L'auto si è schiantata su un negozio dopo aver centrato la vettura di Antonietta BerselliL'auto si è schiantata su un negozio dopo aver centrato la vettura di Antonietta Berselli

Incidente Modena via Nonantolana: cosa è successo all’incrocio con strada Albareto?

Una mancata precedenza, un semaforo rosso bruciato, una fuga spericolata dai carabinieri. È questo il contesto in cui, sabato pomeriggio, tra via Nonantolana e strada Albareto a Modena, ha perso la vita Antonietta Berselli, 89 anni.

L’Alfa Romeo 159 su cui viaggiavano quattro giovani non si è fermata all’alt e ha iniziato un zig zag pericoloso tra le auto in coda, con i militari dell’Arma che – precisa la Procura – seguivano a “rilevante distanza”. L’auto ha attraversato un incrocio con il rosso, ha imboccato contromano la direzione verso via Albareto e si è schiantata frontalmente contro una Lancia Y.

Su quella Lancia c’erano madre e figlia. Tornavano dal cimitero di Albareto. “Eravamo tranquille e spensierate, parlavamo del festival di Sanremo, poi improvvisamente l’inferno”, ha raccontato la figlia, sopravvissuta con ferite lievi. La madre è morta poco dopo l’impatto.


Chi era Antonietta Berselli e cosa racconta la figlia?

Antonietta Berselli aveva 89 anni. Una vita lunga, fatta di famiglia e ricordi, interrotta in un pomeriggio qualunque. Stava tornando a casa dopo aver fatto visita ai propri cari al cimitero.

La figlia, che guidava l’auto travolta, ha descritto momenti di terrore. “Non sono nei miei pensieri quei ragazzi, ho visto mia madre morire sotto ai miei occhi”. Parole asciutte, che restituiscono tutta la brutalità della scena.

Il funerale si terrà martedì 3 marzo alle 9:00 all’ospedale di Baggiovara. Intanto la famiglia prova a organizzare l’addio, mentre la città si interroga su una tragedia che poteva colpire chiunque.


Chi sono i responsabili e quali accuse rischiano?

Alla guida dell’Alfa 159 c’era un ventenne, di etnia rom, senza patente. È stato arrestato in flagranza per omicidio stradale aggravato, resistenza a pubblico ufficiale e omissione di soccorso. Si trova in carcere.

A bordo con lui c’erano due minorenni, affidati alle famiglie, e un quarto giovane, un 18enne, che subito dopo l’incidente era scappato a piedi. È stato lui a chiudere il cerchio investigativo: domenica sera si è presentato autonomamente alla casa circondariale Carcere di Sant’Anna dichiarando di essere la persona ricercata.

Su disposizione dell’autorità giudiziaria, i carabinieri di Modena hanno formalizzato nei suoi confronti la denuncia in stato di libertà per omissione di soccorso e resistenza a pubblico ufficiale. Una posizione meno grave rispetto al conducente, ma comunque pesante.


Perché il caso riaccende il dibattito sul campo di via Canaletto?

I quattro giovani risiederebbero nel campo di via Canaletto, all’altezza di San Matteo. Un insediamento abusivo, mai censito come micro-area dal Comune, dove vive un nucleo familiare di origine slava collocato lì a seguito di un provvedimento giudiziario.

La vicenda ha immediatamente acceso il dibattito politico. Il centrodestra chiede lo sgombero definitivo dell’area. Il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, ha espresso vicinanza alla famiglia della vittima e soddisfazione per il lavoro dei carabinieri, parlando di “un’auto guidata da criminali che con il loro comportamento hanno causato morte e determinato paura e apprensione nella zona coinvolta”.

Parole nette, che fotografano la tensione di una comunità ferita.


Incidente Modena via Nonantolana: cosa accadrà ora?

Le indagini sono coordinate dalla Procura di Modena. Gli inquirenti stanno ricostruendo con precisione la dinamica dell’inseguimento e dell’impatto, in una strada affollata al momento dello schianto.

Il ventenne dovrà rispondere di accuse gravissime, aggravate dall’assenza di patente e dalla fuga. Per il 18enne costituitosi e per i due minorenni si valuteranno le rispettive responsabilità.

Resta una domanda che attraversa Modena: quante vite devono ancora spezzarsi prima che una fuga da un controllo smetta di trasformarsi in una sentenza di morte per chi si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato?

Per Antonietta Berselli, quella risposta arriva troppo tardi.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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