Patrizia MercolinoPatrizia Mercolino

Cosa è successo nell’ultima notte di Domenico al Monaldi

«Mi hanno chiamata stanotte, verso le 4, dicendomi che la situazione stava peggiorando, perché la macchina, l’Ecmo, stava iniziando a rallentare. Sono rimasta fino all’ultimo, fino a quando si è dovuta spegnere la macchina: ed è finita».

La voce di Patrizia Mercolino si spezza. Lo racconta a “Mi Manda Rai Tre”, poi davanti alle telecamere fuori dall’Ospedale Monaldi. Suo figlio Domenico, due anni, ricoverato in terapia intensiva dal 23 dicembre dopo un trapianto di cuore rivelatosi drammaticamente compromesso, è morto all’alba.

La chiamata tra le quattro e mezza e le cinque. La corsa in ospedale con il marito Antonio. I medici che aggiornano passo dopo passo: la pressione che scende, la percentuale di sangue, l’Ecmo che rallenta fino a fermarsi. «Sono rimasta fino alla fine», ripete la madre.


“Voglio la verità”: cosa chiede ora la mamma di Domenico?

«Adesso è arrivato il momento della giustizia. Domenico se n’è andato, è diventato un angioletto. Io farò in modo che non si dimentichi e poi faremo giustizia».

Non vendetta. Verità. Lo dice con fermezza davanti ai giornalisti: «Cosa chiedo alla giustizia? La verità, la verità».

Accanto a lei, fino all’ultimo istante, anche il cardinale Battaglia per l’estrema unzione, come riferisce il legale della famiglia, Francesco Petruzzi. La madre è rimasta accanto al figlio mentre la macchina che lo teneva in vita si spegneva.

Dopo due mesi di agonia e angoscia, la nota dell’Azienda Ospedaliera dei Colli parla di “improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche”. Ma per una madre, le parole ufficiali non bastano.


La fondazione Domenico: perché Patrizia vuole trasformare il dolore in aiuto?

«Lunedì andrò a firmare dal notaio per fare una fondazione a nome di Domenico. Se ne occuperà il mio avvocato. Voglio farlo perché non sia dimenticato e per aiutare altri bambini».

La decisione è già presa. Una fondazione con un duplice obiettivo: custodire la memoria del piccolo e sostenere altri bambini in difficoltà.

«La prima cosa è che mio figlio non si dimentichi. Poi aiutare altri bambini. Lo devo a Domenico».

Non è solo un gesto simbolico. È un progetto concreto che nasce nel giorno più buio. Un modo per trasformare una tragedia personale in impegno civile.


Il sostegno delle istituzioni: chi è stato vicino alla famiglia?

Patrizia racconta di aver sentito anche il presidente della Regione Campania Roberto Fico: «È una persona molto buona, molto umana, mi ha dato la sua vicinanza in tutti i sensi».

In questi giorni aveva avuto contatti anche con la premier Giorgia Meloni. Una rete istituzionale che si è stretta attorno alla famiglia, ma che ora è chiamata a un passaggio ulteriore: fare chiarezza.

Perché la morte di Domenico non è solo un lutto privato. È una vicenda che ha aperto interrogativi sulla gestione sanitaria, sulle responsabilità, sui controlli.


Oltre il dolore, la memoria

«Dove trovo la forza? Me la dà mio figlio», dice Patrizia.

Fuori dall’ospedale, tra lacrime e microfoni, ripete più volte un concetto semplice e potente: non dimenticare. Non lasciare che il nome di Domenico si dissolva nella cronaca.

Un bambino di due anni, due mesi di lotta, una macchina che rallenta nella notte. E una madre che, nel momento più devastante, sceglie di parlare di futuro.

La giustizia farà il suo corso. Le indagini chiariranno eventuali responsabilità. Ma intanto nasce qualcosa: una promessa.

Che Domenico non sia solo un caso. Che diventi un simbolo. E che da un cuore che si è fermato possa nascere, paradossalmente, un nuovo impegno per la vita.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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