Simone Deromedis e Federico TomasoniSimone Deromedis e Federico Tomasoni

Magia Deromedis, chi è Federico Tomasoni e perché il suo argento vale più di una medaglia

Sotto la fitta nevicata di Livigno, l’Italia firma una pagina senza precedenti alle Olimpiadi Milano Cortina nello skicross olimpico. Oro a Simone Deromedis, argento a Federico Tomasoni. Una doppietta che non si era mai vista ai Giochi in questa disciplina, entrata nel programma olimpico solo a Vancouver 2010.

Ma se la vittoria di Deromedis è la consacrazione di un campione – già iridato a Bakuriani 2023 e quinto a Pechino 2022 – l’argento di Tomasoni è una storia che supera lo sport.

Sul casco del bergamasco c’è un sole. E una frase: “Sarai per sempre il mio sole”.

È il tributo a Matilde Lorenzi, la fidanzata scomparsa il 28 ottobre 2024 a soli 19 anni dopo una caduta in allenamento in Val Senales. Un dolore che lo ha attraversato, spezzato, messo alla prova. E che oggi si trasforma in medaglia.


La dedica a Matilde Lorenzi e il simbolo di “Matildina4Safety”

Quel sole non è solo un disegno. È il simbolo della fondazione “Matildina4Safety”, nata in memoria di Matilde per promuovere la sicurezza nelle strutture sciistiche.

Tomasoni lo ha portato con sé in ogni curva, in ogni salto, in quei novanta secondi di adrenalina pura che decidono un’Olimpiade. In conferenza stampa trattiene a stento le lacrime: «Le favole esistono».

E ancora: «Portare il sole sul casco è una roba in più, con il cuore fino alla fine, nelle gambe, con gli amici».

Accanto a lui, Deromedis lo abbraccia. «Quello che ha passato lui non è facile. Ci sono stati periodi bui. Questa medaglia se la merita tutta». Parole che pesano come un’altra medaglia.


La gara perfetta di Deromedis e la doppietta storica per l’Italia

Se Tomasoni è il simbolo emotivo, Deromedis è la perfezione tecnica. Partenza bruciante nella big final a quattro, comando sin dalla prima curva, traiettorie pulite, gestione impeccabile di gobbe e salti. Oro olimpico.

Alle sue spalle, Tomasoni è spettacolare nel fotofinish che vale l’argento davanti allo svizzero Alex Fiva, bronzo. Quarto il giapponese Satoshi Furuno.

Un uno-due che porta l’Italia a quota 29 medaglie complessive a Milano Cortina (10 ori, 6 argenti, 13 bronzi) e segna la doppia cifra nei trionfi. Mai così nello skicross.

Il ministro dello Sport Andrea Abodi parla di “nostalgia di futuro”: «Domano avversari, pista e bufera di neve. Una prima volta che accenderà nuove passioni».


Dalla bufera di neve alla luce del sole: perché questa medaglia resterà

Tomasoni era alla sua prima finale individuale olimpica. In Coppa del Mondo il miglior risultato era stato un quinto posto ad Arosa. Ai Mondiali, un sesto posto individuale. Nessuno lo dava favorito per l’argento.

Eppure, insieme a Deromedis, costruisce un capolavoro tattico già dagli ottavi: entrambi primi nelle rispettive batterie, poi un gioco di squadra chirurgico nei quarti e in semifinale. Sicurezza del podio prima ancora della finalissima.

Ma il vero oro, per Tomasoni, è altrove. È nella capacità di tornare in pista dopo il lutto. Di trasformare un dolore privato in energia pubblica. Di portare il sole sotto una nevicata fitta.

In un’Olimpiade che celebra la tecnica e il cronometro, la storia che resta è quella di un ragazzo che corre con il cuore spezzato e trova comunque la forza di credere che, sì, le favole esistono davvero.

Di Redazione

Giuseppe D’Alto: classe 1972, giornalista professionista dall’ottobre 2001. Ha iniziato, spinto dalla passione per lo sport, la gavetta con il quotidiano Cronache del Mezzogiorno dal 1995 e per oltre 20 anni è stato uno dei punti di riferimento del quotidiano salernitano che ha lasciato nel 2016.Nel mezzo tante collaborazioni con quotidiani e periodici nazionali e locali. Oltre il calcio e gli altri sport, ha seguito per diversi anni la cronaca giudiziaria e quella locale non disdegnando le vicende di spettacolo e tv.

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