazione della politica come baratto di favori e di attese non c’è spazio per il bene comune che diviene pura utopia, un obiettivo fuori moda. Anche l’etica e l’integrità divengono nozioni che non hanno attuazione nella sfera pubblica e privata persiste la doppia morale: rubare agli altri è reato, peccato, cosa disdicevole; rubare allo Stato è necessità, leggerezza accettabile sia per i ricchi che per i poveri.

I primi, semmai, rubano per necessità, i secondi per avidità. Cambio di poltrone, promesse di lavoro, permessi autorizzativi, la corruzione è un fenomeno paragonabile all’inquinamento che c’è a prescindere dalla volontà personale: bastano poche parti inquinate e la realtà diventa pericolosa, foriera di conseguenze negative per tutti. Orbene, il codice penale codifica le fattispecie criminose configurabili per le condotte descritte, come forma di protezione della democrazia e del diritto al voto.

Fotografare il voto apposto sulla scheda elettorale è reato

È prassi ad esempio fotografare la propria scheda elettorale dentro la cabina, dopo che si è apposta la fatidica “X” con la matita sul simbolo prescelto sia per pubblicarla sui social network o per dimostrare ad altri qual è stata la preferenza data. Dunque, la condotta di fotografare il proprio voto è reato anche se l’immagine non circola e rimane riservata, nella sola disponibilità dell’elettore. Lo norma mira a garantire la segretezza del voto che, altrimenti, potrebbe essere forzata se taluno, all’esterno, possa appurare come il cittadino ha segnato la scheda elettorale.

Si rischia da tre a sei mesi di reclusione ed un’ammenda fino a 1000 euro

In verità la legge, proprio per eludere tale rischio, vieta l’introduzione dei telefonini dentro le cabine. Quindi l’illecito si pone già in un momento anteriore allo scatto della fotografia e consiste nel portare con sé il dispositivo. Pertanto, chiunque contravviene al divieto è punito con la reclusione da tre a sei mesi e con l’ammenda da 300 a 1000 euro.

La norma , in caso di procedimento per decreto penale, consente al giudice di determinare la sanzione sostitutiva non più in termini generali (250 euro al giorno) ma in misura variabile: da un minimo di 75 euro al triplo della cifra, secondo le condizioni economiche e familiari dell’imputato. Del resto l’interpretazione della norma è chiara e non richiede conoscenze giuridiche elevate per essere compresa: è vietato introdurre all’interno delle cabine elettorali telefoni cellulari o altre apparecchi in grado di fotografare o registrare immagini.

Vietato introdurre in cabina telefoni cellulari

Fattispecie molto più grave è il voto di scambio politico-mafioso, reato previsto
dall’articolo 416-ter del codice penale, di recente modifica, che punisce con la reclusione da 10 a 15 anni la persona che accetta la promessa di voti ottenuti attraverso l’intimidazione o la forza data dall’appartenenza a un gruppo criminale oppure la promessa fatta da esponenti di associazioni mafiose.

Scambio politico – mafioso, le innovazioni con la riforma del 2019

Questo accordo può essere stretto in modo diretto oppure tramite intermediari. A seguito della riforma operata dalla legge n. 43/2019, il reato continua a configurarsi come comune, in quanto soggetto attivo del reato è chiunque accetta la promessa di procurare voti oppure, da parte di soggetti appartenenti alle associazioni mafiose.

Una delle principali innovazioni della riforma 2019 è la punibilità anche ai casi in cui la condotta incriminata sia concretizza, non solo direttamente, ma anche con intermediari: questi potranno sostituirsi sia al politico, accettando al suo posto la promessa di sostegno elettorale, sia al mafioso, promettendo di procacciare i voti.

Puniti anche gli intermediari

L’elemento soggettivo è il dolo generico, che consiste nella rappresentazione, da parte del soggetto attivo, dell’accettazione della promessa del procacciamento di voti mediante il metodo mafioso, in cambio della dazione o la promessa di una controprestazione consistente nell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità, oppure, come aggiunto dalla riforma del 2019, in cambio della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione mafiosa.

In caso di elezione pena aumentata della metà, si rischia fino a 22 anni e mezzo di reclusione

Il medesimo intervento riformatore ha anche introdotto anche un’aggravante di evento: qualora chi ha concluso l’accordo con il mafioso venga eletto nella relativa consultazione elettorale, la pena base prevista per lo scambio elettorale politico mafioso sarà aumentata della metà, potendo arrivare, quindi, fino a un massimo di 22 anni e mezzo. Tenuto conto le incertezzee della novella legislativa, occorre ricordare che il problema dell’inquinamento mafioso della politica raffigura un rischio grave per economia, diritti e democrazia la cui soluzione non può essere consegnata agli slogan che invocano inasprimenti di pena, già molto severe sull’ aspetto antimafia.

Una attuale possibilità di soluzione all’ingresso dell’elemento mafioso nella politica va cercata in un’opera di rinnovo della giudizio collettivo, cui si chiede il riconoscimento saldo e convinto dei valori costituzionali. Solo una ritrovata fiducia in essi, può rendere palese che talune condotte siano in grado di integrare vere e proprie violazioni dei diritti umani costituzionalmente protetti.

Solo la percezione sociale della loro illegalità e immoralità, è in grado di circoscrivere la loro accettazione acritica e di consentire alla nobile democrazia di maturare senza ostacolini nel cammino. Queste sono solo alcune delle fattispecie crinimali legale al periodo elettorale, sia per gli elettori sia per gli eletti, pertanto rispettare ciò che le norme prevedono è l’unica tutela per il bene comune. Buon voto a tutti.

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